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I rossoneri avvicinano ulteriormente il secondo e il terzo posto e guardano con più convinzione alla rincorsa europea. Merito del Faraone e del tecnico livornese.

Tutta una questione di entusiasmo, sulla scia delle ultime affermazioni, ma anche di sudore e fatica. Guardi il risultato di Milan-Pescara, e pensi ad una partita senza storia. Invece, il 4-1 finale è l'emblema di tutto il girone d'andata dei rossoneri. Un successo costruito e ottenuto da una squadra operaia, che ha sofferto oltremodo un avversario mediocre, palesando i soliti limiti di personalità e l'ormai consueta dipendenza da Stephan El Shaarawy.

Il 'Faraone' apre e chiude l'incontro: prima firma l'assist che manda in rete Nocerino dopo appena 35 secondi, poi mette il punto esclamativo spingendo in porta un passaggio al bacio di Pazzini. Venti anni, 14 goal in campionato, leader e decisivo come e forse più di illustri predecessori del calibro di Van Basten (19 centri nella sua prima stagione 'intera'), Shevchenko (24) e Ibrahimovic (14).
 
In mezzo, tanta confusione, qualche patema di troppo, il solito goal concesso agli avversari sugli sviluppi di un calcio piazzato e due autoreti degli abruzzesi. Regali d'obbligo, nel giorno in cui il Milan spegne le 113 candeline. Il Pescara non ci tiene a presentarsi a San Siro a mani vuote e dona ai tifosi di casa l'ultima gioia interna di un 2012 avarissimo di soddisfazioni. 

'Annus horribilis', direbbero i latini. Quello che va chiudendosi è stato un anno colmo di delusioni difficili da dimenticare per il 'Diavolo': dallo scudetto letteralmente buttato al triste zero nella casella dei titoli conquistati, per finire all'improvviso ridimensionamento nella rosa e negli obiettivi.

LA PARTITA | MILAN-PESCARA 4-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

MILAN
15
8
59%
9
2
1

PESCARA
12
5
41%
5
2
0

Che questo Milan fosse un lontanissimo parente di quello gestito da Sacchi, Capello e Ancelotti, si era capito già in estate. Dopo il primo mese della nuova stagione, si era addirittura temuto il peggio. Così, quello compiuto da Allegri nelle ultime settimane ha tutta l'aria di essere un piccolo miracolo. La squadra ha ottenuto dodici punti in 4 partite, e ora si ritrova a soli 7 punti dall'Inter seconda in classifica. 

La vera svolta si è avuta quando il mister toscano ha capito che era necessario concentrarsi più sul reparto offensivo che quello difensivo. Lo ha capito dopo essersi trovato sotto di 3 gol a Roma contro la Lazio e di 2 a Palermo e a Napoli, ed essere riuscito a strappare comunque 2 punti.

In che modo? Abbandonando in corsa un sistema di gioco abbottonato, rinunciatario, e dando spazio alla qualità degli uomini davanti. Nonostante la partenza di un fenomeno come Ibra, l'attacco del Milan è sicuramente annoverabile tra i migliori 3 della Serie A, con o senza Pato.

Se l'esperimento del 3-5-2 è stato fallimentare, il passaggio al 4-3-3 si è invece rivelato strategico, perchè è servito per mettere ordine tra i vari tasselli dello scacchiere tattico. Si spiega così, ad esempio, la rinascita di Nocerino, 2 gol consecutivi e posto da titolare riconquistato. Per l'ex mediano del Palermo diventa più semplice calcolare i tempi giusti (soprattutto di inserimento) giocando da interno sinistro in un centrocampo a 3.

E poi c'è Robinho, il talismano. Con il suo ritorno in campo, il Milan ha cominciato a viaggiare a vele spiegate. Il brasiliano è stato decisivo a Napoli e contro le due torinesi. Goal pesanti e giocate decisive, quantità e qualità al servizio dei compagni.

Basterà per guarire definitivamente i rossoneri? Lo capiremo meglio sabato prossimo con la Roma. Potrebbe essere il primo di una serie di sorpassi. La caccia alla zona Europa è partita. Fiorentina, Lazio, Napoli e Inter sono avvisate.

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