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Ai bianconeri non mancano i giocatori capaci di fare la differenza in Serie A, ma la musica cambia in Europa. E non basta un Llorente qualsiasi per il salto di qualità.

Sono bastati 7 giorni, 2 partite e 10 goal per cambiare tutte le sentenze emesse dopo la sanguinosa sconfitta contro l’Inter. Ora la Juventus ha ritrovato la fame, la quadra e pure il suo Top Player. Di sicuro ci ha messo più intensità di un inizio di stagione a ritmi piuttosto rilassati, ha confermato un centrocampo di altissima qualità e quantità in Vidal (vero cannoniere della squadra), Marchisio e Pirlo e rispolverato un Isla che fino a poco tempo fa sembrava un oggetto misterioso. Tutto vero, ma questa analisi non può prescindere dalla stima dell’avversario.

I danesi  a Torino sono sembrati poco più che onesti dopolavoristi e il Pescara di sabato non può essere eletto a test probante per le ambizioni bianconere. D’un colpo, dopo i 10 goal in 2 partite realizzati da Marchisio, Vidal, Quagliarella, Giovinco, Asamoah, torna di moda il refrain sul gruppo vero Top Player di questa Juve.

Dopo i 4 goal in 2 partite del solo Quagliarella, tornano in auge anche quelli che “la Juve il Top Player ce l’ha già in casa”. Musica già sentita dopo che il buon Fabio si era alzato dalla panchina a Stamford Bridge e aveva raddrizzato la baracca con una giocata, quella sì, da fuoriclasse. Per, poi, tornare nell’oblio.

Detto che Quagliarella è la migliore opzione a disposizione di Conte da affiancare a Vucinic, e che anche Giovinco ha dato interessanti segnali di ripresa (anche se si attende tuttora un gol decisivo), entrambi non possono rappresentare più di ottimi rincalzi di una Juve che veramente vuole puntare ad importanti traguardi (come quelli paventati dalla proprietà alla vigilia della nuova stagione, per intenderci).

Top player? Utopia. Immaginare che una squadra possa investire più di 30M per un giocatore di questa levatura ora è difficile

- Beppe Marotta

Ovvio, tutto dipende da quali sono gli obiettivi: con Quagliarella e Giovinco, se riesci a tenere alta l’intensità, e considerato il livello qualitativo del campionato, probabilmente un altro Scudetto lo porti a casa con relativa facilità (Inter permettendo), ma la storia dimostra che in Champions fai fatica a passare il primo turno.

Ora, nessuno è così pazzo da credere che la Juve possa vincerla (soprattutto questa Juve), ma fare bene e andare avanti serve per fare esperienza e costruirsi un bagaglio che risulterà utilissimo per il futuro. Il Chelsea, nonostante gli ingenti investimenti, ci ha messo 10 anni a portarla a Londra (e l’ha fatto probabilmente nell’anno in cui lo ha meritato di meno), ma in questi 10 anni è sempre stata lì.

- LE ULTIME SU LLORENTE -
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E’ inutile dire che un’eventuale eliminazione rappresenterebbe per la Juve una botta durissima da assorbire e un’occasione sprecata. Qualora, invece, dovesse comunque riuscire a superare l’ostacolo del girone, la società dovrebbe sfruttare appieno la qualificazione per cominciare a costruire il suo futuro. Andare agli ottavi senza un innesto di qualità, sarebbe inutile e, anzi, deleterio. Più vai avanti, più acquisisci convinzione, consapevolezza, autostima.

Dunque, uno Llorente in più forse non rappresenterebbe quel tanto famigerato Top Player in grado di dare la svolta, ma aiuterebbe.  Poi, però, se ci si vuole veramente misurare ad altissimi livelli, allora non basta neanche uno Llorente qualsiasi.

Il mercato sta regalando qualche buona opportunità, segnali di insofferenza arrivano da Villa, Balotelli, Benzema e Suarez tanto per fare qualche nome, e sarebbe delittuoso non approfittarne. Costano? Verissimo, ma non è con Quagliarella o Giovinco che fai il salto di qualità. E, andando anche oltre, neppure con i Llorente a parametro zero (ma strapagando ingaggio e commissioni).

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