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La Fiorentina gioca bene e passa in vantaggio a Udine, ma tra episodi discutibili e la difficoltà a metterla dentro rimedia la seconda sconfitta consecutiva.

Una brutta sconfitta quella della Fiorentina a Udine. Brutta perché la squadra di Montella era chiamata ad una risposta sul campo dopo la sconcertante battuta d'arresto in casa contro il Pescara. Un goal di vantaggio non è bastato a salvarla dalla seconda sconfitta consecutiva (record negativo stagionale) e terza nelle ultime 5 partite. E' presto per parlare di crisi, ma qualcosa non funziona più come prima.

E' corretto evidenziare che gli episodi sono stati davvero sfortunati, per la seconda domenica di fila. Dopo la caterva di goal sbagliati contro il Pescara, ad Udine la Fiorentina ha subito le tre reti in modo a dir poco anomalo. Prima un rigore molto generoso concesso dalla terna per l'atterramento in area di Domizzi, con tuffo “triplo carpiato” ad un contatto minimo (se c'era...), il tutto con una indiscutibile posizione di fuorigioco attiva; nel secondo tempo, proprio nel momento di massima pressione Viola con dominio del centrocampo, arriva il goal di Di Natale, uno dei suoi capolavori in velocità per tempismo e tocco davanti al portiere, ma l'azione era viziata da fuorigioco, di poco ma certo; fino al terzo goal, macchiato da una papera del portiere Neto che s'è fatto sfuggire la palla sulla conclusione non certo irresistibile di Muriel.

LA PARTITA | UDINESE-FIORENTINA 3-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

UDINESE
10
6
48%
5
2
4

FIORENTINA
11
3
52%
5
5
2

Eppure fino al micidiale uno-due dei padroni di casa, arrivato intorno al ventesimo della ripresa, la Fiorentina aveva dominato il gioco, con un possesso palla interessante e buon ritmo, proponendo spesso azioni pericolose con più giocatori. Ma pochi veri tiri in porta. Ecco le note dolenti per gli uomini di Montella, e per il tecnico stesso.

La Fiorentina è in evidente crisi realizzativa. Sarà anche sfortuna, saranno episodi che girano male, ma fino alla pausa natalizia i Viola riuscivano a concretizzare quasi sempre la mole di gioco, tra palle inattive e schemi sapientemente ruotati là davanti. Adesso la porta pare stregata. Soprattutto per Jovetic, che rientrato dall'infortunio è troppo spesso fuori dal gioco, o troppo timido nel cercare la porta con uno spunto personale. Benissimo aprire il fronte d'attacco, svariando e dialogando con esterni e centrocampisti per i loro inserimenti, è uno dei “comandamenti” di Montella quello di non dare tanti punti di riferimento ed essere altamente imprevedibili; però “Jo Jo” è e resta il principale terminale offensivo della Fiorentina, ed è necessario che si prenda più responsabilità, cercando più sovente il tiro (che è nelle sue corde anche da media distanza) e non restando così defilato per ampi tratti della partita.

La scelta di Montella di privarsi di Toni dall'inizio non ci ha convinto. Ljajic non è quasi mai entrato nel vivo del gioco, finendo per lasciare troppo solo Jovetic, anche perché gli scambi diretti di gioco tra i due sono stati sporadici, al contrario delle combinazioni Jovetic - Cuadrado o Jovetic - Borja Valero che hanno portato spesso a pericoli per i rivali.

L'assenza di Pizarro è stata coperta discretamente, confermato da come la Fiorentina ha dominato per oltre 60 minuti il centrocampo, con Migliaccio che ha giocato una partita ordinata e Aquilani che ha orchestrato il gioco, forse con meno capacità di illuminare il fronte d'attacco rispetto al cileno (out per altre due partite) ma senza commettere mai errori gravi. Rispetto alla sconfitta contro il Pescara i ritmi di gioco sono tornati buoni, con la palla che girava meglio. Troppo spesso, soprattutto nel primo tempo, è stata cercata la verticalizzazione su Ljajic, che non ha mai portato frutti, al contrario dello stupendo lancio di Gonzalo Rodriguez su Borja Valero, che è andato vicino al goal nella ripresa. Proprio il forte centrale argentino ha di nuovo segnato su palla inattiva (il goal verrà assegnato allo sfortunato Brkic per il tocco di testa conclusivo), confermando la Viola come miglior squadra del campionato in queste situazioni.

Che dovrà fare ora Montella? Di sicuro predicare calma, perché nell'arco di una lunga stagione dei momenti così possono arrivare, e l'unico modo di superarli è lavorare in serenità, tirando fuori l'orgoglio dei giocatori e confidando nella loro personalità. E' possibile che si sia creato troppo entusiasmo nell'ambiente, entrando malignamente nei meandri della squadra. E forse qualche dichiarazione un po' azzardata che già proiettava la Fiorentina all'Europa nobile si poteva aspettare a spararla ai quattro venti. E' giusto sognare e cavalcare l'entusiasmo di una squadra che s'è ricostruita in un lampo giocando pure bene, anche quando perde; ma un bagno di umiltà a volte è necessario. Sta per arrivare un Napoli arrembante, altra partita durissima, che se non altro aiuterà la squadra a tenere alta l'attenzione proprio sul campo e non altrove.

Sarà importante che a Firenze (città esplosiva e polemica se ce n'è una!) non vengano a crearsi dei casi su queste prime sconfitte, o sterili dibattiti che andrebbero a guastare l'ambiente eccezionale che s'è creato intorno a quella bella Fiorentina. Nessun tifoso “vero” infatti si azzardi a inceppare il miracolo della ricostruzione Viola dopo le due terribili stagioni precedenti, anche perché la classifica è ancora eccellente e nessuna rivale diretta pare inarrestabile.

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