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I bianconeri ritrovano l'autorità e il prestigio europeo, ma c'è ancora tanta strada da fare: il bello arriva ora e con un attaccante di livello si può pensare in grande.

E ora ci si diverte. La qualificazione della Juventus agli ottavi di Champions va celebrata con tutti gli onori del caso, perché giunta in un girone altamente complicato, eliminando niente di meno che i campioni in carica e facendolo con grande personalità. La squadra di Conte, insomma, ha dimostrato di essere matura anche per l’Europa. E questa è una splendida notizia per la società bianconera, ma anche per tutto il movimento calcistico italiano, che aveva bisogno di un’iniezione di autostima.

Il primo posto nel girone, poi, ha due effetti: il primo - quello più materiale - di evitare avversari decisamente più pericolosi, l’altro – quello più astratto, ma non meno importante – di restituire alla Juve quell’aurea di squadra altrettanto pericolosa, perché blasonata, ma soprattutto quadrata, tosta, temibile. E anche questo serve. Fa parte di quel background di cui parlavamo qualche tempo fa, di quel bagaglio intangibile, ma non per questo meno rilevante, che una squadra si costruisce nel tempo.

LA CAVALCATA BIANCONERA
19/11 - Chelsea-Juventus 2-2
02/10 - Juventus-Shakhtar 1-1
23/10 - N'sjaelland-Juventus 1-1
07/11 - Juventus-N'sjaelland 4-0
20/11 - Juventus-Chelsea 3-0
05/12 - Shakhtar-Juventus 0-1
La chiamano anche esperienza, se volete, una caratteristica imprescindibile per una squadra e una società che ambisce a rinfrescare il curriculum, a rispolverare il suo DNA dopo un periodo difficile. E in questo, la qualificazione ottenuta, per di più come prima nel girone, è un pilastro nella ricostruzione.  Ora, però, dopo le fondamenta, è giunto il momento di tirar su mura solide. L’occasione, infatti, è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.

A guardare le potenziali avversarie della Juve agli ottavi, è evidente che solo il Real Madrid sarebbe la squadra da evitare. Sulla carta, perché questa Juve se la gioca contro chiunque. Andare avanti nella competizione darebbe ulteriore personalità ad una squadra che, comunque, già di suo, ne ha acquisita un bel po’ e non si vergogna di ostentarla. Evidenti, in questo, i meriti del suo allenatore, che ha forgiato il carattere e trasfuso mentalità vincente, oltre che darle un’anima dal punto di vista tecnico-tattico.

L’errore da evitare, adesso, sarebbe quello di sopravvalutare un risultato sì importante, ma comunque parziale: è sostanzialmente una vittoria di tappa in una corsa lunga. Nessuno pensa che il trionfo finale sia alla portata ma giocarsela fino all’ultimo sarebbe fondamentale per tutto quanto detto prima. Per farlo, però, questa squadra ha bisogno di ritocchi importanti e il mercato di gennaio va sfruttato a dovere. Chi dice che questa Juve segna tanto, con tanti giocatori e una manovra fluida e varia, non sbaglia, ma dimentica che lo fa senza attaccanti.

Cosa sarebbe questa Juve con una punta da 20 goal a stagione?
La domanda alla quale bisognerebbe rispondere è questa: cosa sarebbe questa Juve con una punta da 20 goal a stagione? Perché è vero che Giovinco si sta rivelando un elemento importante, ma è altrettanto indubbio che il Vucinic recente è una lampadina difettosa che si accende solo quando ne ha voglia (e sempre più raramente), mentre Quagliarella e Matri, escluso qualche exploit, son già finiti nel bidone della raccolta differenziata (Matri lo recuperiamo per un Pazzini, Quagliarella è pronto per il bancone del mercatino dell’usato per sanare qualche lacuna). Su Bentdner, meglio soprassedere.

D’accordo, non è un solo giocatore che può fare la differenza, la Juve è un gruppo solido, una squadra tosta, dalla fisionomia ben precisa. Il suo top player è il gioco. Tutto vero. Ci permettiamo solo un piccolo interrogativo: voi pensate che il Chelsea dello scorso anno avrebbe vinto la Champions se non avesse avuto Drogba?

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