Chi aveva usato toni disfattisti sulla squadra di Antonio Conte ha dovuto ricredersi: pur privi di parecchi uomini chiave, Pirlo su tutti, sono arrivati tre punti fondamentali.
L’avevamo detto anche in questo inizio 2013 per nulla proficuo: la Juve non è in crisi. Due giornate storte, in cui qualcosa non ha funzionato, nulla più. La conferma l’abbiamo avuta ieri sera, con i Campioni d’Italia che, nella cornice di uno Juventus Stadium freddo ma non innevato, ne hanno rifilate quattro all’Udinese di Guidolin. Che avrà pure giocato per circa 50 minuti senza il suo fuoriclasse, Totò Di Natale, ma che rimane comunque una signora squadra, capace, non più tardi di sette giorni addietro, di battere la Fiorentina di Montella.Ma agli stessi che obiettano sulla parziale assenza dell’attaccante napoletano, si può in tutta onestà ribattere che Conte ha dovuto rinunciare ai vari Chiellini, Asamoah, Pirlo e Marchisio, vale a dire quattro titolari indiscussi di fondamentale importanza nell’economia del gioco bianconero. Ecco perché sarebbe peccato mortale sminuire la netta vittoria della ‘Vecchia Signora’ che, tra l’altro, avrebbe potuto chiudere con un risultato ancora più eclatante. Perché nel primo tempo i bianconeri di occasioni da goal ne hanno divorate parecchie (vedi Giaccherini e Giovinco), e in un paio di situazioni è stato abile il portiere avversario Padelli (vedi sinistro di Vidal).
| LA PARTITA | JUVENTUS-UDINESE 4-0 |
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TIRI IN PORTA POSSESSO ANGOLI CARTELLINI FUORIGIOCO |
JUVENTUS 12 8 49% 8 1 1 |
UDINESE 8 2 51% 5 2 3 |
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La potenza del ragazzo è devastante, e la prestazione di ieri è andata aldilà dei due bellissimi goal. E non che il compito che gli spettasse fosse facile: sostituire Pirlo non è come bere un bicchiere d’acqua. Eppure il francese ci è riuscito, distruggendo e costruendo, senza la classe cristallina e geometrica del compagno di squadra, ma con un impatto comunque devastante. Pogba è probabilmente, assieme al suo allenatore, uno dei migliori emblemi di questa squadra: racchiude in sé la straripanza, la forza, la caparbietà, a volte anche la presunzione che sono caratteristiche della Juventus, che ha saputo sopperire come meglio non si poteva ad assenze che, altrove, avrebbero potuto pesare come macigni.
L’Udinese è stata soffocata, schiacciata nella propria metà campo senza possibilità alcuna di reazione, tolto qualche timido accenno di vita palesato nei primi 10’ della ripresa. E ciò che conforta Conte, più di ogni altra cosa, è probabilmente l’aver visto un Giaccherini in grande forma - come del resto era apparso nelle ultime uscite - un De Ceglie che ha fatto il suo senza mostrare esitazione, un Caceres finalmente ritrovato: tutti elementi con su appiccicata l’etichetta di riserva ma che hanno dato degna risposta una volta chiamati in causa.
Nota di merito anche per Alessandro Matri: avete notato l’impatto che ha avuto sul match non appena entrato? Il ragazzo non è un campione, ma certamente un ottimo attaccante che il suo l’ha sempre fatto. Per un lungo periodo sembrava aver smarrito la via del goal, ma tutti i centravanti di mestiere, anche i più immensi, nella loro carriera hanno conosciuto momenti no. Matri non è certo un top player, ma neppure il ‘pip player’ - giusto per parafrasare Antonio Conte - che in molti hanno pensato che fosse. La Juventus, con l’ex centravanti del Cagliari, recupera un elemento importantissimo, sul quale puntare nell’immediato. Chi invece non ha brillato è stato Lichtsteiner, apparso appannato, come pure Giovinco, che stavolta è andato sotto la sufficienza. Ma quando vinci una partita 4 a 0, sono situazioni che ci si può permettere il lusso di far passare in secondo piano.
La Juve c’è, ed il segnale inviato alle avversarie, Napoli e Lazio in primis, è stato di quelli forti. Adesso bisogna continuare a seguire questa rotta, che altro non è che quella tenuta presente da quando il condottiero Antonio Conte ha preso il timone della flotta. Qualcuno in giro lo aveva dimenticato, parlando impropriamente di crisi. Parola, questa, sconosciuta agli uomini di Antonio Conte.

