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I bianconeri dominano il Torino. Adesso serve sfruttare l’onda positiva in Ucraina dove, mancando Marchisio, ci si affiderà ad un Pirlo che ieri ha riposato...

Dopo la sconfitta patita a San Siro, con il contorno di una prestazione a dir poco abulica, alla Juventus serviva assolutamente una vittoria. Non tanto per la classifica, comunque da tenere in conto vista la pericolosa vicinanza del Napoli, quanto perchè andare a giocare in quel di Donetsk con un derby perso sul groppone avrebbe reso due volte più difficile il discorso qualificazione.

E invece i bianconeri hanno matato il Torino senza grossi patemi: il 3 a 0 è arrivato infatti senza chissà quale dispendio di energie, con una facilità impressionante, considerato anche che i granata sono rimasti in dieci per un'ora circa. Ma del resto, se Glik ha deciso di vestire i panni del folle di turno, la colpa non va certo ascritta alla Juventus. Che, dopo una ventina di minuti vissuti sull'altalena, ha preso in mano le redini del match e non le ha più mollate, neutralizzando ben presto la compagine granata.

LA PARTITA | JUVENTUS-TORINO 3-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

JUVENTUS
24
10
60%
13
4
1

TORINO
5
2
40%
2
2
1

A fare effetto, ancora una volta, è stata la linea mediana dei bianconeri. Marchisio, come di consueto, ha fatto, com'è nelle sue corde, il diavolo a quattro, percorrendo il campo in lungo e largo, arraffando palloni, dando il via alla costruzione del gioco e finalizzando due palloni come meraviglia comanda. I tempi di inserimento del 'Principino' li conosciamo tutti, ma il ragazzo non smette davvero di stupire, come nel
caso del colpo di testa in tuffo con il quale ha sbloccato il match.

La terza segnatura è la più classica e gradita ciliegina delle torte: assist al bacio di petto, da delizia per gli occhi, recapitato da Vucinic, e sinistro chirurgico di Marchisio a testimoniare un  fiuto del goal dieci volte più grande di quello di Bendtner, che di mestiere fa il centravanti di buona volontà.

Perfetto alter ego di Marchisio è stato Pogba: signori, ieri sera è andata in onda l'ennesima riprova di come ci troviamo di fronte ad un quasi campione. E se utilizziamo il quasi è solamente perchè preferiamo vestirci di prudenza, data la giovane età del francese. Ma davvero, questo centrocampista strappato allo United è gioiello sopraffino: corre come un dannato, va  a caccia dell'avversario (nel senso buono del termine), ed ha gli stessi tempi di inserimento del compagno di reparto col numero 8 sulle spalle. Solo che, stavolta, ha fatto sfoggio di imprecisione, a differenza del passato. Avrebbe potuto fare due e persino tre goal, ma sul tabellino il suo nome non lo si è potuto leggere. Che personalità, però!

Attenzione però, la Juve non è stata solo Marchisio e Pogba. Giovinco inizia a dare importanti segnali di progresso. Cresce la Formica Atomica, sta studiando da grande ed ha capito che la strada verso il successo è impervia, fatta anche di critiche a volte eccessive, di tanto sudore e fatica, e di rospi amari da ingoiare. Ieri però, il boccone è stato dolcissimo, ed è stato servito direttamente dal diretto interessato sotto forma di doppia portata: assist al bacio per l'amico Marchisio e goal di rara bellezza con tanto di tunnel al malcapitato avversario.

Insomma, mai come oggi, ad apporre la firma sulla vittoria della Juventus è stata la Cantera: Giovinco e Marchisio hanno impresso a fuoco il loro marchio sul primo derby stagionale, contro un avversario che, una volta rimasto in inferiorità numerica, nulla ha potuto contro tale effervescenza.

Volendo continuare con gli aspetti positivi, va registrato il buon impatto avuto dalla squadra col ritorno al 4-3-3: una tattica che non si vedeva da parecchio tempo,  da molti invocata a più riprese ed utilizzata per causa di forza maggiore (indisponibilità di Chiellini e Caceres) e per manifesta sfiducia nei confronti del povero Lucio. Certo, in molti obietteranno che la Juve ha avuto vita troppo facile, una volta rimasta in superiorità numerica, dunque si renderebbero necessari test ben più attendibili. Obiezione parzialmente accolta, ma nel frattempo ci si accontenta, eccome, di quanto visto ieri.

Ma riusciamo a trovare un aspetto negativo in questa serata? Forse sì. E ci riferiamo all'ennesima bocciatura per Alessandro Matri. Passi per la panchina iniziale, ma vedere, dal primo minuto della ripresa,
in luogo di Giaccherini, lo spilungone Bendtner piuttosto che l'ex attaccante del Cagliari, sa di decisione già presa. E’ evidente come Matri, nella scala gerarchica di Conte, sia scaduto al quinto ed ultimo posto. Il profumo di cessione è forte. Peccato, perchè rimaniamo convinti del valore del calciatore, di indubbio livello.

Ad ogni modo, adesso bisogna proiettare i pensieri a mercoledì. Una vittoria di questo tipo, in una stracittadina così sentita, deve fungere da carburante emotivo in quel di Donetsk. Lì il grado di difficoltà sarà ben superiore: un clima sicuramente più rigido di quello piemontese, il calore dei tifosi della Donbass Arena e l'assenza, probabilissima, di qualche emulo di Glik, renderà più complicata la vita ai bianconeri. L'obiettivo è comunque a portata di mano. In tal senso, il risparmio energetico di Chiellini e Vidal è oro colato e peccato che mancherà la sinfonia del Principino, squalificato. Chissà, magari toccherà a Pirlo tornare a dispensare calcio champagne, dopo il riposino di cui ha goduto nel derby…

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