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Contro la Fiorentina i rossoneri ripiombano nei problemi da cui sembravano essere guariti. E adesso Napoli e Juventus: il calendario non aiuta la risalita.

Sembrava che qualcosa fosse cambiato, che il Milan potesse iniziare una nuova stagione, dimenticare il passato e provare a costruirsi un nuovo futuro, forse non esaltante ma almeno più tranquillo.

Tutto è sfumato in un pomeriggio di San Siro e soprattutto in quarantacinque minuti nei quali sono venuti nuovamente fuori tutti i problemi che stanno contraddistinguendo l’annata. Una premessa, d’ora in poi basta con le riflessioni sugli errori societari, sulla rosa non all’altezza e spazio sono ad analisi sulla partita, sulle cose buone e su quelle cattive viste con gli occhi del presente. 

Si diceva del primo tempo da incubo. Una buona Fiorentina, messa bene in campo, che gioca in scioltezza senza forzare. Situazione che si può gestire. Per molti ma non per un Milan entrato in campo, o forse nemmeno quello, con la testa da un’altra parte.

Male l’atteggiamento. Si prende un goal evitabile, c’è il tempo per rialzarsi, arriva un rigore e Pato cosa fa? Palla alle stelle. Fermiamoci un attimo perché il brasiliano merita una citazione ed una domanda.

LA PARTITA | MILAN-FIORENTINA 1-3

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

MILAN
12
3
51%
6
3
4

FIORENTINA
9
5
49%
4
4
1

E’ ancora un giocatore di calcio? Gli infortuni, l’attesa, la paura di farsi male. Tutto questo non può spiegare la pochezza messa in campo dal Papero.

Non uno scatto, non un movimento giusto, non una palla protetta, non un fallo preso. Il nulla più assoluto. Quarantacinque minuti e forse due palle toccate di cui una, il rigore, calciato malissimo.

Allegri, schierandolo voleva forse recuperarlo. E’ un patrimonio della società si dice. Nessuno ha segnato come lui alla sua età. Si sottolinea. La sostituzione a fine primo tempo è stata una bocciatura più dura di un’esclusione dal primo minuto.

Ora come ora Pato non può giocare nel Milan. La partita rimane uno a zero. C’è comunque ancora molto tempo. Borja Valero, e non Messi entra in area, Mexes quasi si sposta, mette un debolissimo piede e raddoppio viola.

Distrazione, sufficienza. Questi sono i difetti congeniti di un giocatore che deve essere diverso se vuole essere protagonista nel Milan. Il tacco sul goal di Pazzini non può compensare. Emanuelson ha beccato una delle sua giornate di apatia, Boateng si è impegnato ma non azzecca un tiro, Allegri tiene fuori il più in forma del momento, Bojan.

Il Milan è una squadra che non tiene palla, che per i giocatori che ha, vive di lampi e di giocate in velocità. Essenziale è non sbagliare gli ultimi passaggi e le conclusioni. Non è stato fatto. Certo è che non può essere sempre domenica come contro il Chievo.

La Fiorentina gioca normale, tiene l’arrembaggio rossonero del secondo tempo, vince facile e ringrazia. E si riparte d’accapo nella speranza di ritrovare la strada intrapresa che è stata improvvisamente smarrita. Il problema è che il Milan dovrà ora giocare con Napoli e Juve.

L’esame di maturità non è stato superato. Difficile che quindi i rossoneri riescano nell’impresa di passare due esami universitari.

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