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I giallorossi si arrendono alla tripletta del Matador e alla scarsa vena offensiva dei propri avanti: tracollo al San Paolo, ma non si è certo diventati scarsi.

Difficile commentare una batosta per 4-1 e sembrare quasi soddisfatti. Zeman ha affrontato così le domande dei giornalisti a fine gara, elogiando comunque la prestazione della Roma nonostante la sconfitta con il pesante passivo. Baldini è stato della stessa opinione, ed in fondo anche qualche tifoso ha provato a nascondere la rabbia coprendola con delle giustificazioni che in effetti la squadra sembra aver fornito a sua discolpa. Ma la realtà è che si è perso a Napoli, male, mentre la giornata di campionato aveva lasciato una grande occasione per portarsi in alto in classifica ed approfittare delle sconfitte di Inter, Fiorentina e Juventus.

La squadra ha iniziato la partita con il possesso del pallone ma con una distrazione difensiva gigantesca. Il filtrante che Pandev ha servito per Cavani è un esempio di come la mancanza di Marquinhos e in generale di attenzione difensiva possa aver cambiato il match fin  da subito: se concedi un goal dopo 4’ è più che normale che l’avversario possa giocare le sue carte al meglio, eludendo il pressing alto, aspettando che tu perda il pallone e ripartendo in contropiede.

LA PARTITA | NAPOLI-ROMA 4-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

NAPOLI
9
7
35%
7
3
3

ROMA
12
6
65%
7
2
1

Il Napoli ha fatto il suo match, non brillando per costruzione del gioco ma sfruttando le falle del sistema zemaniano. Purtroppo la Roma è sembrata molto più simile a quella di Luis Enrique, cioè in grado di gestire il pallone e tenere il gioco ma di lasciare spazi aperti (e letali) alle punte partenopee. Paradossalmente, lo scorso anno (con il tecnico spagnolo) la partita con il Napoli fu una delle esibizioni più felici ed efficaci della sua gestione.  Invece in questo caso la Roma si è mostrata fragile in attacco, poco pungente soprattutto nelle figure di Lamela e Destro, propositivi ma poco cinici. E questo in una squadra zemaniana si paga, perché poi la difesa raramente garantisce una tenuta che lasci in equilibrio la partita.

Ci ha provato, la Roma. Prima di prendere un ridicolo e fortunoso secondo goal (e difficile sostenere il contrario quando la palla rimbalza su una zolla e supera la mano protesa del portiere per pochi centimetri)  ma anche dopo, subito dopo, quando una azione del redivivo Osvaldo ha portato il compagno di reparto Lamela e Bradley a sprecare due tiri a colpo sicuro, falliti miseramente. Poco dopo, la marcatura a zona molto lassista della difesa capitolina ha permesso a Cavani di mettere a segno la tripletta e chiudere il match. Una partita fatta di episodi, ma che non deve nascondere i difetti  di “gioventù” di questo gruppo.

Nessun dramma, nessun ridimensionamento: non si è certo diventati scarsi per una battuta d’arresto come questa. Contro le big le partite sono sempre finite in “over”, per usare un termine amato dagli scommettitori: grave passivo con Juventus e Napoli, bene invece contro Inter, Fiorentina e Milan. È una sconfitta diversa, non tragica come quella di Torino, ma nemmeno salutare: basterà ritrovare un po’ di concretezza e di convinzione in se stessi per far sì che queste sfide così importanti non vengano più perse ed affrontate in questa maniera. Fiducia, esperienza e malizia si acquisiscono con il tempo.

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