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Il successo contro i bianconeri di Cosmi non si può certamente definire 'scaccia crisi', ma i segnali positivi portati a casa da Montella sono parecchi, da Jovetic a Neto.

Vittoria convincente per la Fiorentina nel derby della Toscana contro il Siena. La squadra di Montella era chiamata a riprendere il filo di vittorie interrotto dall'opaco paraggio casalingo contro la Sampdoria e dalla rocambolesca sconfitta patita all'Olimpico. Sulla carta la partita poteva sembrare scontata, vista la differenza di tasso tecnico delle due squadre, ma le insidie c'erano, eccome.

La Fiorentina nelle ultime uscite era apparsa meno vivace atleticamente, meno pronta a gestire il pallone con precisione, velocità e continuità; l'assenza di quasi tutti gli attaccanti aveva “castrato” parte del gioco, impoverendo nettamente la capacità della Viola di mettere più uomini davanti al portiere avversario, e anche in difesa qualche distrazione era costata goal evitabili.

LA PARTITA | FIORENTINA-SIENA 4-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

FIORENTINA
12
7
59%
7
2
1

SIENA
8
5
41%
4
5
3

In campo anche Pizarro, rientrato da poco in città dopo il grave lutto che ha subito, ed è stato lui in tutto e per tutto il centro del gioco viola. Seppur visibilmente commosso (anche per un toccante striscione in curva Fiesole dedicato alla sorella appena scomparsa), è immediatamente entrato in partita, dando ritmi e geometrie al centrocampo e al gioco della squadra, che in 20 minuti ha chiuso la partita con un uno – due micidiale. Prima Toni di testa, e poi un rigore sempre subito da Toni e trasformato proprio da Pizarro, che di forza ha preso la palla dai compagni e sicuro s'è diretto sul dischetto, sparando un destro vincente all'angolino con dedica in cielo a chi non c'è più, con lo stadio in piedi ad applaudire il direttore d'orchestra gigliato.

La partita di fatto è finita qua, i ritmi sono subito calati con la Fiorentina ha mantenuto quasi costantemente il controllo del gioco, segnando il terzo goal con Aquilani. C'è stata una timida reazione del Siena, con un bel goal di Reginaldo (ex viola), ma mai s'è avuto la sensazione che gli 11 di Serse Corsi (alla sua ultima in panchina, si parla di esonero certo in giornata) potessero girare la partita. Poi ancora Toni, sempre di testa, e quindi un rigore malamente calciato alto da Aquilani, gli ultimi sussulti di una domenica tranquilla.

Definire questa vittoria “scaccia crisi” è sicuramente eccessivo ma i 3 punti sono molto pesanti. Intanto perché sono 3 punti guadagnati su Roma, Napoli e Inter, tutte sconfitte; ma soprattutto perché la squadra è parsa molto sicura di sé, matura. E' entrata in campo col piglio giusto, già dai primissimi minuti, decisa a fare gioco e chiudere velocemente una partita che se non si fosse sbloccata poteva diventare nervosa, e quindi insidiosa. Segnali di grande squadra.

Con il goal di Pizarro, tutti i titolari sono andati a segno quest'anno. Non sono molte le squadre capaci di questo exploit, troppo poco sottolineato ma fondamentale per spiegare come la Fiorentina sia così forte (a soli 2 punti dal secondo posto a metà campionato) non grazie ad un paio di fuoriclasse ma per il gioco, capace di mandare in goal tutti i giocatori tra azioni e palle inattive. Toni si sta dimostrando una pedina importante, soprattutto in casa e contro difese “chiuse”. Grazie alla capacità della squadra di andare sul fondo e crossare, come benissimo sta facendo un rinato Pasqual, non sono molti i giocatori così abili di testa come Toni, che nonostante i 35 anni ha ritrovato una condizione fisica molto buona e la voglia di un ragazzino. Inoltre fin dai tempi di Prandelli è sempre stato un importante uomo spogliatoio. Sono aspetti meno evidenti ma che alla lunga contano moltissimo negli equilibri di una squadra.

Altra nota positiva il rientro di Jovetic. Timido, non s'è visto molto nei 60 minuti di presenza in campo, ma averlo ritrovato è in prospettiva il goal più importante. Come la conferma che il trio di centrocampo Aquilani - Pizarro - Borja Valero è probabilmente il più tecnico e forte dell'attuale campionato. Anche l'assenza di Cuadrado non s'è fatta sentire nonostante una prova a dir poco deludente di Romulo, che è stato costantemente richiamato da Montella per la sua scarsa vena creativa, troppo ancorato sulla mediana e conservativo, tutto l'opposto del funambolico colombiano che sulla destra ha spesso spaccato in due la partita con le sue irresistibili scorribande.

Ultima nota per Neto. Il numero 1 brasiliano ha preso il posto di Viviano, non sfigurando, anche se poco impegnato. Bella una parata d'istinto su un colpo di testa ravvicinato di Calaiò, incolpevole sul goal subito, meno rapido in un paio d'uscite arrischiate. Montella ha giustificato la scelta con la condizione fisica imperfetta di Viviano. In realtà pensiamo abbia voluto provare Neto, perché il mercato di gennaio è ormai alle porte e l'eventuale decisione di una cessione in prestito del giovane brasiliano deve esser presa velocemente. Che abbia anche voluto dare una sferzata a Viviano, dopo la partita disastrosa di Roma, è altrettanto sicuro. L'anno scorso a Catania Montella ha alternato più volte i portieri, quindi è possibile che Neto possa avere altre maglie da titolare se resterà a Firenze. L'importante è che la difesa viola, con un Savic in grande crescita e con Roncaglia tornato a ruggire, continui a proteggere così bene il portiere, dandogli il meno lavoro possibile.

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