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Dalle parti del Friuli occorre che si scateni una tempesta di ottimismo: questa squadra deve ritrovare la voglia di giocare a calcio, Guidoin scacci i mostri da sotto il letto.

Il rifiuto degli ottimisti. Era questo uno dei capi saldi del pensiero di Arthur Schopenhauer, celebre filosofo cresciuto a pane e pessimismo. Ogni forma di ottimismo è in questa ottica falsa ed illusoria. Parole prese perfettamente alla lettera da Gino Pozzo e Francesco Guidolin, fautori e sostenitori accaniti del pessimismo calcistico.

Guardando la partita di ieri dell'Udinese contro gli Young Boys si ha un quadro preciso della situazione. Se il buon Arthur fosse ancora in vita, farebbe sicuramente il tifo per i friulani. Mai un accenno di sorriso, solo un continuo rimembrare i bei tempi andati che non torneranno più. I giocatori ne risentono ed in campo danno il peggio di loro.

Va bene non è più l'Udinese di Sanchez che vince 0-7 a Palermo e fa calcio spettacolo. Ma questa Udinese è troppo brutta per essere vera. Contro gli Young Boys (gli Young Boys!) si è giocato in 10 dietro la linea del pallone ed uno, il solito ed onnipotente Totò Di Natale, a cercare di trasformare uno dei 147560 lanci lunghi provenienti dalla difesa e trasformarlo in oro. Lo ha detto anche Nef, ex non troppo rimpianto, che quando c'era lui l'Udinese cercava più il fraseggio. Insomma giocava a pallone.

In tutto l'anno i bianconeri non hanno incassato goal soltanto in tre occasioni. Nelle restanti la rete di Brkic - ieri in stato confusionale - si è sempre gonfiata. L'undici di Guidolin non ha un gioco, rimane rintanato dietro aspettando la folgorazione di capitan Di Natale che fa uscire fulmini e saette dal suo numero 10 e rimette le cose a posto.

No, proprio no. Non può andare sempre così. Perchè poi Nuzzolo ti punisce. Sì Nuzzolo, un ragazzotto di quasi trent'anni che ha passato gli anni migliori della sua carriera al glorioso Neuchatel Xamax. E' evidente e palese che si sono un Nuzzolo di cose che all'Udinese non vanno affatto bene. Bisogna reagire, uscire dal nero e spostarsi un pò sul bianco.

Guidolin deve guardarsi dentro e prendere una decisione definitiva. La sua insicurezza e le sue improvvise voglie di mollare tutto non fanno bene all'ambiente.

Ha digerito troppo, tanti bocconi amari. Proprio per questo se non riesce a trasmettere un sorriso ai suoi ragazzi, allora è meglio che stacchi un pò la spina e si faccia un giro con la sua amata bicicletta. Perchè ad Udine serve il Guidolin umile, l'allenatore silenzioso che non ha paura di far giocare la sua squadra, qualsiasi siano gli interpreti in campo.

Da Verona fino alla prossima trasferta europea in Russia bisogna portarsi dietro un altro libro. Chiudere Schopenhauer ed aprire Hegel o Rosseau. In questi ultimi anni l'Udinese è stato il volto pulito e sorridente del calcio. Così triste e sommesso non lo si riconosce più. In barba ai moduli, ai dettami tecnici e tattici, alla marcatura a uomo o a zona, agli schemi su punizione e su calcio d'angolo.

A Udine, da Pozzo fino a Guidolin passando per i giocatori, devono sedersi a cerchio sul prato del Friuli, guardarsi in faccia e farsi una bella risata.

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