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A Bergamo i nerazzurri patiscono le assenze in difesa e la stanchezza, al cospetto del ritmo forsennato degli avversari. Una lezione da tenere a mente.

Prima o poi la striscia sarebbe finita, e su questo non c'era dubbio. Peccato per l'Inter, però, che sia capitato proprio ora, una settimana dopo i tre punti conquistati sul campo della Juventus che avevano avvicinato i nerazzurri ad una sola lunghezza dalla vetta dal campionato. La squadra di Stramaccioni si è trovata di fronte un avversario duro e combattivo, che si è sudato con tutte le sue forze e fino all'ultimo secondo la vittoria, più che meritata.

In effetti, l'Inter vista ieri sera non era apparsa in gran forma, e per quanto ai punti il risultato più giusto sarebbe stato un pareggio, la vittoria dei nerazzurri (ospiti) sarebbe stata onestamente esagerata. A tratti la squadra ha commesso molti errori ed è sembrata stanca e scarica e generalmente la prestazione offerta è stata di medio-basso profilo sia a livello di gioco collettivo, che nei singoli.

Partendo dalla formazione, le parecchie defezioni non hanno di certo aiutato, in particolare quelle in difesa (Ranocchia e Samuel, che ne avranno per un po'), che hanno costretto Stramaccioni a schierare il reparto a quattro con un esito finale piuttosto negativo, specialmente perché su almeno due dei goal atalantini le responsabilità della retroguardia nerazzurra sono evidenti.

La catena di destra, sulla quale agiva capitan Zanetti, a suo malgrado protagonista di una prova da dimenticare, ha sofferto terribilmente le giocate di Bonaventura e ogni tipo di azione offensiva dell'Atalanta, che infatti ha trovato il goal dell'uno a zero proprio da lì, con cross di Peluso e incornata vincente dello stesso Bonaventura.

LA PARTITA | ATALANTA-INTER 3-2

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

ATALANTA
16
5
39%
7
3
5

INTER
17
6
61%
7
1
1

Quando in difficoltà, però, Zanetti aveva l'alibi di non poter trovare mai appoggio nel suo vicino di reparto, cioè Silvestre, davvero troppo distratto e impacciato. Se i due argentini sono stati la brutta faccia della medaglia della difesa interista, ancora una volta a spiccare in positivo c'è stato Juan Jesus, un crescendo continuo. Ma da solo nella confusione poteva fare ben poco; anche Nagatomo non ha offerto granché.

Chi avrebbe potuto giocare in difesa, in alternativa, sarebbe stato Cambiasso. Ma per non perdere le sue qualità a centrocampo, Stramaccioni ha preferito lasciarlo nel reparto mediano, affiancato da Gargano e Guarìn, schierandolo in una posizione nella quale avrebbe potuto rendersi utile pienamente in entrambe le fasi. In verità, tutti e tre se la sono vista dura di fronte al centrocampo dell'Atalanta, con Carmona e Cigarini davvero in grande spolvero. L'Inter infatti ha perso la partita nella fase di non possesso, perché i reparti sconnessi, e gli stessi uomini all'interno di essi, non sono riusciti a contrastare e a limitare gli avversari.

Se da un lato il centrocampo dell'Inter ha lasciato troppi buchi e si è fatto sopraffarre troppe volte, quando c'era da attaccare tutti facevano la loro parte e l'Inter è riuscita anche a creare diverse occasioni, sulle quali Consigli è stato spesso superlativo. Emblema di questa situazione è la partita di Guarìn: il colombiano ha sbagliato tanti passaggi e ha aiutato poco o nulla Zanetti, ma quando fiutava la porta avversaria dava il meglio di sé, inserendosi senza palla, saltando e dribblando avversari, calciando da fuori (veri e proprio missili, vedere il goal dell'1-1) ed evidenziando tutte le sue qualità migliori.

Però tutto questo non è stato sufficiente, e, concludendo l'analisi delle prestazioni dei reparti della squadra, perché l'attacco ha offerto una prova al di sotto delle aspettative. Cassano ha inventato poco o nulla, e non sapeva con chi dialogare, anche perché molto spesso non poteva, vista la ferrea morsa della difesa atalantina.

Milito si è impegnato e ha cercato di allacciarsi con il resto della squadra tornando molti metri indietro, ma il suo sforzo è risultato poco efficace. Palacio, infine, ha avuto il merito di ridare la speranza nel finale con il goal del 3-2, ma ha sbagliato tantissimi, troppi palloni a gara in corso. E soprattutto lui e Cassano avrebbero potuto fare di più quando l'Atalanta aveva il pallone tra i piedi, serviva il loro sacrificio per dare una mano al resto della squadra che difendeva.

Questo è sicuramente causato in parte dalla stanchezza, perché l'Inter gioca ogni tre giorni e con la lista degli infortunati che si allunga la gamma di giocatori a diposizione di Strama si restringe. E proprio su Strama, ha provato a metterci del suo per raddrizzare la partita, rovesciando la squadra in un disperato 4-2-4 nel finale, ma altro non ha potuto fare, visto che la panchina non offriva molto.

La sconfitta è una di quelle che lasciano l'amaro in bocca, ma già da domenica prossima contro il Cagliari i nerazzurri avranno l'occasione di riscattarsi dallo stop di Bergamo, dal quale i nerazzurri hanno imparato molte cose. Perché non si smette mai di migliorare, e questo Stramaccioni lo sa bene.

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