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Responsabilità oggettiva, penalizzazioni in corso d'opera, società punite per 'tradimento' dei singoli: quanto caos dietro la gestione della vicenda 'Scommessopoli'...

La storia si ripete: dopo Cannavaro e Grava, tocca a Mauri e Milanetto. Tremano Lazio e Genoa. La Lazio, lanciata alla rincorsa del sogno Scudetto, potrebbe veder vanificati i suoi sforzi per il comportamento di un singolo che, per quanto importante, è difficile che abbia organizzato da solo le combine; il Genoa, già alle prese con una situazione di classifica a dir poco complicata, sarebbe ulteriormente affossata addirittura da un ex (neanche troppo amato) ormai lontano anni luce dalla Liguria.

Fatti di due campionati orsono, ormai, ribalterebbero la classifica odierna. E, cosa ancor più grave, lo fanno a torneo in corso. Insomma, senza i due punti di penalizzazione affibbiati al Napoli oggi i partenopei cullerebbero anche loro sogni di Scudetto più di quanto già non facciano ora. La Lazio, invece, potrebbe vederli svanire in un amen e il tutto si trasformerebbe in un incubo. Ormai, è il giudice a far goal.

Sempre per quelle due, ormai note, e altrettanto “odiate” paroline: responsabilità oggettiva. Cioè, la società, che di per sé sarebbe già stata penalizzata dal comportamento di un suo tesserato che ha tradito la sua fiducia vendendo l’anima, i compagni e la passione dei suoi tifosi, viene punita due volte perché incapace di vigilare sulle sue azioni. “Cornuto e mazziato” dicono a Napoli, adagio che rende bene l’idea della situazione. Perché, si noti bene, non si parla di un coinvolgimento diretto del club, perché altrimenti – e giustamente – si parlerebbe di retrocessione, ma  - piuttosto - di una generica responsabilità riflessa.

E’ un sistema malefico e assurdo: mettiamo che un domani, dallo stesso filone di indagine, escano altre malefatte. Il campionato è finito, le squadre le scontano nel successivo. Bene, e se queste malefatte riguardassero squadre che hanno usurpato a Napoli, Lazio e Genoa migliori posizioni di classifica, eventuali promozioni europee o salvezze all’ultimo respiro. A quel punto chi risarcisce?

La prassi di far scontare le penalizzazioni nei campionati successivi, per quanto inevitabile, è già di per sé aberrante, ma farlo a campionato in corso è pure distruttivo. Già dopo il caso Conte – se volete ancora più assurdo (perché la Juve pagava il presunto comportamento dell’allenatore in un’altra società) e nessuno può dire se meno condizionante (dove sarebbe ora la Juve se non fosse stata privata del suo tecnico?) – si era urlato alla revisione del processo sportivo. Strepitii ripetuti in occasione del caso Napoli.

Voi credete che qualcosa si sia mosso? Aspettiamo le prossime vittime per riaccendere il disco e, poi, continuare come se niente fosse successo fino al prossimo caso? Cosa aspettiamo a rendere civile un sistema che, oggi, è semplicemente barbaro?

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