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La prestazione dell'Olimpico ha confermato le solite lacune in fase di costruzione del gioco: a Moratti e i suoi uomini dieci giorni per colmarle con un innesto.

Considerando le consuete attenuanti che stanno ormai accompagnando ogni gara dell'Inter di questo 2013, il pareggio ottenuto sul difficile campo della Roma di Zeman non è di certo di quelli che lasciano l'amaro in bocca. Anzi, proprio perché si sapeva che la squadra non si sarebbe presentata all'Olimpico nelle migliori condizioni tra i soliti, interminabili infortuni e i fantasmi di una lunga crisi di risultati ancora tutti da scacciare, c'è da essere soddisfatti per essere usciti dal campo con un risultato positivo.

Ma i risultati possono dire tutto o niente, e di certo c'è che l'Inter ha ancora molti passi in avanti da fare per potersi imporre tra le candidate principali ad un posto in Champions. I primi trentacinque minuti della partita di ieri ne sono la perfetta dimostrazione: non essendoci più gli Eto'o o gli Sneijder (quello del Triplete, s'intende, non la sua brutta copia finalmente passata al Galatasaray) di una volta, la squadra deve faticare inevitabilmente di più per poter creare occasioni degne di nota, nonostante sia risaputo che le compagini di Zeman non sono proprio impeccabili sotto l'aspetto difensivo, al contrario di quello offensivo.

E proprio per questo la squadra non può permettersi un atteggiamento così passivo come quello avuto per buona parte del primo tempo di ieri, soprattutto se consapevole dei propri limiti tecnici e della pericolosità della Roma in attacco. Per questo l'Inter ha rischiato in molte circostanze quando si trovava sotto pressione, sia nel primo tempo che nel tiratissimo finale di gara. Le cause sono da spartire un po' tra tutti, ma ciò che è emerso ancora una volta è la mancanza di un centrocampo che sappia impostare la manovra e offrire un'adeguata protezione alla difesa.

LA PARTITA | ROMA-INTER 1-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

ROMA
16
3
59%
2
3
5

INTER
16
2
41%
6
6
8

Ieri in mezzo c'erano ancora Gargano e Zanetti: sottolineare le loro difficoltà a costruire gioco sarebbe inutile e ripetitivo, i due mediani nerazzurri hanno cercato di arrangiarsi come potevano affidandosi ai lanci lunghi a scavalcare il centrocampo della Roma, per la verità senza esiti troppo felici. Qui si ritorna al tema del mercato: ora che l'estenuante trattativa tra Sneijder e il Galatasaray si è finalmente conclusa, la società potrà dedicarsi agli interventi in entrata, con l'arrivo di un vero regista in cima alla lista delle necessità.

Ma tornando alla gara di ieri, verrebbe da dire che per fortuna a giocare c'era anche l'avversario. Per quanto esplosiva dalla trequarti in su, la Roma ha commesso moltissimi errori di precisione dopo il rigore trasformato da Totti (per gentile concessione di Orsato, e di Zanetti...), sia davanti alla porta di Handanovic, ancora una volta sugli scudi, che in fase d'impostazione, agevolando di fatto l'inseguimento al pareggio dell'Inter.

E qui va reso il giusto merito ai nerazzurri per aver impiegato solamente una decina di minuti, quelli tra il 35' e la fine del primo tempo, per trovare una buona consistenza nel gioco offensivo, culminata poi col goal del pareggio di Palacio, nato da una spaziale incursione nell'area romanista del solito Guarìn, per il quale ormai gli aggettivi si sprecano.

Nella ripresa poi non si è visto un grande spettacolo, imprecisioni e stanchezza l'hanno fatta da padroni impoverendo la qualità del match. In una situazione del genere era già più auspicabile vedere la squadra chiusa a guscio, lo era un po' di meno vederla dal primo minuto di gara, per di più con un centrocampo di incontristi che non faceva nemmeno filtro.

Ma tutto sommato il bicchiere va visto mezzo pieno: l'Inter non perde da tre gare tra tutte le competizioni e non è cosa da poco, visti i recenti trascorsi. Come non sarebbe cosa da poco ripetere questo risultato mercoledì sera nell'andata della semifinale di Coppa Italia.

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