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La nota più preoccupante è il calo di tensione palesato contro gli abruzzesi, che Vincenzo Montella e il suo staff devono immediatamente tamponare.

L'ultima del girone d'andata si chiude per la Fiorentina con una doccia fredda, freddissima. 0-2 in casa contro il Pescara, “Cenerentola tecnica” di questa serie A, ma arrivato a Firenze pronto a giocarsi la partita, e tornato in riva dall'Adriatico con 3 punti d'oro, totalmente insperati ma non rubati.

Forse troppo entusiasmo a Firenze, con il gioiellino Giuseppe Rossi appena acquistato in tribuna accanto ad un Andrea Della Valle raggiante, ad illuminare uno stadio Franchi ingrigito da una cupa giornata d'inverno, triste presagio di una partita stregata. La lanciatissima Fiorentina di quest'anno ha forse per la prima volta sottovalutato l'avversario, anche se l'avvio della Viola è stato non proprio arrembante ma deciso, per mettere subito in chiaro i rapporti di forza.

E proprio all'avvio la squadra di Montella, con Toni e Jovetic davanti, ha creato molte occasioni da goal, malamente non trasformate. Prima Toni lanciato magistralmente davanti a Perin (conclusione poco “cattiva” del modenese), poi Tomovic che solo davanti al portiere biancoceleste non riesce a trovare l'angolino di testa. Seguono altre occasioni limpide, come quella di Pasqual che ha calciato alto da posizione favorevole; e soprattutto alcune prodezze del giovane portiere Perin, che s'è issato a vero match winner con alcune parate e riflessi da campione, come sulla bordata da fuori area di Cuadrado (meno incisivo del solito) o sul colpo di testa ravvicinato di Aquilani, che nonostante abbia schiacciato la palla angolandola non è riuscito a bucare la porta del Pescara.

LA PARTITA | FIORENTINA-PESCARA 0-2

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

FIORENTINA
22
15
63%
9
1
4

PESCARA
4
3
37%
2
5
2

Dominio assoluto del campo per la Fiorentina, ma sterile e soprattutto gioco sottoritmo. Si pensa che alla ripresa l'11 gigliato avrebbe finalmente sbloccato la gara, invece succede l'impensabile. Dopo alcune buone occasioni, con Jovetic finalmente più volitivo dopo un primo tempo anonimo, la Fiorentina abbassa ancora il ritmo di gioco, la palla circola più stanca, con meno geometrie e inserimenti meno sincronizzati, con il muro del Pescara (molte volte 11 uomini dietro la palla e 8-9 uomini in area!!!) che inizia ad avanzare, alzando il baricentro della squadra.

La Fiorentina si innervosisce, cercando di più la palla lunga, una soluzione che non è nel DNA della squadra, e alcuni viola si lamentano per i ripetuti falli dei pescaresi che interrompono il gioco. Senza fluidità di manovra la Fiorentina sbatte contro un muro. Su palla inattiva arriva un clamoroso goal di testa, che porta il Pescara in vantaggio. Quella zuccata vincente condanna di fatto la Fiorentina, perché per la prima volta in stagione la squadra non reagisce. A differenza di partite anche perse come quella a Milano contro l'Inter o all'Olimpico contro la Roma, i ragazzi di Montella si smarriscono. Perdono geometria, la squadra si allunga e il Pescara sale, prende coraggio senza nemmeno aprire il fianco agli attacchi della Fiorentina, che diventano più sporadici e meno precisi.

Montella decide di far uscire Toni per Ljajic: la mossa non ci convince, perché contro una difesa ancor più compatta e chiusa aver un saltatore come lui in mezzo all'area poteva essere la miglior opzione, da raggiungere con cross dal fondo. Invece Jovetic e compagni si incaponiscono nel voler scambiare 1-2-3 davanti all'area, come se volessero entrare in porta col pallone, senza considerare che tutti gli 11 rivali erano letteralmente dentro all'area, creando una densità impenetrabile. Nel tempo di recupero pure un disastro di Roncaglia a regalare il secondo goal per gli ospiti.

In questa domenica no, la peggiore in assoluto della nuova Fiorentina di Montella, ci si mette anche la sfortuna, con Pizarro che in contrasto duro di gioco si storce la caviglia e ne avrà per quasi un mese. La prima sconfitta interna della Fiorentina si chiude quindi nel peggiore dei modi, ma con gli applausi del pubblico per le tante occasioni create, e con un Montella sereno ai microfoni, solo dispiaciuto per non esser riuscito a sbloccare la partita nel primo tempo.

Spesso la prima di campionato dopo la sosta natalizia regala sorprese, ma questa sconfitta è figlia sì di una domenica sfortunata e di una giornata super del portiere ospite, ma anche di una partita non così ben preparata sul piano mentale. Chiaro che se un paio di quelle occasioni clamorose fossero entrate, il primo tempo si sarebbe potuto chiudere sul 2-0 per la Viola e la ripresa sarebbe stata tutta un'altra storia; ma la miglior Fiorentina gioca ad altri ritmi, molto più alti. Gioca con un Jovetic assai più dentro al gioco. Gioca con sovrapposizioni velocissime sulle fasce e cambi di gioco repentini a capovolgere il fronte d'attacco. Gioca con inserimenti continui. Borja Valero ha spesso corso a vuoto senza trovare i tempi dell'inserimento, e i cross di Pasqual e Cuadrado non hanno mai trovato l'uomo che abbia monetizzato l'iniziativa, per cattiva lettura del compagno o per prodezze di Perin.

Domenica amara, perché si pensava a tre punti “comodi” per restare agganciati al sogno Champions, mentre invece si riavvicina pericolosamente da dietro il Milan e il Napoli scappa via insieme alla Lazio. Magra consolazione le sconfitte di Inter e Roma. Ma la nota più preoccupante è il calo di tensione, che Montella e il suo staff deve immediatamente tamponare perché tra pochi giorni c'è la trasferta di Udine, in ottima forma e col dente avvelenato dopo la recente partita al Friuli di Coppa Italia.

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