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I rossoneri si stanno specializzando nelle rimonte, nelle singole partite e in generale: si ripropone il tipico trend delle squadre di Allegri, occhio al Milan diesel...

Ad Allegri ed al Milan piace rimontare. Ormai é un dato di fatto. Il gusto dell'impresa, del rischio, del brivido, della sensazione che provoca il soffrire per raggiungere un obiettivo o forse più semplicemente la non capacità di essere subito come dicono i ragazzi, visto che é un Milan giovane, sul pezzo.

Allegri partì a Cagliari con cinque sconfitte, l'anno dello Scudetto non iniziò affatto bene ed anche l'anno passato fu un campionato quasi tutto ad inseguire. Voglia di essere formica contro le cicale o sindrome da tartaruga contro il coniglio. Difficile dirlo ma sta di fatto che al mister rossonero le cose semplici non piacciono o forse non gli vengono.

Quest'anno forse, con la partenza da incubo,  ha voluto esagerare, ha esagerato, ma ora, come ogni anno si sta riprendendo. Si sta riprendendo lui, sta riprendendo in mano la squadra ed i risultati si vedono. Si dice che un bravo allenatore lo si vede quando i suoi giocatori gli assomigliano, quando gli undici in campo giocano un calcio che rispecchia il mister.

LA PARTITA | TORINO-MILAN 2-4

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

TORINO
11
3
51%
4
4
2

MILAN
15
7
49%
4
2
0

Beh allora in questo caso, questo Milan é la fotocopia, il sosia di Allegri. Per il modulo, l'atteggiamento, forse anche, ma soprattutto per la capacità di complicarsi le cose, di lottare, di recuperare e di rimontare.

Palermo, Napoli, Catania ed ora Torino. Milan in svantaggio e poi bravo a non disunirsi e rifarsi sotto. Un diesel, ultimamente con il turbo, che parte a rilento per uscire alla distanza.

Il Milan ha trovato consapevolezza e fiducia. Non si smarrisce e giocando a volte bene e a volte meno, sta trovando continuità, risultati, un De Sciglio imprescindibile, un El Shaarawy che in un modo o nell'altro segna sempre, una difesa attenta e tante cose buone per il futuro.

Dispiace per l'infortunio di De Jong ed ora il Milan spera di trovare o meglio ritrovare Muntari. In un mondo, quello di Milanello, dove si rimonta e si trovano belle cose,  l'unico a non rimontare la sfortuna, i dolori ed a ritrovare sé stesso é Pato.

Pensarlo davvero, come ha detto il Presidente, davanti allo specchio a chiedersi "chi sono" é un'immagine triste e che non può che far nascere la voglia di stargli vicino. Qui ormai non é questione di impegno, di allenamenti sbagliati, di muscolatura fragile.

Qui é qualcosa di più, é un dramma sportivo e umano che deve essere rispettato e che se si ama il Milan ed il calcio, va vissuto al fianco di un ragazzo di soli ventitre anni.

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