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A due giornate dal giro di boa, la corsa Scudetto pare già aver detto tutto con la Vecchia Signora lanciatissima verso il Tricolore. E ora si sogna l'Europa...

Diciamoci la verità, nessuno credeva che l’Atalanta potesse interrompere il cammino imponente della Juventus. Però la superiorità dei bianconeri è stata imbarazzante, ed il 3 a 0 è il manifesto di quanto enorme sia il divario tra gli uomini di Conte ed il resto delle squadre del massimo campionato italiano. L’impressione è che la storia di questa Serie A possa trovare una conclusione molto prima di quanto abbiano previsto i più ottimisti esperti del caso.

Per carità, il fatto che l’Atalanta sia rimasta in dieci dopo 31  minuti ha sicuramente agevolato il compito, giù di per se non improbo, della Juventus. Immaginare, però, che gli orobici potessero, anche a parità di uomini, portare via punti a Pirlo e compagni, è però cosa ardua. E non per sminuire il valore, indiscutibile e di livello egregio, dei bergamaschi. Semplicemente perché la Juve ha una rosa di caratura troppo superiore rispetto a tutte le avversarie.

Altro che Napoli e Inter: questo club è tornato a livelli alti, toccando in Italia vette al momento irraggiungibili per chiunque cerchi di competere con esso, e le sconfitte subite proprio dai nerazzurri e dai campani in quest’ultima giornata non fanno che rafforzare il concetto.

Dovesse davvero arrivare Drogba tra qualche settimana, il campionato trascorrerebbe all’insegna dello sconforto per tutti coloro i quali non amino la Vecchia Signora. Se consideriamo che lo stradominio bianconero si sta realizzando senza la presenza in rosa di una punta di caratura mondiale, quale l’ivoriano, aldilà dell’età, è senza ombra di dubbio, il ragionamento lo si sottoscrive con maggior convinzione.

LA PARTITA | JUVE-ATALANTA 3-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

JUVENTUS
30
12
55%
6
0
5

ATALANTA
6
2
45%
8
1
1

La forza di questa Juve la si può anche dimostrare con un caso pragmatico relativo al match di ieri: mancava il regista difensivo, Bonucci, ed al suo posto si è disimpegnato egregiamente Marrone, che solo in un’occasione ha peccato di insicurezza. Eppure la difesa non ne ha risentito affatto, nonostante in luogo di una colonna portante come il viterbese, ci fosse un ragazzo ventiduenne che, di fatto, di mestiere fa il centrocampista. Niente male per davvero.

Oramai non esistono più aggettivi per definire la linea mediana bianconera. I tre di mezzo sono una meraviglia per gli amanti del calcio: non ci stanchiamo di dirlo, ma il mix di qualità e quantità che sono capaci di fornire Vidal, Pirlo e Marchisio è entusiasmante. Più che altro, sugli esterni, va registrato il lieve e naturale calo di Asamoah, il quale giustamente, dopo aver fatto tre mesi a ritmo forsennato, sta attraversando un lieve appannamento che, nonostante tutto, non gli impedisce comunque di giocare al di sotto della sufficienza.

Insomma, ci siamo affannati per mesi a cercare di trovare l’anti  Juve. Abbiamo ipotizzato potesse essere l’Inter di Stramaccioni o il Napoli di Mazzarri. Poi si è detto che solo gli stessi bianconeri avrebbero potuto ostacolare se stessi. La verità, però, è che non sembrano esistere elementi che possano impedire al momento, ai bianconeri, di vincere il secondo scudetto dell’era Conte.

Già, Conte. Un altro sul quale ci eravamo fatti tante domande. La più frequente delle quali era: ma la Juve saprà fare bene senza il suo allenatore in panchina? La sua assenza per quattro mesi quanto influirà? E ce n’era di pessimismo, eccome. Eppure eccoci qua, oggi, ad applaudire una squadra capace di vincere il titolo di Campione d’Inverno già con due settimane di anticipo. Titolo platonico, per carità, ma di per se indicativo del valore della squadra, vista la tempistica con cui l’abbiamo registrato.

La storia ammonisce: nel calcio tutto può accadere. E siamo tutti conosci del fatto che in Europa ci sono club ben più attrezzati della ‘Vecchia Signora’ per ambire alla conquista della Champions. Siamo però altrettanto consapevoli di come la Juventus sia, nel panorama nazionale, nettamente la più forte, nel senso più concreto del termine.

Oggi come oggi, immaginare che il tricolore possa finire altrove che non a Torino sembra pura utopia. Di mesi in mezzo ce ne sono tantissimi ma, attenendoci ai fatti, diversamente non possiamo proprio dire.

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