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La diatriba con Conte ha definitivamente incrinato i rapporti: considerando la folta presenza di bianconeri in azzurro è difficile che Prandelli possa richiamarlo

Mai avrebbe immaginato che una battuta o poco più, una provocazione quasi scherzosa, avrebbe potuto scatenare un putiferio, un'autentica telenovela che si arricchisce di puntate e colpi di scena. Antonio Cassano ha pagato per le sue cassanate, in un passato non troppo lontano, corna, imitazioni, una lingua mai tenuta tanto a freno, un talento immenso poco incline al lavoro e alla fatica.

Un ragazzo e un calciatore fuori dalle righe, tutto fuorché un “soldatino”. Parola che in sé non contiene alcuna accezione negativa, ma che non è piaciuta all'ambiente juventino, che si è forse dimenticato di come veniva soprannominato Angelo Di Livio, uno dei giocatori più amati dell'era Lippi.

La prima reazione, abbastanza composta per la verità, è arrivata da Leonardo Bonucci, che conosce bene Cassano con cui ha vissuto l'avventura a Euro 2012. “Più che soldatini... professionisti!” la replica affidata a Twitter del difensore bianconero. Finita qua? Macché...

Qualche giorno dopo è il turno di Massimo Carrera, chiamato a sostituire Antonio Conte appiedato dalla Giustizia Sportiva. Identico il messaggio, questa volta in conferenza stampa. “Nella Juve non ci sono soldatini, ma professionisti, gente che sa quello che vuole, che sa curarsi anche nella vita privata per rendere al meglio durante le partite”.

"Quaquaraqua non sono io, ma Conte che è stato squalificato"
Sembrava finita lì, forse anche per non esasperare i toni prima di Juve-Inter, ma Conte doveva essersela legata al dito e la contro-replica è stata una stilettata. “Se dietro l'uomo c'è solo un chiacchierone allora preferiamo lasciare questo giocatore agli altri”. Apriti cielo.

Prima Branca e poi lo stesso Cassano hanno risposto per le rime e questa volta nel discorso di Fantantonio non c'era più nulla di lontanamente scherzoso. “Quaquaraquà non sono io, ma lui che è stato squalificato per omessa denuncia. Se lui viene a parlare di moralità a me, è finito il mondo”. Un destro in pieno volto, cui l'allenatore bianconero ha risposto in modo altrettanto duro. “Mai parlato di moralità, lui non ha requisiti quali impegno, rispetto di regole e ruoli...” il succo del discorso.

Nemmeno ne avesse bisogno, ecco arrivare in soccorso di Conte Giorgio Chiellini. “Un voto alla moralità di Conte? 110 e lode, credo che nessuno possa metterla in dubbio”. Una frattura, scomposta  in più punti, di quelle difficili (se non impossibili) da ricomporre.

NAZIONALE ADDIO?

Poco importa a Cassano, che dopo l'Inter non ha mai nascosto di voler tornare alla Samp, ma questa diatriba potrebbe far svanire in modo definitivo il suo sogno di disputare un Mondiale. E a 30 anni, l'ultimo treno porta verso il Brasile, ma non più in là. Prandelli è uno che tiene molto alla coesione del gruppo, un gruppo in cui lo zoccolo duro è formato dalla Juventus: ecco perché questi continui battibecchi, possono costargli come una vecchia cassanata. Intanto dopo gli Europei è finito fuori dal giro azzurro, in parte Prandelli ha fatto delle scelte diverse, ma gli spifferi che sia poco desiderato ai senatori sono sempre più numerosi.
CASSANATE? NO, GRAZIE

E se Cassano fosse stato un “soldatino” in perfetto stile Juve? Come sarebbe stata la sua carriera? Difficile dirlo, ma per gioco possiamo ipotizzare che avrebbe vinto sicuramente di più. Molte donne in meno, ma in bacheca qualche trofeo in più. Soprattutto la chance Real Madrid avrebbe potuto avere un epilogo e una storia completamente diversa: in casa merengue hanno sempre privilegiato il talento, i giocatori capaci di infiammare l'esigente Bernabeu e sicuramente Fantantonio aveva tutte le doti per sfondare. Un Cassano professionista esemplare non avrebbe mai rotto con Fabio Capello, anzi avrebbe saputo trarre il maggiore vantaggio da un allenatore amico. La parentesi Samp, con tutto rispetto per il club blucerchiato, probabilmente sarebbe stata un'avventura di fine carriera e non un trampolino di (ri)lancio. L'approdo al Milan, invece, nel club più titolato al mondo sarebbe stata la ciliegina sulla torta di una carriera fantastica e l'Inter sarebbe rimasta solo un sogno di quel ragazzino che a soli 17 anni aveva già stregato una città intera, Bari. O magari, scherzo del destino, nell'estate del 2004 avrebbe seguito Capello nella sua avventura in bianconero e scritto pagine memorabili della storia juventina. Non si sarebbe incrociato con il Conte giocatore, ritiratosi l'anno prima, e magari non si sarebbe scornato nemmeno con il Conte allenatore.

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