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A Verona contro il Chievo una sconfitta che brucia, ma la squadra non ha meritato di perdere e rimangono molti dubbi su alcune decisioni del “solito” Bergonzi.

La Roma perde e non sa perché. Il Chievo è sempre stata una squadra ostica e difficile da affrontare, sia in terra veneta che in casa. Spesso si sono visti pareggi scialbi o, quando ci sono stati dei goal, non si è quasi mai andati oltre il punto ciascuno. E stavolta non sembrava che la partita facesse eccezione, le due formazioni non si sono fatte male per lunghi tratti del match e solo un primo tempo a ritmo più sostenuto da parte della Roma poteva far pendere l’ago della bilancia verso i giallorossi.

Ma non è andata così. Non è andata come Zeman pensava, come i tifosi speravano e come gli stessi giocatori immaginavano. Però non si conosce bene il perché: nonostante la poca incisività mostrata negli ultimi  venticinque metri, la Roma aveva il controllo della gara e non subiva grandi manovre avversarie se non nel caso di un colpo di testa deviato da Goicoechea. Ci sono una serie di fattori per i quali la partita è finita con una sconfitta, ed anche se è complicato proviamo ad elencarli.

LA PARTITA | CHIEVO-ROMA 0-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

CHIEVO
6
5
39%
5
1
8

ROMA
7
2
61%
8
2
1

Il primo in ordine temporale è il campo, il terreno di gioco. Si sa che la Roma si esprime bene in velocità e con la tecnica dei suoi interpreti, a partire da Totti per passare da Pjanic, Osvaldo, Tachtsidis e via discorrendo.  Gli acquazzoni di  Parma e nel derby avevano già mostrato le lacune della squadra di Zeman su campi non perfetti, ma in quelle occasioni furono ben altri gli errori e le cause delle sconfitte non si potevano ricercare solo e soltanto nell’eccessiva  pioggia ma andavano ascritti a grosse mancanze nell’assetto di squadra e di alcuni singoli. Stavolta no: la squadra era ben messa in campo, ma essendo stato rizollato da poco (come ha rivelato lo stesso Baldini a fine gara), l’erba era alta ed irregolare, anche dagli schermi televisivi si intuiva come il rimbalzo fosse completamente casuale e per nulla lineare. Non che questo sia causa diretta della sconfitta, ma visto che il Chievo gioca a lancioni lunghi e ha difensori che spazzano volentieri senza guardare (nonché un centrocampo di soli “muscolari”), sicuramente i gialloblù si trovano meglio su un campo del genere che sul biliardo.

In seconda battuta, la direzione di gara. Chi segue questa rubrica dall’inizio sa che nei commenti si fa molto, molto raramente accenno alle decisioni arbitrali. Fin dalla prima giornata. In questo caso, qualcosa da dire ci sarebbe eccome: se pensiamo al giallo a Castàn (salterà il Milan), al mancato rosso a Rigoni (il suo intervento su Piris è francamente vergognoso), al calcione che prende Totti in area da Dainelli per averlo anticipato di netto su un pallone a mezz’altezza, al goal in fuorigioco di rientro nella nebbia più totale di Pellissier, beh allora due pensierini un po’ nefasti su Bergonzi si fanno. Ma si va avanti.

In terzo luogo, la nebbia che ha avvolto il Bentegodi nel secondo tempo. Un anno è la pioggia battente, un altro è il freddo glaciale, un altro ancora c’è la neve o chissà quale altro fenomeno atmosferico. Questa volta  c’era una nebbia fitta e densa che ha impedito di assistere ad una partita normale negli ultimi 25 minuti, anche se i giocatori dal campo si vedevano tra loro ma con meno profondità. Sono nate anche occasioni come quella capitata a Piris, ma poi accade che anche a causa della nebbia il guardalinee non veda Pellissier che scatta partendo alle spalle della difesa giallorossa, il quale si rimette in linea con il pallone già partito e poi salta agevolmente Goicoechea, quando la frittata è già fatta. Uno squarcio nel bianco, un attimo di distrazione o di mancanza, fatto sta che la Roma sta sotto. Uno a zero per il Chievo. Finisce così e, in fondo, non si sa nemmeno perché.

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