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Seconda eliminazione consecutiva alla fase a gironi per il Manchester City di Roberto Mancini. Il tecnico, adesso, rischia di vedersi rimpiazzato da Guardiola...

Che qualcosa non andava con la più prestigiosa coppa continentale ne aveva avuto le prime avvisaglie esattamente 20 anni fa. Il 20 maggio 1992, nel mitico stadio di Wembley, la Sampdoria ha accarezzato il trofeo più prestigioso fino al minuto 112, quando una bomba su punizione di Ronald Koeman spezzò i sogni blucerchiati e regalò al Barcellona la prima delle sue quattro Coppe dei Campioni/Champions League.

Roberto Mancini, da giocatore, non ebbe più la possibilità di rifarsi, perché quando vinse lo scudetto con la Lazio, l'anno dopo andò in Inghilterra, epilogo di una carriera entusiasmante. La rapida ascesa come allenatore, però, gli diede a soli 40 anni la possibilità di rifarsi. Alla guida dell'Inter, con cui vinse tre scudetti di fila (uno a tavolino, due sul campo), il sogno Champions si trasformò rapidamente in incubo: Milan (quarti), Villarreal (quarti), Valencia (ottavi) e Liverpool (ottavi), una dopo l'altra spezzarono le speranze nerazzurre.

MANCINI IN CHAMPIONS
2004/05 - Inter: Quarti di finale
2005/06 - Inter: Quarti di finale
2006/07 - Inter: Ottavi di finale
2007/08 - Inter: Ottavi di finale
2011/12 - City: Fase a gironi
2012/13 - City: Fase a gironi
Un'autentica frustrazione, che gli costò la panchina dell'Inter: dopo l'eliminazione per mano dei Reds, il Mancio annunciò le sue dimissioni per fine stagione, salvo poi ritrattare. Ma la frittata era ormai fatta. Un anno e mezzo lontano dalla panchina (stipendiato da Moratti), poi la chiamata del Manchester City e dello sceicco Mansour. I Citizens tornano a mettere in bacheca trofei che mancavano da decine di anni, ma l'Europa rimane sempre tabù. Anzi, il Mancio fa anche peggio che con l'Inter, non riuscendo per due anni di fila a passare la fase a gironi.

E' vero che la Dea Bendata al momento del sorteggio si è sempre girata dall'altra parte: l'anno scorso Bayern, Napoli e Villarreal, quest'anno Real Madrid, Borussia Dortmund ed Ajax, il City è sempre capitato nel girone di ferro e ci ha sempre lasciato le penne. José Mourinho l'ha sempre definita la competizione dei dettagli e sulla sue pelle Mancini se n'è accorto. Certo è che se l'anno scorso Balotelli e compagni avevano pagato dazio all'effetto San Paolo, fallendo gli ottavi di finale per un solo punto, quest'anno il fallimento è stato su tutta la linea. La sfida dell'esordio al Bernabeu ha segnato il cammino degli inglesi, in vantaggio fino a pochi minuti dalla fine e sorpassati in pieno recupero.

Quella che poteva essere la partita della piena consapevolezza, si è invece trasformata in una zavorra troppo pesante. Se poi ti ritrovi nello stesso girone con la squadra che ha fatto vedere il miglior calcio (Borussia Dortmund) e sbagli le due partite con la squadra 'materasso' (Ajax), ecco che la frittata è servita, un piatto davvero indigesto per lo sceicco Mansour. Che, più che per i mancati introiti televisivi e da botteghino (bruscolini se pensiamo al patrimonio di famiglia), è infastidito dalla debacle di immagine, dal fatto che la vincitrice del campionato più ricco e seguito al mondo dovrà vedere dalla poltrona le altre grandi che si contendono il trofeo più ambito.

E quando perdi i problemi vengono ingigantiti: Balotelli è ormai un separato in casa, molti giocatori (Lescott e Richads su tutti) lo hanno criticato e i tabloid non gli perdonano un gioco poco spettacolare e a volte troppo remissivo. L'anno scorso Mancini si era aggrappato alla mancanza di esperienza europea, quest'anno si è appellato alla sfortuna e ha parlato di lezione per il futuro. Il problema è che la lezione potrebbe essere utile a qualcun'altro: perché, nonostante un contratto rinnovato in estate fino al 2017, l'ombra di Pep Guardiola si fa sempre più minacciosa.

Uno che sa come si alza al cielo la coppa dalle grandi orecchie: da giocatore proprio in faccia al Mancio, da allenatore due volte con il super Barça.

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