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Alla formazione bianconera è mancata soprattutto la grinta del suo condottiero Antonio Conte. Anche la lettura della gara col Milan non ha convinto molto...

Abbiamo già reso onore ai meriti del Milan appena terminata la supersfida, però non possiamo esimerci dal sottolineare le deficienze bianconere palesate nella gara di domenica sera (ma non solo). L’impressione, confermata anche dalle parole dei protagonisti, è che la Juventus abbia completamente fallito l’approccio alla partita.

Un errore fatale per la truppa di Conte, scesa in campo molle, distratta, senza il solito ardore e che – successivamente – ha provato a scuotersi, senza però riuscire a ritrovarsi. “Non è stato un problema fisico – ha ammesso Alessio nel post-partita – perché abbiamo avuto quattro giorni per recuperare”. “La Champions toglie sicuramente risorse – ha risposto Allegri – ma noi abbiamo giocato pure un giorno dopo di loro”. Dunque, il primo alibi cade fragorosamente.

“A San Siro è mancato l’unico Top Player attualmente a disposizione: l'allenatore...”
Non abbiamo giocato da squadra – l’analisi impietosa di Alessio – In queste partite le motivazioni vengono da sole”. Dovrebbero venire, almeno stando a quanto dichiarato da Bonucci: “Questo deve servirci da lezione – ha detto il difensore della Juve in mix zone – Non c’eravamo con la testa e si è visto subito, fin dal riscaldamento. Troppi passaggi sbagliati, troppi errori banali, poca convinzione”. Una ricostruzione tanto schietta e sincera, quanto grave, e che farà certamente imbestialire Conte, perché significa che la squadra non ha ancora acquisito quella bulimica mentalità vincente che da due anni cerca di instillare e che, invece, era ostentata come una coccarda sul petto.

Già in passato avevamo assistito a primi 45’ sottotono, ma anche a secondi tempi arrembanti. I muri dello spogliatoio dello Juventus Stadium raccontano di sfuriate epiche e di “ribaltate” storiche. Nessuno, con Conte in campo, si sarebbe permesso di snobbare il riscaldamento e tanto meno una partita come quella col Milan. I maggiori timori dei mister delle cosiddette grandi, è il calo di tensione post-Champions contro le “piccole”, ma sottovalutare Milan-Juventus è un delitto di lesa maestà e un “orrore” (più che un errore) che Conte non perdonerà ai suoi.

Ad onor del vero, ha destato qualche perplessità anche la gestione tecnico-tattica della gara: il cambio Padoin-Isla, sinceramente, è sembrato da “farmacista”, poco “contiano” e lascia più di un dubbio sulla sua paternità. Con Lichtsteiner, Giaccherini e Pepe in panchina, Padoin era la scelta più conservativa, poco adatta alla situazione, considerando che c’era da recuperare (e possibilmente ribaltare) la partita. Eravamo abituati a sostituzioni più coraggiose, in grado anche di lanciare messaggi precisi alla squadra.

Dopo la vittoria contro il Chelsea, tra i tanti complimenti piovuti sul cielo di Torino, c’era anche quello di una squadra che riusciva ad ovviare all’assenza di Conte. Un’analisi rivelatasi superficiale alla prova della trasferta di Milano. Non esiste controprova, ma la sensazione è che contro il Milan, alla Juve, sia mancato l’unico Top Player attualmente a disposizione: il suo allenatore…

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