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Conte ha sempre messo al primo posto l'aspetto caratteriale, nè l'attaccante del City nè il francese sembrano avere l'identikit giusto per i parametri del tecnico bianconero.

Ogni rumor di mercato in questa fase va ovviamente misurato, soppesato e scremato. Quelli di oggi legati al famoso Top Player della Juve, però, ci hanno piuttosto incuriosito. Il Corriere dello Sport rilancia l’ipotesi Balotelli, Gazzetta dello Sport e Tuttosport puntano con decisione su Anelka. Tutti, comunque, segnalano Lisandro Lopez come prima scelta, coi colleghi in alternativa.

Quale di questi giocatori risponde maggiormente all’identikit dell’elemento cercato da Conte? Definiamone le caratteristiche: innanzitutto un attaccante che abbia grande familiarità con il goal. Non una prima punta esclusivamente da area di rigore, statica e finalizzatrice – perché comunque il mister bianconero preferisce giocatori mobili, dinamici e tecnici – ma anche le ultime uscite hanno evidenziato la vera lacuna della rosa bianconera: la Juve crea vagonate di occasioni da goal, ma concretizza poco, col rischio di essere punita alla prima opportunità concessa all’avversario (leggasi Parma e Lazio, giusto per fare due esempi recenti).

Seppur ciascuno coi suoi limiti, Lisandro Lopez, Anelka e Balotelli sono tutti giocatori freddi sottoporta. L’argentino, soprattutto, è quello che più si avvicina alla definizione di “bomber”, mentre agli altri piace svariare, girare al largo, aprire gli spazi, togliersi dalla marcatura, non dare punti di riferimento, venire indietro e partecipare alla manovra. Tolto Balotelli, però, nessuno dei tre ha le stigmate del Top Player che servirebbe ad Antonio Conte. “Mai visto uno forte come Mario”, ha detto di recente Materazzi quando si parlava di un suo trasferimento al Milan. E Matrix qualche campione l’ha intravisto…

Personaggi come Balotelli e Anelka sembrano note stonate in uno spartito cantato a memoria
Ma c’è un fattore non trascurabile che, nella sua personale scala dei valori, il tecnico bianconero è solito mettere al primo posto e che ci fa dubitare di queste ultime due ipotesi: l’aspetto caratteriale.

Conte, naturalmente, dà grande importanza alle qualità tecnico-tattiche, ma ne dà altrettanta all’atteggiamento. Per questo gente come Giaccherini, Padoin, Peluso, Caceres, troverà sempre posto nella sua rosa e saranno sempre portati ad esempio. I mugugni, le prime donne, le bizze fuori dal campo – oltre a non essere nello stile della società – ti segnano indelebilmente agli occhi dell’allenatore.

In un ambiente costruito con tanta attenzione, cementato con una chiara mentalità comune e una predisposizione al “noi” e non all’“io”, come è solito rimarcare Conte, personaggi come Balotelli e Anelka sembrano note stonate in uno “spartito” spesso cantato a memoria.

Intendiamoci, qui non si discutono le qualità tecniche dei due (enormi in entrambi i casi, con quelle di Balotelli ancora lontane dall’aver raggiunto il top vista l’età), ma semplicemente il lato caratteriale e la sua compatibilità con un ambiente decisamente inquadrato. “Soldatini” li ha definiti Cassano, “professionisti” ha risposto Bonucci. Umili, disponibili al sacrificio, altruisti, aggiungiamo noi.

Fino a quando Mario non imparerà che rincorrere un avversario è importante almeno tanto quanto una doppietta in semifinale di un campionato europeo, non si completerà mai. A lui, magari, farebbe bene guardare un po’ di cassette delle gare del Napoli e ammirare un centravanti che si sbatte davvero per la squadra.

Anelka, invece, è disponibile a trasferirsi a Torino consapevole di doversi giocare il posto, rappresentare una delle opzioni a disposizione, dover (spesso e volentieri) accettare la panchina e per di più farlo senza l’alterigia che spesso in passato lo ha contraddistinto? Ricordate quanto accaduto con Domenech in Sudafrica?

La sensazione è che se Conte potesse scegliere liberamente, tecnicamente non avrebbe alcun dubbio a chiedere Balotelli, ma caratterialmente Lisandro Lopez è quello in grado di interpretare al meglio i suoi dettami. In campo e ma soprattutto nello spogliatoio. In realtà, Antonio la sua preferenza l’aveva già espressa il primo giorno che aveva messo piede a Vinovo: Cavani era l’uomo perfetto per la sua creatura. Quello, però, è destinato a rimanere soltanto un sogno.

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