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I giallorossi hanno vinto col minimo sforzo sul campo della squadra di Bergodi, mostrando anche di essere in grado di poter gestire la partita.

La trasferta in Abruzzo della Roma porta poche novità rispetto al recente passato ma importanti: la Roma sa vincere di misura, sa anche non subire goal e scaccia i recenti fantasmi di partite disequilibrate dal cambiamento repentino di atteggiamento tra primo e secondo tempo.

Nonostante il Pescara sia in difficoltà e abbia appena cambiato allenatore, le motivazioni non gli mancano: il profondo odio che i tifosi biancazzurri manifestano verso la Capitale (era già successo contro la Lazio) viene mostrato e cantato a più riprese, sperando di sfruttare questa rivalità per trasmettere ai giocatori la voglia e l’impeto per mettere in difficoltà i giallorossi.

Ma la Roma non è frenetica né nervosa, gioca a bassi ritmi e non si scompone mai. Crea qualche occasione che nasce sempre dai piedi di Totti, che sia una punizione o un assist, ma poco altro.

Osvaldo è fuori condizione forse per la caviglia malandata, Destro è propositivo e fa un goal da centravanti ma il resto della gara lo gioca fuori ruolo e da adattato, senza grande successo ma con voglia e determinazione per mettersi in mostra.


LA PARTITA | PESCARA-ROMA 0-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

PESCARA
7
0
46%
4
3
4

ROMA
19
6
54%
3
3
1

La pochezza tecnica del Pescara, che esaspera anche il pubblico che chiede qualche giocatore di categoria in più che al momento sembrano mancare terribilmente agli abruzzesi, permette alla squadra giallorossa di gestire la palla senza troppi patemi e senza spunti di intensità particolare.

Bradley è ordinato, Pjanic non brilla ma prova ad inventare lo stesso, Florenzi si muove sempre  e cerca il goal ma spesso è impreciso negli scambi con le punte.

Insomma, sena infamia e senza lode il centrocampo tiene botta ma anche per mancanza di avversari degni, e così l’attacco si limita a spaventare ogni tanto senza mai però essere concreto fino in fondo.

Tra le note più che positive si segnalano i centrali di difesa, sempre precisi e puntuali, in sintonia l’uno con l’altro e autori di interventi decisivi: sia Castàn  che Marquinhos deviano e si frappongono all’avversario di turno che stava per calciare a rete, lasciando Goicoechea (insicuro in un paio di occasioni) a rete inviolata e senza nemmeno un tiro nello specchio subito.

Zeman ha accettato questa nuova maniera di interpretare la gara: la squadra sembra sbilanciarsi meno ma anche creare meno occasioni, rimanendo più legata a trame semplici piuttosto che a verticalizzazioni rapide e a centro all’ora.

Certe cose questa squadra sembra non poterle fare, o ameno non per tutto il match: per questo la gestione più  oculata e più tranquilla del match sembra un nuovo approccio tanto per ricominciare dalle cose più normali.

Quando poi vedi anche due centrocampisti entrare per due punte, beh, allora pensi davvero che anche il mister si sta “adeguando” senza integralismi ad un atteggiamento più moderato, di sicuro più prudente ma più coscienzioso.

Che sia l’alba di un nuovo periodo “maturo” della Roma?

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