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Partita poco indicativa quella contro il Rubin, per svariate ragioni, ma da Torino in poi l'Inter ha dato la sensazione di essersi un po' smarrita.

Non era quella contro il Rubin la partita nella quale l'Inter avrebbe dovuto riscattare le ultime amare delusioni di campionato, ma il risultato finale non può far di certo piacere a Stramaccioni e a tutta la compagine nerazzurra. Premettiamo subito, il 3-0 è un passivo davvero troppo pesante per i valori visti in campo, la differenza di prestazione tra le due squadre non è stata così evidente, soprattutto considerando che l'Inter schierata in campo non era nemmeno una lontana parente della formazione titolare che si è abituati a vedere in campionato.

I dubbi però rimangono, perché, a partire dalla sconfitta con l'Atalanta e il nervosismo generale delle ultime settimane, l'Inter sta dando l'impressione di essersi un po' smarrita.

Per molti versi la gara di ieri fa storia a sé, sia per l'importanza della posta in palio, piuttosto relativa, che per la scelta di uomini in campo. Come accaduto in ogni incontro di Europa League, Stramaccioni ha lasciato spazio a giovani e seconde linee, ma questa volta ha presentato una squadra perfino più sperimentale delle gare precedenti.

E non c'è da sorprendersi che il Rubin abbia vinto, anche perché i russi avevano già dimostrato il loro valore nella gara di andata a San Siro, dove avevano messo alle corde un'Inter molto più simile a quella versione campionato. Strama ha dato spazio a ragazzi della primavera come Benassi, Romanò (poi anche a Donkor, 22 anni più giovane di Zanetti), ad altri giovani come Livaja, Coutinho e Belec, modificando sostanzialmente tutto l'assetto della squadra, eccezion fatta per la difesa, con Juan Jesus e Ranocchia ancora titolari.

LA PARTITA | RUBIN-INTER 3-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

RUBIN
5
5
47%
2
0
5

INTER
17
5
53%
6
3
3

E nel primo tempo questa differenza di esperienza e maturità a livello internazionale tra le due squadre non si è vista. A parte il black-out difensivo dopo novanta secondi sul goal di Karadeniz, l'Inter non ha rischiato praticamente nulla e ha provato a proporsi in avanti come poteva, anche se con tante imprecisioni e modesta convinzione. Anche qui, è abbastanza concepibile, viste le attenuanti del caso. Qualcosa di meglio però si poteva fare: per esempio Coutinho, in veste di uomo più creativo in campo a disposizione della squadra, non ha brillato quasi mai e la squadra ha risentito moltissimo della mancanza del suo apporto.

Nella ripresa l'Inter ha continuato sulla stessa lunghezza d'onda del primo tempo, con maggior carattere e con due uomini in più: Zanetti e Palacio, subentrati per Romanò e un volenteroso ma inconsistente Livaja. L'apporto dei due argentini, almeno a livello psicologico, si è visto fin dall'inizio, l'Inter era molto più decisa, sebbene di concreto, come nel primo tempo, non si sia visto granché.

Nel finale 'uno-due mortifero del Rubin ha esposto le lacune dell'Inter di ieri, anche a livello difensivo con Juan Jesus in primis, ma analizzandolo tecnicamente, ha un significato soltanto relativo che rende merito all'organizzazione dei russi, e che punisce severamente la baby Inter di Strama.

Però il ko di ieri è il secondo nelle ultime tre partite, nelle quali l'Inter è sempre stata messa in grande difficoltà da avversari alla portata, e questo vuol dire che qualcosa sta scricchiolando. Gli errori tecnici sono tanti, anche ieri si sono sbagliate molte cose evitabili, ma forse ciò che sta cominciando a pesare sulla squadra è l'ansia da risultato, perché l'Inter, nell'apice della sua forma, era arrivata ad un solo punto dalla Juventus, e poi è riscivolata subito dopo a meno quattro, senza riuscire a riavvicinarsi dopo il passo falso dei bianconeri contro la Lazio.

Questa irrequiezza si è intravista anche ieri, non tanto per l'importante del match in sé, perché sia Inter che Rubin erano già qualificati e la partita aveva senso solamente per il discorso del primo posto (obiettivo ovviamente mancato, visto l'esito della gara), ma per la consapevolezza di essere entrati in una fase di questa prima parte di stagione dove tutto viene meno.

Per il momento si tratta solamente di tre partite, e in ogni caso sarebbe più utile trarre conclusioni su questo periodo difficile dell'Inter dopo la prestazione di lunedì prossimo contro il Parma, una gara che potrà dire molto di più sulla condizione dei nerazzurri rispetto a quella di ieri sera che, in ogni caso, non può lasciare strascichi positivi.

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