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Gli ottavi della Coppa Italia sono stati alquanto desolanti, fra stadi semivuoti, partite non certo esaltanti, orari disumani... Come rendere più appetibile la coppa nazionale?

Gli ottavi di Coppa Italia ci lasciano un senso di desolazione incredibile: orari disumani, freddo polare, incidenti, stadi vuoti, partite certamente non spettacolari (anche perché manca solo che i nostri amati tecnici mandino in campo i magazzinieri) e chi più ne ha più ne metta. Ovvio, anche per i mister non è semplice mettere a rischio i titolari quando la coppetta s’insinua in un calendario già fitto d’impegni e deve ritagliarsi lo spazio, magari alle 21 della sera, nelle località tropicali di Torino e Milano, notoriamente calde sotto Natale.

Aprire la competizione a tutte le squadre professionistiche potrebbe dare una ventata di interesse
Così, i 2mila spettatori di Parma-Catania (i nostri eroi visto l’orario della partita pomeridiano) danno l’idea di una competizione attaccata al respiratore artificiale. Dicono che il calendario sia fatto ad uso e consumo della TV. Una TV miope, ci verrebbe da dire, che non si accorge di sputtanare il prodotto che lei stessa profumatamente paga. Se al Tardini erano in 2mila a vedere Parma-Catania, quelli davanti al televisore erano probabilmente pure meno. D’altronde, se le fai giocare alle 17.30 di un giorno feriale…

Ora, tenere artificialmente in vita un torneo del genere, non credo serva a nessuno, perché non c’è ritorno economico, né sportivo. Se la competizione entra nel vivo (si fa per dire, diciamo che l’interesse aumenta del 20%, che sul nulla non fa neanche statistica) dai quarti in avanti, aboliamo i turni precedenti. Tanto, alla fine, per come è strutturata, vanno avanti sempre le solite note e, le altre, come al solito, devono accontentarsi della comparsata. Se, invece, si vuole veramente ridarle lustro, allora sarebbe ora che tutte le parti in causa si sedessero a tavolino per trovare una formula più intrigante e democratica.

Non ci vuole molto per rianimare questa Coppa Italia basta un pizzico di buona volontà e qualche decisione coraggiosa o – meglio – semplicemente di buon senso:
  • Facciamo che aboliamo il Trofeo Tim, quello Moretti e pure la scampagnata di famiglia in montagna, la Coppa Italia inizia a metà agosto per tutti. Invece di fare inutili amichevoli, giochi sul serio
  • La competizione è aperta a tutte le squadre professionistiche
  • Si gioca in gara unica, sul campo della squadra peggio posizionata nel ranking (fatto sulla base dei risultati della stagione precedente, inclusi quelli di Coppa Italia), fino alla finale, da disputare in partita unica in sede diversa di anno in anno (da decidere ogni inizio di stagione)
  • Ci piacerebbe suggerire il replay a campi invertiti in caso di pareggio, ci accontentiamo di supplementari e, in caso di parità, passa la squadra di casa (dunque la più “svantaggiata”)
  • Premi in denaro in caso di ogni superamento del turno (un po’ come accade in Champions)
L’elenco è esemplificativo e non esaustivo, e neanche troppo originale, ma è solo per dimostrare che se realmente si volesse, sarebbe un attimo. Pensate a Milan-Reggina appena disputata, immaginatela a campo invertito, col calore del pubblico calabrese non abituato a vedersi sfilare sotto il naso i Pato, i Robinho o chi per loro. Immaginatevela, poi, in una splendida giornata di inizio settembre, in una di quelle serate in cui giocare al calcio, e assistervi, è una goduria. Certo, qualche difficoltà logistica in più le big l’avrebbero e, magari, potrebbero pure non arrivare ai quarti: ma un chissenefrega? Meglio perdere qualche pezzo (grosso) per strada che recitare il De Profudis di una Coppa Italia già in coma irreversibile...

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