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I rossoblù sono stati sconfitti nella partita più sentita, quella contro Napoli. 1-0 firmato Hamsik in un ​Is Arenas ​tutto esaurito per la prima volta. Stadio, sarà arma in più.

La maggior parte delle volte, quando si aspetta un evento in particolare, si rimane delusi. E' successo ieri in quel di Quartu, dove il Cagliari è stato sconfitto nella partita più sentita, quella contro il Napoli. 1-0 firmato Hamsik in un Is Arenas tutto esaurito per la prima volta nella propria storia.

COSA VA -
Si parte proprio dallo stadio, finalmente completo. Cellino ha ultimato la sua creatura, visto ilsuo sogno d'impianto divenire realtà. Pian piano, con il proseguo della stagione, si rivelerà un punto importantissimo per la squadra di Pulga-Lopez.

Parlando di tattica, invece, una volta che il primo passaggio va a buon fine l'azione rossoblù si sviluppa alla perfezione. Il 4-3-1-2 è sicuramente la strada da seguire nonostante il k.o contro i partenopei, ma stavolta non ha inciso, causa assenze.

La grinta dei centrocampisti centrali Nainggolan e Conti (sopratutto il primo) non è mai venuta meno, mentre Sau ha creato appresione nelle ripartenze alla difesa ospite. Continua a crescere e a proporsi Avelar, sempre più utile in fase offensiva. Meno in quella...

COSA NON VA – ...difensiva. Il brasiliano ex Schalke non pare aver attitudine alla retroguardia, serve lavorare su questo aspetto. Nenè è l'anti-continuità: partita ottima contro il Siena, male contro il Catania, bene contro l'Inter, fuori forma contro il Napoli. Fate voi i conti.

Si diceva, i passaggi. Se il primo va a buon fine l'azione fa esplodere il tifo e gli applausi. Il problema di base, però, è che contro i campani quasi mai si è azzeccato il primo tocco, lanci sballati e traversoni da dimenticare.

Infine la mancanza di un ariete. Larrivey non è mai stato un bomber, ma era ottimo nel gioco di sponda. Pinilla è ancora a secco tra infortuni, sfortuna e prestazioni flop: serve recuperarlo appieno per piazzarlo al centro dell'attacco così da sfruttare calci d'angolo e palle inattive. Magari pescando dal mercato a gennaio per una sicura seconda scelta.

TOP E FLOP – Top assoluto di casa rossoblù Radja Nainngolan, guerriero e idolo dei 16.000 dell'Is Arenas. Si lancia, recupera palloni, prova qualche numero d'alta scuola. Riuscendoci. E' tornato quello di qualche tempo fa.

Bene anche Marco Sau, per lo meno attivo in fase di ripartenza, e capitan Conti, lucido nel passaggio e nella costruzione del gioco. Non ha costruito azioni pericolose, invece, Thiago Ribeiro, chiamato a sostituire Cossu: in tal ruolo, in passato, aveva fatto bene. Non contro il Napoli, dove ha sbagliato una caterva di palloni.

Dispiace ripeterlo, ma anche Ibarbo, ancora una volta, entra nella categoria flop: entra 10', pare già stanco dopo il primo pallone. Si intestardisce nel dribbling, guadagna qualche fallo laterale. Ha potenzialità enormi e una velocità incredibile, ma manca ancora di coordinazione, voglia e decisione in attacco.

CONSIGLI PER IL MISTER – Perdere contro il Napoli non è iniezione di fiducia: dopo l'Inter, però, troppi elogi: piedi per terra e lavorare in vista del prossimo impegno, dimenticare le sfide contro le due big e pensare alla distanza che separa dal terzultimo posto.

Molti hanno pensato all'Europa League. In futuro con innesti, forse. Non quest'anno, assolutamente. Pulga entri nella testa dei giocatori, faccia maturare Cepellini e Ibarbo, Lopez cerchi di far diventare Avelar un difensore, oltre un esterno d'attacco: così avrà un pendolino devastante.

FUTURO – Chiamasi Friuli, regione e stadio dal nome identico. Chiamasi Udinese. Il 2 dicembre davanti i bianconeri di Guidolin, feriti dall'eliminazione di Europa League. Un bel problema per il Cagliari, ora si concentreranno anima, corpo e pezzi migliori solo sul campionato.

Due pareggi negli ultimi incontri al Friuli, ma storicamente Udine e l'Udinese sono un tabù per i colori cagliaritani. Scontata la squalifica tornerà Astori, dopo gli infortuni dovrebbero rivedersi Cossu e Pinilla. Scarpette ancorate a terra, nulla da perdere. Che si torni a giocare spensierati, senza pressioni.

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