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Il brasiliano è da mesi obiettivo della società di via Durini. Ma pare essere un doppione di Guarin, mentre Stramaccioni a centrocampo ha bisogno di altro.

Se ne parla da mesi, e nessuno può davvero sapere come andrà a finire la telenovela. Paulinho all’Inter: si fa, non si fa, lui vuole rimanere al Corinthians, arriverà in Italia nel 2013. Tra una dichiarazione di smentita e l’altra (l’ultima solo pochi giorni fa), il centrocampista è ancora in Brasile. E la trattativa si fa sempre più dura a causa della concorrenza di altri club, tra cui – pare – anche il famelico Psg. Qualcuno, forse sfinito dal protrarsi delle voci di mercato riguardanti il giocatore, si chiede se sia davvero lui il giocatore giusto per far fare il salto di qualità all’Inter. In questo spazio cerchiamo di dare la risposta.

Quello di cui i nerazzurri hanno bisogno, come ha ammesso lo stesso Stramaccioni sabato sera, intervistato negli istanti successivi alla sconfitta contro la Lazio, è un centrocampista che sappia dettare i tempi di gioco. Far rifiatare la squadra quando serve, accelerare quando è il momento. La Juve ha Mago Pirlo, e beata lei. L’Inter, per il momento non ha nessuno. E appare difficile che possa essere il tanto chiacchierato Paulinho l’uomo giusto per coprire la carenza che si ritrovano i nerazzurri.

PAULINHO| SCHEDA
Nome Paulinho
Squadra Corinthians
Nazione Brasile
Ruolo Centrocampista
Età 24
Altezza 180 cm
Peso 71 kg

L’ex Bragantino, pescato nei meandri dello stato paulista da una dirigenza, quella corintiana, recentemente attentissima nello scovare giovani di qualità, è un giocatore completo, bravo nelle due fasi: sa interdire – in coppia col gemello Ralf, altro possibile ‘italiano’, con cui forma la coppia di mezzo più forte del Brasile – ma dà il meglio di sé soprattutto quando può trovare sfogo con le proprie incursioni in attacco.

Non a caso, nel Brasileirão concluso da qualche settimana ha segnato 7 reti in 23 presenze, bottino eccellente per un centrocampista. Il problema è che i nerazzurri hanno già Fredy Guarin, altrettanto utile quando si tratta di arrivare da dietro per sorprendere difese concentrate sui pericoli costituiti da Cassano (o Palacio) e Milito.

Ecco perché Paulinho appare un doppione di quello che l’Inter già ha in casa. Ciò che manca a Stramaccioni è, come detto, un giocatore che capisca quando è il momento di rallentare il gioco come di aumentare l’intensità. Come lo era Thiago Motta, fondamentale metronomo, ai tempi del ‘Triplete’ mourinhano.

Nel Corinthians, che basa il proprio gioco su un furore agonistico poco comune in Brasile, il cerebro è garantino semmai dall’intoccabile mancino Danilo: uno che con geometrie e tecnica (è soprannominato ‘Zidanilo’) nasconde una lentezza a volte disarmante. Nella finale del Mondiale per Club Tite ha tolto Douglas, l’altro trequartista, e non lui, per inserire il duttile Jorge Henrique.

Tutto questo per dire che il mirino nerazzurro pare puntato nella direzione sbagliata. Fermo restando il valore del giocatore, ovvio: i 7 goal messi a segno in campionato sono quasi un dettaglio in un quadro complessivo impensabile qualche anno fa. Paulinho ha girovagato per l’Europa dell’est, passando per Polonia e Lituania senza sfondare, e venendo fatto oggetto di razzismo. Il Corinthians gli ha dato una seconda chance, lo ha fatto arrivare in Nazionale e tra non molto lo venderà. È un pezzo pregiato, ma dev’essere inserito in un contesto giusto.

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