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Prima l'Austria Salisburgo, poi il Cardiff ed ora il Psg: i nuovi re del calcio stanno comprando anche i simboli, ma per quelli non ci sono assegni che tengono.

Con i loro investimenti hanno stravolto il mondo del calcio. Hanno riportato alle luci della ribalta grandi decadute come il Psg ed il Manchester City, hanno dominato il mercato, costruito stadi, comprato giocatori a suon di milioni. Sono sceicchi, emiri, principi ed imprenditori: tocca a loro, ormai, far diventare realtà i sogni più nascosti dei tifosi.

I romantici del pallone se ne devono fare una ragione, e probabilmente nemmeno il tanto sbandierato fair play finanziario metterà le cose a posto. Ma fino a qui ci può anche andare bene. Il calcio si è messo a passo con i tempi, e ognuno è libero di spendere e spandere a proprio piacimento. Ma ad una condizione: le tradizioni, i simboli non si toccano.

Perchè si può stravolgere una rosa, i giocatori passano. Si può cambiare casa, col tempo ci si abitua. Ma non si può cambiare l'essenza, la spiritualità, i colori, la storia di una squadra. Lì dentro c'è tutto quello che nessun trofeo e nessun top player può eguagliare. Lo sanno bene i tifosi dell'Austria Salisburgo, che nel 2005 si oppongono strenuamente. all'acquisto del club da parte di tale Dietrich Mateschitz , magnate austriaco e fondatore della Red Bull.

Perchè? Semplice. Il buon Dietrich pensa di cambiare il nome in Red Bull Salisburgo, e non contento cancella dal badge il castello di Hohensalzburg, la fortezza simbolo dellla città, sostituendolo con i tori rossi. Inoltre cambia anche i colori sociali, passando dalla storico 'Violett e Weiss' al bianco rosso e blu. Ma il colpo di grazia è la modifica dell'anno di fondazione da 1933 a 2005: una mossa che brucia in un sol colpo 72 anni di storia.

CARDIFF E SALISBURGO: UN CALCIO ALLA STORIA
PRIMA DOPO
PRIMA DOPO

I tifosi subiscono, soffrono ed alla fine decidono di ricominciare da zero. Qualche mese dopo nasce l'Austria Salisburgo SV, parte dall'ultima divisione austriaca ma conserva la storia maglia e la vecchia data di fondazione. Molti giocatori di rango superiore scendono fino in settima serie pur di far risalire il club, che infatti conquista quattro promozioni consecutive fino ad arrivare alla Regionalliga West, la nostra Lega Pro.

Tuttavia in Galles non sono stati altrettanto coraggiosi. Nel 2010 il Cardiff passa di mano a Tan Sri Vincent Tan e Datuk Chan Tien Ghee, multimilionari malesi con un patrimonio stimabile in oltre 1,3 miliardi di dollari. L'obiettivo sul campo è la Premier, ma per far soldi in Oriente occorre un restyling completo. Il colore sociale del club è il blu, ma in Cina non vende perchè rappresenta funerale e morte. Meglio il rosso, che simboleggia fortuna ed integrità.

Detto, fatto. Nel giugno scorso la società sceglie di ricreare completamente il badge. I Daffodils scompaiono completamente, mentre il 'Bluebird' -simbolo storico - viene decentrato e rimpicciolito per mettere in risalto il già presente dragone rosso, stemma del Galles ed allo stesso creatura mitologica cinese portatrice di buon auspicio. Il rosso diventa il colore della prima maglia ed il motto viene trasformato in un banalissimo (e poco british) 'Fire e Passion'.

Ma non c'è due senza tre. A gennaio, infatti, il Psg di Al-Khelaifi presenterà il nuovo stemma. La prima cosa a saltare all'occhio è la scoloritura del 'Bleu', ma non è da sottovalutare l'effetto speciale della Tour Eiffel in 3d. Inoltre verrà dato un colpo di gomma sul giglio e la culla, rappresentanti rispettivamente il simbolo della monarchia transalpina ed il Re Luigi XIV. Il passo successivo sarà il cambio di nome da Psg a Paris PS per mettere maggiormente in risalto la città di Parigi e non la periferia Saint-Germain. Un altro pezzo di storia persosi nella strada dorata dei nuovi re del calcio.

Pensate se alla Roma gli americani decidessero di togliere la Lupa...
In Italia tutti invocano gli arabi e i cinesi, ma pensate se gli venisse in mente un'idea del genere? Pensate se la nuova proprietà americana della Roma decidesse di togliere la 'Lupa' dallo scudetto e cambiare i colori sociali? Non sarebbe più la Roma e le canzoni di Venditti non avrebbero più senso.

Perchè non esiste Lazio senza Aquila, Catania senza Elefante, Torino senza Toro, Atalanta senza Dea,  Fiorentina senza Giglio, Genoa senza Grifone, Cagliari senza i Quattro Mori.  Non esiste squadra senza i propri simboli, le proprie tradizioni.

Quello stampato sul cuore dei giocatori, sulle sciarpe e sulle bandiere dei tifosi è un distintivo di rinonoscimento, una classe di appartenenza. E nessun mercato cinese può permettersi di cambiarlo.

Quindi cari sceicchi e compagnia bella, limitatevi a cambiare soltanto gli assegni. Il resto è storia.

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