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I bianconeri dovranno fare attenzione alle alchimie tattiche di Ventura, che col suo 4-2-4 potrebbe mettere in difficoltà la difesa della Juve. Occhio, poi, ai duelli sulle fasce.

Probabilmente, se Conte avesse potuto scegliere una partita da evitare prima della sfida decisiva di Champions, avrebbe puntato il dito sul derby. A quattro giorni dalla trasferta di Donetsk, infatti, ci voleva tutto tranne che una partita tirata, a livello fisico ma soprattutto nervoso. Una gara con tante insidie, una classica sfida in cui i bianconeri hanno tutto da perdere.

JUVE 'ALLA VENTURA'

Toh chi si rivede, dirà qualche bianconero al momento di uscire dal tunnel. Già, perché se è vero che il Toro non vince il derby da 17 anni, c'è qualcuno che ci è riuscito non troppo tempo fa. E' proprio Giampiero Ventura, che il 29 agosto del 2010 puniva la prima uscita di quella che veniva considerata l'armata di Del Neri. Lui, il mister granata, era sulla panchina di quel Bari che piegò i più quotati avversari grazie ad una rete di Donati, ma soprattutto con una prestazione da incorniciare, con la Juve che tentava un pressing alto, costantemente superato con un palleggio sopraffino.

Il principale artefice? Guarda caso Gillet, anche lui oggi al Toro e probabilmente voluto fortemente da Ventura per la qualità delle sue giocate coi piedi, oltre a quelle altrettanto sublimi con le mani: i ragazzi di Del Neri andavano alla ricerca del pallone ai limiti dell'area avversaria, ma quel Bari era maestro di giro-palla e usciva in modo manovrato per poi colpire in ripartenza la sguarnita retroguardia bianconera. Finì 1-0, ma potevano essere due, tre, quattro e forse più. Quella serata se la ricorderanno certamente Storari, Bonucci, Chiellini, De Ceglie, Marchisio, Pepe e Quagliarella, che l'hanno vissuta da “protagonisti” in campo, ma anche Gazzi e Salvatore Masiello che erano dall'altra parte.

SPEGNERE LA LUCE

E' vero, questa non è la Juve di Del Neri, è cresciuta l'autostima, la consapevolezza, ma soprattutto la qualità. Non è cambiato, però, Ventura, un grande santone del nostro calcio, che avrà studiato l'avversario a memoria e avrà catechizzato a dovere i suoi, sperando anche che i bianconeri siano distratti dall'importantissimo e imminente impegno di Champions che vale una stagione. Ma come affronterà la gara il Toro?

Di certo Ventura non può essere considerato un catenacciaro, con i suoi 4 attaccanti può mettere in grande difficoltà la retroguardia a 3 bianconera. Per la squadra di Conte, sarebbe praticamente un inedito: non è raro, infatti, vedere la Juve lasciare i propri difensori in parità numerica con gli avversari, ma questa è la prima volta che potrebbero ritrovarsi addirittura in inferiorità.

Facile immaginare un pressing altissimo degli avanti granata, ad impedire a Bonucci&soci di ricominciare l'azione in modo manovrato da dietro: lo ha fatto l'Inter, il Milan ha copiato la tattica vincente, Ventura l'aveva praticamente inaugurata già due anni fa quando era a Bari e smorzava gli entusiasmi dei ragazzi di Del Neri. L'altra mossa facilmente prevedibile, è la “marcatura” su Pirlo: come detto, Ventura non ama il calcio speculativo, ma un occhio di riguardo al regista bianconero lo riserverà certamente. Toccherà probabilmente a Meggiorini o a chi ne farà le veci.

GIU' DALLA TORRE

Buffon, dunque, sarà quasi sicuramente costretto al rilancio lungo a scavalcare il primo pressing e, dunque, le prime due fonti di gioco – Bonucci e Pirlo – per raggiungere già gli attaccanti e giocare sulla seconda palla. Per questo, forse, giocatori come Matri o Bendtner – come caratteristiche e per centimetri – potrebbero tornare più utili di un Giovinco, tanto per non fare un nome a caso.

La coppia Matri-Vucinic, ad esempio, abbinerebbe quella prestanza fisica necessaria per battagliare con due mastini come Glik e Ogbonna, alle doti tecniche e di imprevedibilità fondamentali per giocare tra le linee e guidare le ripartenze. Immaginatevi, tanto per capirci, questa scena: su rimessa dal fondo di Buffon, Cerci su Chiellini, Santana su Barzagli, Bianchi su Bonucci e Meggiorini su Pirlo, il portiere bianconero costretto a cercare gli attaccanti, Vucinic e Giovinco vanno a saltare contrastati da Glik e Ogbonna. E quante ne vedono?

Pensate, invece, a Matri che sporca un rinvio, contende un pallone, che finisce sui piedi di Marchisio: saltato il primo pressing, la Juve si ritroverebbe davanti un toro che difende con soli 5-6 elementi e la possibilità di fare male con gli inserimenti di Marchisio, appunto, Pogba, ma soprattutto Asamoah o Giaccherini da una parte, Lichtsteiner o chi per lui dall'altra. Perché è indubbio che “l'altro” derby, oltre che in panchina, si giocherà sulle fasce...

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