L'allenatore nerazzurro si è assunto le responsabilità sull'esclusione di Sneijder, giustificando il tutto con una scelta tecnica, alquanto difficile da credere reale...
Il polverone sollevato è di quelli che solo dopo alcune settimane comincerà a diradarsi. Il cielo grigio di questi giorni alla Pinetina è reso ancora più cupo dal caso Sneijder, una diatriba che rischia di finire davanti alla Fifa, una pagina triste che poteva benissimo rimanere nascosta, sottotraccia, almeno fino a gennaio, quando nessuno avrebbe gridato allo scandalo in caso di cessione dell'olandese, magari davanti a una buona offerta e quindi vittima sacrificale all'altare del fair play finanziario.Invece il bubbone è scoppiato in un momento non facile per la squadra, in netto calo di rendimento e risultati, in un momento in cui Sneijder avrebbe fatto comodo, sia per la squalifica di Cassano che per dare un po' di qualità a una compagine che in campo ne ha davvero poca e sopratutto senza continuità.
Se è chiaro anche ai sassi che il fantasista di Utrecht rimarrà fuori fino a quando non cederà all'aut aut della società (e quindi spalmerà il suo lauto ingaggio di 6 milioni di euro), perché tecnico (Stramaccioni) e dirigenza (Moratti proprio ieri da New York) si ostinano a dire che il giocatore non viene convocato per scelta tecnica? Se così fosse, ci spiace dirlo, dubiteremmo delle capacità professionali di Stramaccioni, perché uno Sneijder anche al 40-50% della condizione vale più di tutti i centrocampisti che erano seduti in panchina lunedì sera contro il Parma, ovvero Pereira, Mariga, Benassi, Romanò, Duncan e Coutinho. Non si sarebbe scandalizzato nessuno se uno dei ragazzotti della Primavera avesse lasciato spazio al rientrante olandese.
|
Parole di un perfetto aziendalista, non certo di un allenatore capace, perché nessuno al mondo può credere che i vari Benassi, Romanò e Duncan siano migliori del bistrattato orange. Un harakiri in piena regola, che rischia di essere reiterato per qualche altra settimana. La verità di questo scaricabarile poco edificante è che l'attenzione sul caso è aumentata in modo esponenziale e il rischio accusa di mobbing è dietro l'angolo. L'Inter sembra aver studiato a tavolino molto bene ogni mossa e infatti non ha messo fuori rosa il calciatore e gli consente di allenarsi regolarmente con i compagni. Il sindacato mondiale dei calciatori professionisti, però, non ci sta, ha alzato la voce ed è pronto a farsi sentire davanti a Uefa e Fifa. Il braccio di ferro rischia di essere lungo e di finire in tribunale.
L'Inter ha le sue buone ragioni, ma la tempistica lascia molto a desiderare, così come aver reso pubblico la diatriba appare una mossa molto populistica, visto che è normale che agli occhi dell'opinione pubblica, tanto più in un momento di crisi economica come questo, dà un certo fastidio vedere un calciatore ricco e famoso fare le bizze per una manciata di milioni di euro in meno nella già invidiabile busta paga. Per fortuna gennaio è ormai dietro l'angolo e in queste settimane non resta che limitare i danni. Tornare alla vittoria al più presto è il modo migliore per lasciarsi alle spalle ogni polemica...

