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Nei giorni dei tormenti per il trequartista olandese, un po' di storia recente delle cessioni eccellenti dei nerazzurri: dopo le partenze pochi sorrisi...

I primi passi verso un cambiamento risalgono all'estate post Triplete. Mario Balotelli è stato il primo grande sacrificato nel nome del fair play finanziario, l'anno seguente è toccato a Samuel Eto'o, ma non ci sono dubbi che è il 2012 l'anno della grande Rivoluzione Inter. I deludenti risultati già evidenti nello scorso gennaio hanno dato un forte impulso all'inizio di un nuovo corso, fondato sull'austerity, sui giovani e in particolare sul contenimento degli ingaggi.

Stop agli stipendi folli e di conseguenza addio ai top players: i nuovi campioni cresceranno in casa o saranno cercati a costi contenuti. Una politica che si è abbattuta come una mannaia sulla squadra nerazzurra, dove Wesley Sneijder è solo l'ultimo di una lista che si allunga sempre più. Nel 2012, tra chi è stato scaricato e chi si è rifiutato di spalmare il proprio lauto ingaggio, ne hanno fatto le spese uomini simbolo di quell'Inter tornata sul tetto d'Europa e del mondo dopo oltre 40 anni.

Lontano da Milano, però, non sono tutte rose e fiori e i vari Thiago Motta, Julio Cesar, Maicon e Lucio stanno capendo sulla loro pelle quanto sia difficile ricominciare e trovare nuovi e vincenti stimoli da un'altra parte. Sneijder è avvisato: lontano da Milano si rischia di affondare senza più riuscire a risalire. Vediamo nel dettaglio come se la passano i grandi 'epurati' di questo 2012, anno in cui la sforbiciata all'Inter del Triplete è stata più decisa.

THIAGO MOTTA –  Arrivato a gennaio in scadenza di contratto, ha aspettato una chiamata da Branca per il rinnovo e dinanzi alle titubanze della dirigenza nerazzurra ha ceduto alle lusinghe del PSG. I francesi, a dire la verità, non ci hanno messo troppo a convincerlo: un assegno di 4,5 milioni di euro per i prossimi quattro anni gli hanno fatto lasciare Milano con il sorriso sulle labbra. All'Inter Motta guadagnava 3 milioni e la cifra messa in tavola dai francesi a Moratti non è mai passata per l'anticamera del cervello.

Sbarcato in Francia per vincere la Ligue 1, il primo tentativo è andato a vuoto. Ma il peggio doveva ancora arrivare sotto forma di infortuni. Infortunatosi nella finale europea contro la Spagna, per l'italo-brasiliano è stato l'inizio di un'escalation di problemi muscolari che lo hanno relegato ai margini. Sono solo quattro le presenze stagionali, offuscato dalla stella di Marco Verratti, nuovo idolo della Parigi che vuole tornare capitale anche del calcio francese.

JULIO CESAR – Per i tifosi nerazzurri è stata la rinuncia più dolorosa, un campione dentro e fuori dal campo. Il portiere brasiliano, messo alle strette dalla richiesta di spalmatura e accantonato dopo l'arrivo di Handanovic, è andato a Londra, sponda QPR, in cerca di fortuna. Dopo quasi tre mesi, la Dea Bendata ancora non si vede da quelle parti, visto che gli Hoops sono ultimi in Premier con soli 5 punti in 14 partite e ancora a secco di vittorie.

Julio Cesar ha alternato buone prestazioni a qualche amnesia di troppo, ma non è facile giocare in una squadra che concede tanto e dove sei sempre sollecitato. Come se non bastasse nell'ultimo turno contro il Sunderland è uscito dopo 45' per un problema all'inguine ancora da valutare. Il nuovo manager Herry Redknapp punta su di lui (“è un grandissimo portiere, ha vinto tutto nella sua carriera”), ma Julio meritava un epilogo di carriera con un po' meno delusioni e patemi.

MAICON – Da un brasiliano a un altro che ha scelto la Premier League, per trovare nuovi stimoli ma anche per continuare a guadagnare una montagna di euro. Proprio nell'ultimo giorno di calciomercato, Maicon ha lasciato l'Inter (con il quale era in scadenza nel giugno 2013) e ha scelto di riabbracciare il suo vecchio mentore Roberto Mancini al Manchester City, convinto da un assegno stagionale di 4,5 milioni di euro per i prossimi tre anni.

Arrivato a Manchester con grandi speranze, dopo meno di tre mesi si trova fuori già dalla Champions League e il suo impatto, a causa di un infortunio alla caviglia che lo ha tenuto fermo ai box quasi due mesi, è stato poco incisivo: quattro le presenze in campionato e solo due in Champions League, una delle quali al debutto al Santiago Bernabeu, dove Cristiano Ronaldo lo ha fatto letteralmente ammattire.

LUCIO – Dei tre brasiliani è quello che se ne è andato con il dente più avvelenato, probabilmente perché scaricato dopo una stagione disastrosa. A 34 anni è arrivata la chiamata della Juventus a cui Lucio non ha saputo dire no. Niente di male, è un professionista. Ciò che stona e che ha rovinato il suo rapporto con i tifosi, dopo che in tre anni di Inter mai una parola fuori posto, è stata una sua frase nel giorno della presentazione alla Juve: era il 15 luglio quando il difensore brasiliano alla domanda se la Juve avesse 28 o 30 scudetti rispose “la cosa giusta l’ha detta il presidente...”.

Apriti cielo, in pochi secondi sono stati cancellati agli occhi dei tifosi nerazzurri tre stagioni di alti e bassi. Anche per lui, però, la nuova esperienza si sta rivelando poco fruttifera: 4 presenze in stagione, di cui solo una in campionato. Arrivato come primo cambio nella difesa a tre, l'ex nazionale verdeoro non ha mai convinto appieno Conte, che gli ha preferito anche Caceres o il giovane Marrone quando era il momento di far rifiatare uno tra Chiellini, Barzagli e Bonucci. Le valige in casa Lucio sono già pronte: a gennaio la prossima tappa della sua carriera sarà in Turchia.

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