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Ancora una volta, a fronte di una impressionante mole di gioco e di una grande solidità messa in mostra tra difesa e centrocampo, i bianconeri sono mancati in fase realizzativa.

Vedendo le azioni della partita, la solita corsa intensa, la foga con cui si è cercato il goal, verrebbe da dire: che Juventus! Lo stesso Petkovic, commentando la squadra avversaria, ha usato un aggettivo che poco si presta ad interpretazioni: impressionante.

Ed in effetti, la squadra di Conte ha impressionato, come spesso fatto in questa stagione, per la mole di gioco creata e tutto il resto cui ci ha abituati. E però, c’è una nota che stona, e pure parecchio. Il risultato finale, che recita, con la dovuta mestizia, 0 a 0. Un risultato che, fatti i dovuti conti, viene visto con fastidio dalle parti dello 'Juventus Stadium', dal momento che verso la porta avversaria sono stati calciati ben 21 palloni: numeri quasi da record, rivelatisi, al dunque, fini a se stessi.

E sì che di fronte, i bianconeri, hanno trovato un Marchetti versione muraglia cinese. Sì che la sfortuna ha assunto le sembianze della traversa andando ad impattare la ginocchiata sporca di Leonardo Bonucci. Tuttavia, a conti fatti, tirare così tante volte in porta, senza mai segnare, è soprattutto una colpa. Una colpa che, dispiace (riba)dirlo, è da attribuire in gran parte ai terminali (poco) offensivi che ieri la Vecchia Signora ha messo in mostra.

Giovinco, come non manchiamo mai di dire, si è dato da fare col piglio del ragazzo voglioso di spaccare il mondo. L’esito di tanta fatica è stato in realtà poco soddisfacente. Per la serie tanto fumo, ma di arrosto neppure l’ombra. Il Quagliarella di Pescara si è preso una vacanza, ed ha lasciato spazio ad un attaccante svagato e poco propositivo. E lo stesso Matri, quando entrato, pur facendo qualcosa in più e mettendosi come sempre al servizio della squadra, non si è mai reso pericoloso.

LA PARTITA | JUVENTUS-LAZIO 0-0
 

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

JUVENTUS
21
6
56%
10
2
3

LAZIO
5
0
44%
1
2
1

Difesa e centrocampo, di contro, sono state ancora una volta sugli scudi. Vero è che la retroguardia, in ciò, è stata aiutata da una Lazio che ha provato di rado ad attaccare, venendo tra l’altro regolarmente fermata nelle rare occasioni. La prestazione di Vidal è stata l’ennesimo certificato di indispensabilità del cileno alla causa juventina. Ha deluso un po’ le attese, invce, Pogba, ma ci può stare: parliamo di un 19enne dalle indubbie qualità, che difficilmente, in un futuro prossimo, non diventerà una stella del calcio mondiale. Osservazione elementare: Pirlo è ben altra cosa.

Nota di merito per Leonardo Bonucci: da quando c’è Antonio Conte alla guida, dopo un periodo di iniziale disorientamento, è diventato sempre più bravo, sia in fase di difesa che in fase di costruzione. Non è Beckenbauer e ci mancherebbe. Ma, quando si parla di regista arretrato, non lo si fa a sproposito. Ed è giusto sottolineare l’importanza di questo ragazzo troppo spesso vituperato senza dargli possibilità di riscattarsi. Possibilità che, da conoscitore e uomo di calcio, ha saputo concedergli l’allenatore pugliese. Cosa che, adesso, è giusto riconoscergli.

Di questa partita rimane anche il positivo ritorno in carreggiata di un Simone Pepe la cui assenza, i più attenti, l’avranno sentita in maniera evidente. L’ex Udinese, appena entrato in campo, pur senza strafare ha messo in mezzo un paio di palloni interessanti, smarcando anche, in un frangente, un compagno in buona posizione. Con Pepe si sente già profumo di 4-3-3. Un’arma tattica che sarà importante - e non poco - per il prosieguo della stagione.

Adesso Conte deve proiettare per bene i suoi uomini alla serata di martedì. Giocare una partita decisiva ai fini dell’annata, già in quel di novembre, non è cosa bella nè facile. La Juventus vista ieri, comunque, ha (quasi) tutte le carte in regola per matare a dovere il Chelsea e recarsi a Donetsk per inseguire un sogno chiamato qualificazione. Servirà però che l’attacco smetta di soffrire di anemia. Non possono essere sempre e solo i centrocampisti a sbloccare la situazione.

Non rimane dunque che sperare nel rientro di un Vucinic formato campione (e non della copia sbiadita che, di tanto in tanto, dà cattiva mostra di se sul rettangolo verde): senza il montenegrino lì davanti, a fronte di un avversario chiuso e votato alla difesa come è stata ieri la Lazio e come ha dimostrato più volte di essere il Chelsea di Di Matteo, le cose rischiano di complicarsi terribilmente.

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