thumbnail Ciao,

Gli episodi di San Paolo-Tigre imbarazzano il mondo del calcio, ma fra 18 mesi il Brasile ospiterà i Mondiali. Intanto l'Italia viene troppo spesso snobbata e denigrata.

'Bochorno e verguenza', imbarazzo e vergogna. Sono le parole più usate dai giornali sudamericani all'alba del giorno dopo la finale di Coppa Sudamericana tra San Paolo e Tigre. Doveva essere uno spettacolo, uno spot per il calcio. Si è trasformato in un far-west, con pistole e manganelli a farla da padrone, dimenticandosi che l'unico vero protagonista della serata doveva essere il pallone.

Una società gloriosa e blasonata come il San Paolo non può permettere che si verifichino determinati episodi nella pancia del proprio stadio. Dov'è la tanto sbandierata sicurezza? Dov'è il rispetto delle regole? In Europa i tifosi del Napoli vengono costantemente monirati dagli ispettori Uefa, che aspettano soltanto che qualcuno di loro si sieda sulle scale per squalificare senza problemi il San Paolo.

Giocatori del Tigre aggrediti negli spogliatoi e minacciati con delle pistole: questo non è calcio
A San Paolo, invece, sono gli stessi addetti alla sicurezza a violare in toto il codice etico e quello sportivo. Nello spogliatoio del Tigre è successo il finimondo: porte e sedie distrutte, giocatori picchiati e minacciati con armi da fuoco. Alla 'festa' ha partecipato anche la polizia ed un responsabile del San Paolo. ma casualmente nè la terna arbitrale nè il funzionario della Conmebol hanno visto niente. C'è da crederci? O è soltanto a la cara e vecchia omertà di cui noi italiani veniamo sempre accusati?

Adesso non vogliamo di certo sforare nel patriottismo cosmico, ma dopo aver assistito a certe scene è inevitabile farsi due conti. L'Italia non ospita un Europeo dal 1980 ed un Mondiale dal 1990, i nostri stadi vengono (giustamente per carità) considerati tra i più brutti al mondo e privi dell'omologazione Uefa. L'ultima candidatura l'Italia l'ha presentata per Euro 2016, ma è stata eliminata alla votazione del primo turno ricevendo meno voti della Turchia, battuta nel ballottaggio finale dalla Francia.

Fra 18 mesi inizieranno i Mondiali in Brasile, ma una tappa di avvicinamento come quella di San Paolo non può e non deve passare inosservata. Qui si parla di una finale internazionale, 90 minuti che dovrebbero rappresentare una vetrina per il Sudamerica. Dichiarazioni come quelle della Policia Militar ("Sono stati gli argentini a provocare") palesano l'inadeguatezza di certi settori. Perchè nessun accenno di rissa, nessuna provocazione giustifica una tale reazione.

A questo punto la domanda principale è questa: e se fosse successo in Italia? Non ne saremmo più usciti tra bombardamenti mediatici, etichette di mafiosi e critiche da parte dei Blatter e dei Platini di turno. La verità, però, è che qui certe cose non succedono. In mezzo ai nostri brutti stadi ed ai nostri mille difetti avremmo meritato tanto quanto il Brasile di poter organizzare una manifestazione continentale.

Infine l'antisportività, quella non si costruisce col cemento. E se fosse successo in Italia che i giocatori festeggiavano in campo senza problemi dopo che l'altra squadra si era ritirata a fine primo tempo in seguito a percosse e minacce? Quanto ancora avremo dovuto aspettare prima di poter ospitare un Mondiale, un Europeo, o soltanto una finale di Champions o Europa League? Forse per sempre.

In fin dei conti il nostro calcio sarà arretrato, povero e malato. Ma ha ancora tanto da insegnare.


Sullo stesso argomento