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Il giudizio sull'operato del giovane tecnico comincia a volgere verso l'insufficienza: l'Inter non ha ancora un volto definito e non è semplice scegliere gli innesti giusti.

La sconfitta di Udine è ovviamente figlia di un errore. E altrettanto naturalmente ci riferiamo a quello di Jonathan perché, per il resto, ancora non abbiamo capito se Giannoccaro abbia sbagliato ed eventualmente a favore di chi: era rigore ed espulsione o fuorigioco in partenza? Palacio ha accentuato il lieve contatto o Domizzi si è macchiato di un imperdonabile eccesso di foga? Bastano questi dubbi a sgombrare il campo da equivoci, come giustamente ha fatto anche il Presidente Moratti: l’Inter a Udine non ha perso per colpa dell’arbitro.

Ma noi andiamo anche oltre, non ha perso neanche per colpa di Jonathan che, per carità, lui sì si è macchiato di un errore imperdonabile, ma non irrimediabile.

E non è stato l’unico a sbagliare nella fredda trasferta in terra friulana: benché gli alibi abbondino per Mister Stramaccioni – le numerose assenze basterebbero ad assolverlo – la valutazione complessiva del suo interregno comincia a volgere all'insufficienza. Lo ripetiamo, ha tutte le attenuanti del caso – inclusi gli incredibili svarioni dei Livaja e i Jonathan di turno sui quali può davvero poco – ma in generale qualche dubbio in più sull’operato del tecnico nerazzurro comincia a sorgere.

Ancora non si è capito bene come
Strama voglia far giocare l'Inter
Intendiamoci, era anche da mettere in preventivo: era normale attendersi qualche difficoltà (eufemismo) per un tecnico prelevato alle giovanili, catapultato in Serie A e al quale hai messo in mano una 500 sperando che la facesse correre come una Ferrari. Una volta c’erano Snejider, Julio Cesar, Maicon e compagnia, ora Strama si deve arrabattare con gli Alvarez, Jonathan e Pereira, che dei vecchi eroi del Triplete non sono neanche la controfigura (e senza contare che l’età avanza anche per gli highlander Milito, Zanetti e Cambiasso).

Dunque, alibi a go-go per il buon Strama, che ci permetterà solo un appunto: nonostante a tratti la squadra crei anche (come a Udine, ma non come contro il Genoa), riesca a mettere in difficoltà l’avversario (soprattutto quando può giocare in ripartenza) e abbia qualche lampo di classe (in gran parte da attribuire al genio di Cassano), stenta a far vedere con continuità la sua anima ed imporre la sua personalità.

L’Inter non si capisce ancora come giochi, o come vorrebbe giocare, cambia in continuazione e spesso per adattarsi (troppo?) all’avversario. In questo modo fatica a legittimarsi, prima di tutto a se stessa. Non acquisisce fiducia, non guadagna in autostima, non riesce a decollare. E, non avendo una chiara identità, fatica anche a fare mercato.

Lodi appare la miglior soluzione per una mediana priva di idee
La difesa a 3 è un must? Guarin trequartista una scelta definitiva? Il modulo è e sarà il 3-4-1-2? Dunque quali sono le esigenze? Tutte domande che non facilitano il lavoro dei dirigenti addetti agli acquisti. Di sicuro l’Inter ha bisogno di fosforo in mezzo al campo, di uno che sappia gestire i ritmi e guidare la squadra: considerati i limiti imposti dal fair play finanziario e quelli fissati dalla nuova strategia morattiana, Lodi è l’elemento col miglior rapporto qualità/prezzo in circolazione.

Detto tra noi, però, Rocchi non sembra poter svolgere adeguatamente il ruolo di vice Milito (a quel punto non era meglio tenersi Livaja o richiamare Longo?) e Andreolli il difensore in grado di tappare le falle della retroguardia nerazzurra. Se il compito di Strama già non era agevole, un mercato del genere di certo non lo semplifica. Anzi...

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