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L'urna di Nyon lascia ben poche speranze ai rossoneri: l'eventuale eliminazione agli ottavi potrebbe però rivelarsi un boomerang positivo nella corsa al terzo posto.

Diciamo subito, sgombrando il campo da equivoci, che sorteggio peggiore per il Milan era impossibile da immaginare. Senza abusare di adagi popolari, tuttavia, aggiungiamo che – a guardare bene – si possono anche trovare aspetti positivi. Non tanti, ovviamente, ma qualcuno sì.

Questo Diavolo non è un animale da Champions. Per arrivare in fondo in Champions devi giocare bene (leggasi Barcellona, appunto) o avere una botta di… fortuna (come il Chelsea dello scorso anno).

Nonostante il fato benevolo, il Chelsea dello scorso anno aveva un fuoriclasse assoluto (Drogba) e tanti giocatori che ormai il mare della Champions lo navigano da un po’: un gruppo tosto, composto da personalità importanti, che si è trovato al posto giusto nel momento ideale.

Una coincidenza d’astri quasi impossibile da replicare, senza il quasi per un Milan che non ha – a livello di qualità tecniche e caratteriale – le stesse individualità. Passare il turno avrebbe portato certamente qualche soldino in più in cassa, ma anche un dispendio d’energie psico-fisiche che – probabilmente – la squadra avrebbe pagato in campionato. Andare avanti, però, sarebbe stato anche un accanimento terapeutico, un “differimento di eliminazione”, una inutile profusione di speranze e sogni.

Non crediamo che Allegri abbia accolto il nefasto sorteggio con un sospiro di sollievo – questo no – ma probabilmente, alla lunga, gli tornerà utile. Potersi concentrare esclusivamente in campionato, potrebbe agevolare la “Remuntada”, per usare un termine tanto caro proprio al Barcellona.

Andare avanti sarebbe stata una inutile profusione di speranze
Detto questo, in tanti sostengono che una sconfitta è una sconfitta. Noi non siamo di quella parrocchia. Ci sono le sconfitte onorevoli e le disfatte e il peso specifico, nella testa, nel morale e finanche nell’immagine della società, non è lo stesso. Dalle sconfitte s’impara, le disfatte lasciano solo ferite non rimarginabili.

Per questo, ancora una volta, sarà fondamentale l’atteggiamento della dirigenza – o meglio della proprietà – a gennaio: presentarsi con Robinho e Pato al Camp Nou è una cosa, arrivarci con una squadra ulteriormente depauperata, sarebbe un suicidio tecnico e mediatico.

Ovviamente, nel calcio non c’è nulla di scritto, anzi, il bello sta proprio lì. In tutta sincerità, non ci facciamo troppi film, ma se, poi, invece, i ragazzi di Allegri dovessero realmente regalarci un sogno, beh allora lo festeggeremmo con tutto l’entusiasmo che merita. Come un’impresa storica. Non ci crediamo molto, ma sognare è gratis no?

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