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Dalle parole del pre-gara alla sostituzione contro il Milan, sabato si è vissuto solo l'ultimo atto di un rapporto che comincia a diventare complicato.

Ci sono momenti determinanti, dove una scelta può cambiare il destino di una persona. Nella fattispecie, la carriera di un calciatore o le sorti di una partita. Attimi in cui può prevalere l'istinto o il raziocinio, che poi nel calcio spesso è la linea di confine tra il giocatore normale ed il fuoriclasse: minuto 31 del primo tempo, Lorenzo Insigne solo davanti ad Abbiati, tra i piedi quel pallone che avrebbe potuto spedire definitivamente il diavolo all'inferno a casa del Napoli e nella testa le ormai famose parole del tecnico che scorrevano in loop.

"Insigne è bravo, ma deve essere meno egoista", una frase che deve aver suonato come un diktat ossessivo nelle orecchie del giovane di Frattamaggiore, tanto da costringerlo a non sparare quel pallone all'incrocio, operazione molto semplice se in quel momento fosse stato il talento a guidare i suoi piedi.

INSIGNE CONTRO IL MILAN
dalle nostre pagelle
INSIGNE
Grande attaccante di manovra e impeccabile anche in finalizzazione. Nel secondo tempo però è un po' troppo lezioso e poco concreto.
E probabilmente quella sostituzione al minuto 21 del secondo tempo sarebbe stata solo una standing ovation per l'eroe di giornata e non la resa di un tecnico che in quel momento ha scelto di non vincere la partita: togliere anzitempo un attaccante contro la mediocre difesa rossonera è stato un invito troppo ghiotto per gli uomini di Allegri, tanto disperati quanto capaci di riacciuffare il pareggio in virtù di soluzioni offensive di tutto rispetto.

Un atteggiamento reso ancora più assurdo, dopo il secondo sigillo di El Shaarawy, dalla mossa della disperazione degli ultimi minuti con l'ingresso in campo di Vargas: troppo poco e troppo tardi per rimediare ad una frittata già fatta, frutto certamente di una prestazione sotto tono dell'asse portante della squadra - esterni fuori giri, Cavani e Hamsik troppo svogliati - ma marchiata dall'ennesima dimostrazione di presunzione di un tecnico ormai in chiara condizione confusionale, più che altro dettata dalla mancanza di alternative affidabili piuttosto che da motivazioni ancora vive.

Purtroppo, come al solito, la notizia peggiore è sempre quella meno evidente: il giallo preso da Cavani per l'entrataccia su Bojan costringerà l'uruguaiano a saltare la delicata trasferta di Cagliari nell'insolto posticipo - misteri di un calendario ostaggio delle paytv - di lunedi nel tardo pomeriggio.

La squalifica però non concederà riposo al Matador: giovedi si volerà in Svezia per il penultimo appuntamento con i gironi di Europa League. Sarebbe il caso di chiudere il discorso qualificazione già nella gara con l'Aik, per poi concentrare l'attenzione sul campionato per il rush pre-natalizio. Aspettando gennaio e gli indispensabili rinforzi.

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