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Dopo la sconfitta contro la Sampdoria Madama è stata fermata dal Parma: la classifica si è sensibilmente accorciata e il campionato seriamente riaperto.

L'allarme lo avevamo lanciato già dopo Juventus-Milan di Coppa Italia (e - si noti bene - non dopo la sconfitta contro la Samp, che poteva rappresentare un episodio), ma i segnali di difficoltà erano evidenti anche dopo la vittoria contro i rossoneri. Le conferme sono arrivate a Parma. Non si può certo parlare di crisi, perché una sconfitta e un pari in due partite non sono sufficienti per fare facile allarmismo, ma forse di “crisetta” sì. Più di identità, che di risultati, figlia – però - anche di tante attenuanti.

ASSENZE E FATICA

Potrebbe anche essere solo una questione fisica, il peso di una preparazione invernale particolarmente pesante e lungimirante: d'altronde, anche l'anno scorso la Juve non fu certamente brillante alla ripresa, patendo molto in febbraio, per poi letteralmente volare da marzo in avanti. E' molto probabile che il programma sia stato tarato per metà febbraio-inizio marzo, quando ci sarà la ripresa della Champions. Detto questo, anche le assenze hanno avuto il loro peso: rinunciare a Asamoah, Marchisio, Chiellini e Vucinic, non è certamente facile e un po' di dazio è normale anche pagarlo.

In più, anche qualcuno di quelli che scendono regolarmente in campo, non danno la sensazione di essere particolarmente in forma. Buffon, ad esempio, non è sicuramente al top: oltre alla papera contro la Samp, anche l'atteggiamento del portierone bianconero in occasione del pari del Parma – si accovaccia goffamente, restando piantato e non aumentando il volume per chiudere lo specchio - non è certamente quello a cui SuperGigi ci aveva abituati. Vidal non lesina energie, ma in quanto a lucidità è anche lui rivedibile. Pirlo è vero che non trova particolare assistenza, ma non riesce neanche a trascinare i compagni.

CAPITOLO QUALITA'

Detto di Pirlo, senza di lui si spegne la luce, un attacco asfittico e piuttosto statico come quello della Juve, non può fare a meno del genio di Vucinic. Svogliato, irritante o in ciabatte, il montenegrino è l'unico che là davanti dà il cambio di passo e aggiunge imprevedibilità. Il problema è che con lui a mezzo servizio, l'esigenza di aumentare il livello qualitativo dell'attacco bianconero cresce esponenzialmente.

Che Matri e Quagliarella non siano bomber di razza lo si sapeva, e che Giovinco non sia ancora in grado di caricarsi la squadra sulle spalle lo conferma ogni partita che passa, dunque un eventuale innesto di personalità, classe e prolificità, se era necessario prima, diventa quasi un must ora.  Insomma, già con Mirko il reparto offensivo bianconero è appena sufficiente per una squadra che ambisce a grandissimi traguardi, senza non supera la soglia.

Rispetto al passato, poi, c'è anche una certa idiosincrasia di Conte, che fatica a cambiare il tema tattico: il 3-5-2 come dogma assoluto, quando una volta, invece, la flessibilità tattica era un fattore. In questo, per tornare a quanto detto prima, non aiutano neanche le assenze: quella di Pepe, tanto per fare un nome, perfetto interprete del 4-3-3, praticamente mai disponibile finora.

I DUBBI DEL MISTER

Forse, però, in questo momento, il mister bianconero preferisce puntare sulle certezze e non alimentare ulteriori insicurezze: perché, pur con tutte le attenuanti del caso, è indiscutibile che in questa stagione non si è mai vista la Juve convincente della scorsa. Non c'è la stessa intensità, la stessa determinazione e lo stesso approccio: se l'anno passato la rabbia agonistica portava il pressing ad essere altissimo, e con lui il recupero palla, oggi la squadra preferisce rinculare, spesso attendere, per poi ripartire. E' lunga, a volte addirittura sfilacciata e spesso presta il fianco alle ripartenze avversarie.

Ecco, forse è questo lo spunto più interessante: che Conte non riesca più a ritrovare quell'intensità? Che la squadra, intimorita o appesantita, inconsciamente preferisca speculare piuttosto che stupire? Dov'è finito quel martello pneumatico che stringeva l'avversario d'assedio, lo chiudeva nella sua metà campo, lo sfiniva torturandolo con un ritmo insostenibile e, alla fine, lo piegava inesorabilmente senza dargli neanche il tempo di un'Ave Maria? Ecco, è proprio a queste domande che Conte sta cercando risposta...

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