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Battendo l'AIK Solna, il Napoli ha conquistato il pass per i sedicesimi di finale. Ma quando si inizierà a fare sul serio, le 'seconde linee' non basteranno. Vargas è un mistero...

Guai a provocare le ire degli dei, dicevano gli antichi. Specie se con moderni affreschi urbani raffiguranti calciatori decapitati. La punizione - anzi, il rigore - del divino prima o poi arriva. Anche a 30 secondi dalla fine di una partita che di buono ha avuto solo il pregio di conciliare il sonno: non poteva che pensarci Cavani a chiudere discorso tre punti e qualificazione.

LA PARTITA | AIK-NAPOLI 1-2

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

AIK
9
3
53%
2
2
2

NAPOLI
9
6
47%
0
2
1

E vai con la Primavera nella passerella contro il Psv. Niente di nuovo insomma, nemmeno in terra svedese: un Napoli trasformato per 8/11 rispetto alla formazione titolare trasmette la solita sensazione di insicurezza e sopratutto di poca coesione tra i reparti. Qualcuno continua ancora a sostenere la tesi delle difficoltà dei "titolari del giovedi" nel trovare il giusto passo di gara e la condizione psicologica necessari per garantire competitività anche in campo europeo. La verità è che le seconde linee azzurre hanno tenuto botta in un girone tutto sommato accessibile, ma che saranno destinati a tornare dietro le quinte a febbraio: le migliori dei gironi e le escluse dalla Champions saranno roba di livello superiore. Per calciatori di livello superiore.

Con tutto il dovuto rispetto per gente come Rosati e Aronica,  Dossena e Vargas. Già, Vargas, il cileno incompreso ed incomprensibile che ricorderà questa prima fase di Europa League come la sua personalissima fiera delle occasioni sprecate, dall'illusione della tripletta dell'esordio fino alla triste condizione di uno che sembra aver già le valigie pronte per gennaio. Misteri ed enigmi di un presunto talento costato 12 milioni, la cui esistenza era ignorata dal tecnico fin dal giorno dell'arrivo in città.

E probabilmente è stato quello il momento in cui si è mostrata lampante l'asincronia tra il tecnico e la società. Il Mazzarri di questo periodo dichiara di essere stanco, di desiderare un anno sabbatico, di non avere voglia di sorridere. Ma tra le pieghe dello stress di chi sceglie di fare l'allenatore in una piazza tumultuosa come quella partenopea ci potrebbe essere un rapporto ormai deteriorato con la proprietà. La filosofia gestionale di De Laurentiis mal si sposa con le legittime aspirazioni di un tecnico che, con tutti i limiti del materiale che gli è stato messo a disposizione, è riuscito a riportare il Napoli ad altri livelli e che si ritiene pronto per il definitivo salto di qualità. Perchè nel calcio, al di là di contratti e soldi, per essere considerato - e ricordato - come un "grande" non basta semplicemente "fare bene". Bisogna vincere. Per la gloria, per la storia, per il prestigio. Ed anche per ritrovare il sorriso smarrito.

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