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La sfida contro il Verona in Coppa Italia conferma l'importanza del colombiano per la squadra di Stramaccioni e non regala segnali confortanti in chiave seconde linee.

L'importante era far rifiatare qualche big (Milito e Cambiasso su tutti), passare il turno in Coppa Italia ed avere risposte dai calciatori meno impiegati. Contro il Verona i primi due obiettivi dell'Inter sono stati centrati, mentre dai panchinari è arrivata ancora una volta la conferma di non essere all'altezza dei titolari.

Stramaccioni ha cambiato nove undicesimi della squadra che è uscita sconfitta dall'Olimpico: straordinari solo per Cassano e Nagatomo. Occhi puntati su Chivu, al rientro dopo quattro mesi e ancora in evidente rodaggio: Cacia non è certo un fulmine di guerra, ma per poco non lo beffava.

Minuti importanti anche per Mariga, in ritardo di condizione e sostituito da Guarin. Jonathan e Silvestre senza infamia e senza lode, Duncan ha svolto il suo compitino, mentre ancora una volta Alvarez ha deluso, divorandosi un paio di gol e sbattendo contro un Rafael in serata di grazia.

La prima frazione, minuti finali a parte, ricalca il primo tempo visto contro la Lazio: ovvero manovra piuttosto farraginosa e zero occasioni fino al gol annullato a Palacio (frettoloso Rocchi a fischiare la punizione dal limite, invece di dare il vantaggio) e a quello divorato da Alvarez a pochi passi dal portiere dei veronesi.

LA PARTITA | INTER-VERONA 2-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI


INTER
17
8
56%
6
2

VERONA
14
5
44%
7
4

Ci vuole qualcosa in più, un valore aggiunto, che in questo momento ha le sembianze di Guarin. Il colombiano dà forza e vigore alla squadra, che nel giro di 4 minuti chiude la pratica. A regalare i quarti di Coppa Italia contro la vincente di Napoli-Bologna sono proprio i due giocatori che contro la Lazio erano andati più vicini al gol ed erano stati fermati dal palo.

Cassano ritrova la via del gol proprio lanciato dal compagno dopo due mesi di astinenza (Catania ultima vittima del barese), mentre il Guaro chiude la pratica con la specialità di casa, il calcio di punizione. Come a Bergamo, questa volta con l'aiuto della barriera. Per l'ex Porto il sesto gol stagionale e la conferma di essere fondamentale per questa Inter, non solo in termini di gol.

Inter che non può prescindere nemmeno da Nagatomo, sempre incisivo nelle discese e in uno stato di forma davvero eccezionale. Bene anche Juan Jesus, che dimostra sempre più personalità oltre alla solita straripante forza fisica. Chi ha bisogno di rifiatare un po' è Palacio, che ha strappato più applausi come portiere improvvisato al posto dell'infortunato Castellazzi (a cambi già finiti) che nei 75' giocati in avanti con Cassano e Alvarez.

Un limite evidente rimane la continuità della prestazione nell'arco dei 90'. Anche ieri i nerazzurri sono partiti con il freno a mano tirato, regalando agli avversari in pratica un intero tempo. D'accordo che di fronte c'era il Verona, onesta squadra di Serie B che punta alla promozione, ma contro avversari di caratura superiore queste lunghe pause possono costare caro. La riserva della benzina segna arancione già da un po', ma giocare sottotono un intero tempo è troppo rischioso e alla fine la beffa (vedi Lazio) è appena dietro l'angolo.

Sabato a San Siro arriva un Genoa disperato e in crisi nerissima. Il Grifone negli ultimi due mesi (Atalanta a parte) ha sempre perso: l'occasione per consolidare il secondo posto e festeggiare un sereno Natale è davvero troppo ghiotta per non essere afferrata al volo. Poi c'è un po' di tempo per mettere benzina nelle gambe e ripartire: dove questa squadra potrà arrivare è ancora presto per dirlo, ma per sognare ci vuole senza dubbio maggiore continuità.

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