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Conte è mancato alla squadra almeno tanto quanto la squadra è mancata a lui. Con lui in panchina, il campionato oggi sarebbe forse già finito.

La nostra posizione su Antonio Conte l'abbiamo espressa tante volte: il vero fuoriclasse in bianconero, oggi, è lui. Non l'unico, perché anche Pirlo e Buffon fanno parte della schiera, ma il principale artefice di questa sorprendente Juve – cui in pochi all'inizio della stagione scorsa preconizzavano un futuro radioso come il presente – è indubbiamente il suo allenatore.

LA JUVE SENZA CONTE IN PANCHINA
22 Partite stagionali
50 Punti raccolti
15 Vittorie
5 Pareggi
2 Sconfitte
 2,27 Media-punti a partita

Il suo principale merito è stato quello di aver restituito fiducia ad un gruppo “depresso” dagli ultimi deludenti risultati, avergli ridato mentalità vincente e voglia di lottare. Le alchimie tecnico-tattiche – comunque eccellenti, perché lui che passava per integralista del 4-2-4 ha modellato la sua squadra in base alle caratteristiche dei suoi giocatori con un 3-5-2 decisamente lontano dal suo credo – sono state un'appendice, per quanto importante, al libro dei successi.

Al momento della squalifica, abbiamo assistito ad un dibattito tra minimizzatori – per i quali la sua assenza non avrebbe pesato perché è il lavoro quotidiano a generare le prestazioni in campo – e pessimisti – per i quali invece sarebbe stato un disastro. Come spesso capita, la verità sta probabilmente in mezzo: ancora oggi, visti i risultati della Juve, in molti sostengono la tesi “minimalista”, che – però – non ci convince.

Conte è mancato alla squadra almeno tanto quanto la squadra è mancata a lui. Lo si è visto nei cali di tensione accusati, paradossalmente – tra l'altro – nelle partite più sentite: nessuno ci toglie dalla testa che con lui in panchina la Juve non avrebbe perso né contro l'Inter né, tanto meno, contro un Milan rilanciato proprio da quella vittoria. O, almeno, non avrebbe sbagliato l'approccio alla partita, scendendo in campo molle, svagata e presuntuosa, agevolando il compito delle sue rivali.

Non è, però, solo una questione di approccio: Conte legge le partite le gioca, dalla linea laterale, ma le gioca. Le studia, le legge, le interpreta e le manovra. Poterlo fare in diretta, e non in differita, fa una grande differenza. Non poter intervenire tempestivamente, non potersi anche confrontare personalmente coi suoi calciatori, i suoi assistenti, non poterli ribaltare nell'intervallo se le cose non vanno, pungolare l'ozioso Mirko, spronare il soldatino Seba, incitare il guerriero Vidal dal vivo, alla Juve, è costato moltissimo, anche in termini di punti e checché ne dica la classifica. La verità è che, probabilmente, con Conte in panchina, oggi il campionato sarebbe già finito...

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