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A Catania il goal di Gomez condanna una squadra sprecona e dalle due facce: dominatrice nel primo tempo, stanca e paurosa nel secondo. Tutti colpevoli.

È successo ancora. Un’altra sconfitta, un altra figuraccia, l’ennesima delusione. La Roma di inizio 2013 è un disastro, mostra ancora una volta tutti i suoi limiti e debolezze, perde a Catania e rimane lontana dalla zona europea tanto ambita che ora sembra già un miraggio. La colpa, lo diciamo subito, è di tutti: da Zeman ai giocatori, non ci si può più permettere prestazioni del genere. Un crollo tale tra primo e secondo tempo, due versioni di una medaglia che non brilla mai.

La Roma scende in campo piena di cerotti e di assenti: manca il capitano nonché Osvaldo, Marquinhos, Pjanic (squalificato) e De Rossi va in panchina per scelta tecnica. L’incredibile novità, tra le tante, è Marquinho che va a sostituire Totti, che ha accusato un dolore muscolare, dal primo minuto. Curioso che fino a pochi giorni fa il centrocampista brasiliano era dato per certo al Gremio ed ora è il vice del giocatore ancora più importante di questa squadra, come si è potuto ben vedere dal risultato della sua assenza.

Partiamo dalle valutazioni generali: tre sconfitte nelle ultime quattro partite, di cui due con Chievo e Catania: se non è vergogna poco ci manca. Un primo tempo anche ben giocato, con molte occasioni di fronte ad Andujar, ma che è finito a reti bianche per la negligenza di chi si è trovato davanti alla porta come Destro (ombra dell’attaccante che si sperava di vedere) e Bradley, centrocampista che si inserisce spesso ma davvero con pochissima efficacia.

Poi, il black-out totale del secondo tempo, quando la Roma è scomparsa completamente dal campo schierando a forza anche qualche giocatore non in condizione (vedi Piris febbricitante?). Un approccio da squadra completamente inerme, che subisce senza reagire. E infatti, arriva il goal in una situazione peraltro casuale, nel momento in cui Marquinhos non era al suo posto per una fallo subito sulla linea di fondo dell’area catanese.

LA PARTITA | CATANIA-ROMA 1-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

CATANIA
15
4
39%
6
4
4

ROMA
14
2
61%
4
3
2

Nelle specifico e nei singoli, si evidenziano ormai lacune innegabili. Partiamo dal portiere: tecnicamente Goicoechea manca dei fondamentali del ruolo, dei movimenti. Lo si vede da come para goffamente, da come mette mani e pugni nelle respinte. E non è vero che sappia giocare con i piedi: spesso e volentieri i suoi rinvii, che la palla sia “comoda” o meno, finiscono in fallo laterale. Da quello che si è potuto vedere finora, sa rimettere in gioco la palla velocemente con le mani ed è molto efficace nelle uscite basse. Troppo poco per essere un titolare di una squadra che ambisce alle prime 4-5 posizioni in Serie A.

Poi il centrocampo: senza qualità non si va da nessuna parte. Le dichiarazioni di Zeman a fine gara lasciano molti dubbi, lui considera impossibile fare giocare De Rossi con Bradley e Florenzi poiché “troppo” incontrista. Allora schiera Tachtsidis. Questo sembra essere un controsenso per due motivi: non è vero che De Rossi sia soltanto un incontrista e un giocatore di caratteristiche soltanto difensive, bensì i lanci e la propensione al goal sono sempre state delle sue peculiarità che nel corso della carriera ha saputo mostrare con continuità.

Secondo motivo, non si vede come delle prestazioni assolutamente sbiadite del greco e con così tanti errori possano essere considerate migliori di quelle che può fornire il vice capitano: se ci fosse una differenza netta di rendimento, allora potremmo essere parzialmente d’accordo con il mister. Ma paragonare (e scegliere) Tachtsidis al posto di uno come De Rossi, pur in un momento non felice della sua carriera, sembra una forzatura che porta solo a grossi equivoci e malumori. Specie se a fianco gli posizioni uno come Bradley, che difficilmente per qualità tecniche dovrebbe trovare una maglia da titolare nelle squadre di medio-alto livello come la Roma aspira ad essere. I suoi errori di impostazione e in fase conclusiva sono ormai troppo gravi per essere ignorati.

E finiamo con Destro. Il ragazzo soffre psicologicamente tanti fattori, il primo quello di essere stato considerato il top player del mercato estivo. Poi, durante questi sei mesi di apprendistato da “grande”, ha mostrato alcune cose buone e molte, troppe negative. Il ragazzo non ha cattiveria sportiva, non ha la freddezza necessaria per il suo ruolo. Troppi indizi fanno una prova: ha avuto già delle occasioni immancabili, sta esaurendo i crediti a sua disposizione. Se avesse messo una delle tante opportunità che gli sono capitate nel primo tempo, staremmo a parlare di una vittoria meritata della Roma a Catania.

Manca un girone di ritorno meno una partita: la sensazione  è che continuando a giocare in questa maniera, non trovando accortezze, si arriverà nuovamente ad un piazzamento deludente. Nessuno si augura questo tra la tifoseria, ma nonostante le grandi potenzialità intraviste in partite come contro Fiorentina e Milan, per fare degli esempi recenti, il trend non sembra portare ad un futuro roseo. Speriamo di sbagliarci, con tutto il cuore.

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