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Con la Roma partita molto simile a quella di tre giorni fa, ma con esito diverso. Per conquistare l'Europa, d'ora in avanti, servirà ben altro.

Il replay come l'originale. La gara di andata della semifinale di Coppa Italia tra l'Inter e la Roma ha rispettato quasi in toto il copione della partita disputata tre giorni prima in campionato, con la sola variante del risultato finale. Infatti questa volta le due squadre non hanno diviso la posta in palio e gli uomini di Stramaccioni si sono dovuti arrendere 2-1, offrendo una prestazione molto simile a quella di domenica sera, cioè discreta solo a tratti, soprattutto nella ripresa, quando la Roma ha calato drasticamente il ritmo delle sue sfuriate offensive.

Naturalmente nulla è perduto, il 2-1 è un risultato che si può tranquillamente ribaltare nel match di ritorno a San Siro, ma per farlo servirà migliorare sotto molti aspetti, a partire dalla condizione fisica, che in tempi recenti ha spesso rappresentato una delle note più dolenti dell'Inter. Nel primo tempo di ieri, infatti, la squadra ha mostrato enormi difficoltà a restare sulla scia del gioco romanista semplicemente perché correva alla metà della velocità degli avversari, sembrava quasi giocare al rallentatore.

In particolare, i problemi più evidenti sono arrivati (tanto per cambiare) dal centrocampo, che ieri Stramaccioni ha schierato a cinque, con Guarìn spostato in avanti a supportare Palacio, unico vero attaccante nerazzurro in campo. Con ogni probabilità, Strama sperava di riuscire a contenere le avanzate della Roma con Cambiasso, Zanetti e due calciatori di grinta e corsa come Pereira e Obi sulle fasce, ma per vie centrali la Roma non ha trovato la benché minima resistenza.

Paradossalmente si sentiva l'assenza di Gargano (poi subentrato) che, sebbene abbia enormi difficoltà ad impostare la manovra, almeno è uno che morde le caviglie senza pensarci due volte.

LA PARTITA | ROMA-INTER 2-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

ROMA
17
8
52%
4
2

INTER
16
4
48%
3
3

Come conseguenza di questa inefficienza della mediana centrale, la Roma ha creato moltissime occasioni nella prima mezz'ora di gara, portandosi sul due a zero con troppa facilità. Per i primi 30-35 minuti, sembrava di rivedere la fotocopia del posticipo di domenica, con la Roma che attacca, crea, l'Inter che si difende come può e che cerca di affidarsi alle ripartenze.

E in effetti, qualche buona situazione favorevole in contropiede i nerazzurri erano anche riusciti a crearsela, senza però impensierire seriamente Stekelenburg, eccezion fatta per un'occasione capitata a Guarìn. Poi, ancora una volta in modo analogo a domenica, l'Inter trova un guizzo allo scadere del primo tempo con il solito Palacio, riaprendo i giochi.

Era chiaro però che Strama sarebbe dovuto intervenire all'intervallo, risistemando un po' le cose, perché giocare di contenimento contro una squadra con il doppio della corsa sarebbe stato decisamente complicato. E finalmente il tecnico romano è riuscito a ridare un po' di equilibrio, proponendo un 4-4-2 con il neo-entrato Nagatomo a fare l'esterno destro di centrocampo al posto di Obi e con Zanetti ad agire come terzino destro.

Nulla di rivoluzionario o trascendentale, per carità, ma almeno la squadra ha dato qualche segnale di vita, quantomeno era riuscita a trovare una pseudo-quadratura momentanea. Su questo ha influito moltissimo la Roma, la cui intensità di gioco è calata vertiginosamente nel secondo tempo, permettendo all'Inter di nascondere la pachidermica lentezza di molti dei suoi uomini in campo.

Individualmente, pochi alti e tanti bassi. C'è da sottolineare l'ottima prova offerta da Juan Jesus, ormai un pilastro nella retroguardia nerazzurra, e la solita grinta dell'inesauribile Guarìn, che però da solo non è che potesse costruire molto, anche perché i reparti erano molto spezzati e il terminale offensivo, Palacio, si trovava spesso isolato.

Merita una menzione anche Alvarez, che è andato vicino al goal in due circostanze dopo il suo ingresso in campo, mentre per gli insufficienti si dovrebbe aprire un discorso molto più lungo, ma per molti si tratta della solita storia: di Zanetti e Cambiasso abbiamo già parlato, mentre altri come Pereira e Chivu (e in parte anche Ranocchia) dovranno dimenticarsi in fretta di questa partita e proiettarsi verso il prossimo match con il Torino, altra gara delicatissima per le ambizioni di Europa dei nerazzurri. Che per conquistarsela, però, dovranno fare molto, molto di più.

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