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Troppo forte il divario tecnico tra la squadra di Bergodi e quella di Mazzarri. La speranza adesso è che a gennaio il presidente possa mantenere le promesse.

I cinque goal non fanno notizia più di tanto. Nessuna sorpresa. Napoli-Pescara sarà stata probabilmente ignorata anche dagli scommettitori, un "1" fin troppo fisso per tentare vincite clamorose. Gli azzurri non rovinano il pranzo domenicale ai tifosi, anzi, la fame di successi non può che aumentare quando la classifica recita -2 dalla Juve.

Insigne brilla, Hamsik dirige, Cavani segna, tutto molto bello. O quasi. Dalla testata di Bjarnason al rigore di Cavani che ha spianato la goleada: in mezzo quei 30 minuti di gioco in cui in molti si sono chiesti se potesse finire come contro Torino e Milan, con gli azzurri in evidente calo di concentrazione e gli uomini di Bergodi che con l'incoscienza di chi non ha più nulla da perdere hanno provato a rovinare il pomeriggio dei partenopei.

LA PARTITA | NAPOLI-PESCARA 5-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

NAPOLI
27
12
58%
7
2
3

PESCARA
6
1
42%
5
3
0

Ma stavolta è il divario tecnico che ha fatto la differenza: azzurri devastanti in mediana con un onnipresente Behrami e Inler finalmente incisivo e determinante in entrambe le fasi.

E troppo forti lì davanti, con Cavani che ha firmato il diciassettesimo centro in altrettante partite, sempre più lanciato verso la conquista di un posto nella storia del club e del trono dei top scorer: El Shaarawy lo ha già intravisto negli specchietti, il Matador sta arrivando, è solo questione di minuti da giocare.

Insomma, in queste condizioni sarebbe stato quasi impossibile perdere punti. Nemmeno se al Pescara avessero concesso il - netto - rigore a favore.

Tuttavia, non si può non essere costretti a confinare in quarantena i soliti virus da palle alte: che siano cross o calci piazzati, nei duelli aerei i difensori azzurri mostrano ancora le solite incertezze che impietosamente si traducono in goal subiti.

Le notizie più interessanti sono invece arrivate dalle viscere dello stadio, da quello spicchio di spogliatoi riservato alle tv a pagamento. "Voglio essere competitivo, sono pronto a fare investimenti per grandi calciatori, non ci tireremo indietro": letto, firmato e sottoscritto da Aurelio De Laurentiis, comandante in capo, padre padrone.

Il quale ha interrotto il lungo silenzio dell'esilio americano con una dichiarazione che ha il sapore di promessa e l'intento di sfida. Parole importanti, che da sole bastano a scatenare la fantasia dei tifosi un attimo dopo essere state pronunciate.

Che a gennaio dovranno trasformarsi in assegni versati e contratti firmati, buoni per colmare le lacune con risorse tecniche su cui poter fare affidamento da subito.

Se davvero si vorrà restare lassù, nei piani alti, a lottare per lo scudetto. E niente ripensamenti dell'ultimo minuto: dopo le parole del presidente ormai ci credono tutti.

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