Quarto ko consecutivo per la squadra di Stramaccioni lontano da San Siro. Le note liete della serata sono state soprattutto due: Nagatomo e Guarin.
Da punto di forza, con 10 vittorie consecutive, a tallone d'Achille: le trasferte non sono più delle piacevoli scampagnate e all'Olimpico l'Inter incassa il quarto ko di fila lontano da San Siro, Europa League compresa. Il meno meritato, è vero, perché la prestazione è nettamente superiore a quanto visto a Bergamo, Parma e Kazan, ma la più pesante in termini di classifica: le inseguitrici si avvicinano (Lazio), possono accorciare (Fiorentina e Roma), possono scavalcarla (Napoli) e possono dormire sonni tranquilli, come la Juventus, che con una vittoria contro l'Atalanta manderebbe i nerazzurri a -7 e darebbe una spallata probabilmente decisiva alle loro speranze scudetto.Se contro il Napoli Zanetti e compagni erano stati davvero cinici (due tiri nello specchio nel primo tempo e altrettanti gol), ieri sera contro la Lazio la Dea Bendata si è voltata dall'altra parte, quando Guarin e Cassano hanno colpito nel giro di qualche minuto lo stesso palo, quello alla sinistra di Marchetti. Un campanello d'allarme molto chiaro ed infatti è arrivato come una doccia fredda il gol di Klose, mezzo zoppo ma sempre implacabile, in una delle poche sbavature della retroguardia nerazzurra. Prendere gol nel proprio momento migliore è una mazzata doppia e la generosità non basta per riportare in equilibrio un match il cui risultato più giusto sarebbe stato un pareggio.
| LA PARTITA | LAZIO-INTER 1-0 |
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TIRI IN PORTA POSSESSO ANGOLI CARTELLINI FUORIGIOCO |
LAZIO 13 3 52% 7 2 1 |
INTER 14 3 48% 6 2 1 |
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Bravo Strama a ridisegnare la squadra nella ripresa: 4-4-2 con Zanetti arretrato a destra, Guarin e Nagatomo larghi sulle fasce. Una squadra più equilibrata che ha cominciato a creare grattacapi ai capitolini e che ha aumentato la pressione con l'ingresso di Palacio al posto dell'acciaccato Cambiasso. L'Inter ha messo alle corde gli avversari, prendendo il comando del gioco e delle fasce, ma purtroppo la fortuna questa volta ha deciso di baciare la Lazio.
Le note liete della serata sono state soprattutto due: Nagatomo e Guarin. Il giapponese sta attraversando un momento di forma davvero smagliante, ha una grande sicurezza che gli permette di saltare l'uomo e con Cassano si trova a meraviglia non solo fuori dal campo. I maggiori pericoli, non a caso, sono arrivati dalla fascia sinistra, la sua di competenza. Il colombiano ha dimostrato ancora una volta che il periodo di appannamento è ormai alle spalle: personalità da vendere e un tiro sempre insidioso ne fanno uno dei giocatori più pericolosi in zona gol e allo stesso tempo fondamentale per il gioco di Stramaccioni.
Una cosa che desta qualche perplessità e preoccupazione è la scarsa qualità della panchina. Palacio e Juan Jesus a parte, gli altri che ieri sera si sono accomodati al fianco di Stramacciani non sono di certo all'altezza dei titolari. Una coperta corta che a lungo andare rischia di compromettere la stagione.
Ingiusto infierire sui vari Pasa, Duncan, Benassi e Mbaye, giovani che si affacciano timidamente alla prima squadra, si rimane basiti pensando che una squadra come l'Inter abbia in panchina gente come Jonathan, Silvestre, Mariga e Coutinho, cambi che ti fanno girare dall'altra parte. Il piccolo brasiliano è stato gettato nella mischia negli ultimi 10' (recupero compreso) con risultati nulli, confermandosi ancora una volta troppo acerbo.
Con Snejider sul piede di partenza, con Alvarez (finalmente) bocciato, a Strama non resta che sperare nel recupero di Obi, Chivu e Stankovic e nella ritrovata (?) vena spendacciona di Moratti, per avere nel proprio arco qualche freccia in più per puntare a un posto nella prossima Champions League.


