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Contro la Roma la sfortuna ci ha messo ancora la sua, con tre pali colpiti e altre buone occasioni mancate, ma gridare soltanto contro la malasorte non è corretto.

Caotica. Questo l'aggettivo che meglio descrive la prestazione fornita dalla Fiorentina ieri sera in Coppa Italia contro la Roma. Era un match fondamentale, che poteva aprire le porte alle semifinali (contro l'Inter) e forse anche all'Europa; ancor più per reagire sul campo al momento no che sta vivendo la squadra nel 2013, con due sconfitte di fila, molti goal subiti e solo uno segnato (autorete  su palla inattiva). Niente. E' stata una serataccia, in cui tutto quello che poteva andar male è andato anche peggio.

Male per la sconfitta, arrivata nei tempi di recupero, con la Roma che pareva in ginocchio fisicamente; male perché la lunga battaglia ha fiaccato notevolmente i giocatori viola, con lo spettro di una partita difficilissima domenica prossima all'ora di pranzo, quando un Napoli agguerrito arriverà a Firenze per strappare tre punti per continuare la rincorsa alla Juventus; male perché i ragazzi di Montella hanno
LA PARTITA | FIORENTINA-ROMA 0-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FALLI

FIORENTINA
23
10
58%
10
5
22

ROMA
16
7
42%
6
6
18

davvero dato tutto sul piano dell'impegno e della corsa, ma non è bastato a segnare nemmeno un goal ad una delle difese più vulnerabili del campionato, demoralizzando ancor più la squadra in momento che appare adesso delicato; male per la “rissa” finale, quando un Cuadrado in evidente calo di forma ha dato in escandescenze con Dodò, venendo espulso e continuando la sua inutile battaglia personale fuori dal campo. Figuraccia che non sarà passata inosservata ai Della Valle, che sul piano del comportamento hanno puntato moltissimo.

Se tre indizi (come le tre sconfitte in fila) fanno un prova, adesso si può affermare chiaramente: la Fiorentina s'è inceppata. Ha serie difficoltà a segnare, anche contro una difesa non impenetrabile come quella zemaniana. Ma la cosa più grave è stata la prestazione del centrocampo, che era stato finora il “miracolo” di Montella, il fiore all'occhiello della Viola, ammirato anche dai nemici più acerrimi per la bellezza del gioco prodotto.

Ieri sera per la prima volta dall'inizio della stagione il centrocampo è letteralmente naufragato. Il solo Borja Valero ha giocato da grande, cercando di sobbarcarsi l'intera squadra sulle proprie spalle, e quasi c'è riuscito. Avrebbe ampiamente meritato il goal personale con quella straordinaria fiondata da fuori area di sinistro, che ha incocciato l'incrocio dei pali a due minuti dalla fine. Sarebbe stata forse la fine più giusta della partita, a decretare il migliore in campo insieme a De Rossi. Ma il resto del centrocampo viola ha ampiamente deluso. Cuadrado è l'ombra di quel “cavallo matto” imprendibile che ha spaccato molte volte le difese e la partita; Migliaccio è un uomo di rottura a cui non si può chiedere di dialogare palla a terra con Borja e le punte; Aquilani nel ruolo di vice Pizarro ha deluso enormemente: timido, quasi sempre defilato, appena riceveva palla non ha quasi mai preso l'iniziativa o avviato uno schema di gioco, limitandosi a dare palla larga alla solita (e alla fine prevedibile) sgroppata di Pasqual, anche lui in calo di corsa e precisione.

Per la prima volta il gioco della Fiorentina non è stato orchestrato dalle ottime geometrie di centrocampo, con schemi vari e ben eseguiti, ma è stato confusionario, fatto di lanci sporadici, poco movimento senza palla e molti errori in appoggio. Evidenti le errate distanze tra i reparti, con la squadra non compatta e con posizioni non corrette, così che i tempi dei passaggi sono stati spesso errati, anche per una minor vigoria fisica e lucidità dei giocatori chiave. Inoltre una squadra più sfilacciata ha aperto il campo alle ripartenze dei rivali, che a forza di provarci hanno messo a segno il goal decisivo. Altre volte Pizarro (uomo chiave) è mancato, mai il risultato era stato così scadente. L'impegno c'è stato ma non con quell'ordine e precisione che aveva portato tanto bel gioco, spettacolo e goal.

Ancora la sfortuna ci ha messo la sua, con tre pali colpiti e altre buone occasioni mancate, ma gridare soltanto contro la malasorte non è corretto. Stanno venendo al pettine quei nodi di cui avevamo parlato anche nei momenti di massimo splendore nella stagione. La Fiorentina è una squadra bellissima ma che si regge su equilibri fragili. Ha bisogno che tutto ruoti alla perfezione per produrre buon calcio e risultati. Basta un attimo di ritardo o poca lucidità che tutto va in frantumi, non riesce a sfondare davanti e rischia troppo dietro. Nonostante l'assenza di un vero bomber la Fiorentina segnava (e pure tanto) col gioco, mandando vari giocatori a rete; ma per farlo è necessario che tutti eseguano al meglio schemi e movimenti. Oggi non tutto gira così bene, anzi gira piuttosto male, e i risultati sono negativi.

L'unico modo per uscirne è ritrovare la miglior condizioni fisica, ritrovare Pizarro in mezzo ad orchestrare il gioco, e lavorare con serenità. Non sarà così facile. Ma è anche necessario che Jovetic torni quelli vero, velocemente, perché da lui la squadra non si aspetta solo l'impegno ma anche quelle giocate da campione che hanno portato a goal suoi e dei compagni. E serve anche un centravanti a dar una mano a Toni, che dopo qualche mese alla grande sta tirando il fiato. Il mercato è ancora aperto, è il momento di intervenire. In fretta.

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