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L'ex dg doriano è criticato per il mancato acquisto di una punta che faccia la differenza. Ma 49 partite d'imbattibilità parlano chiaro: i tempi di Tiago e Poulsen sono lontani...

Punta sì, punta no. Da tante, troppe sessioni di mercato il balletto è questo, quando si parla della Juventus. Da Rossi a Agüero, da Van Persie a Drogba, fino ad arrivare a Llorente, ogni attaccante accostato ai bianconeri è puntualmente sfumato. E le critiche a Beppe Marotta non sono mancate. Solo che ci si dimentica di un passato neppure troppo lontano, ma certamente più nero per ogni juventino.

Soltanto due stagioni fa, la Vecchia Signora navigava a vista. Non aveva un orizzonte preciso verso cui guardare, e l'improvvisazione regnava regina all'interno della società. Calciopoli ne aveva azzerato ogni certezza, e confermarsi ad altissimi livelli dopo il ritorno in A - positivo: due secondi posti - con Claudio Ranieri era stato tremendamente complicato.

Soprattutto, non era stato per nulla semplice azzeccare le mosse di mercato. Spesso scriteriate quelle adottate dall'allora ds Secco, giovane e impreparato nel gestire la costruzione della rosa di una squadra che aveva come unico obiettivo quello di tornare grande. Il grande abisso.

Sono lontani i tempi in cui gli acquisti si chiamavano Poulsen, Amauri e Jorge Andrade...
A partire dalla 'strana coppia' Tiago-Almiron e da quel Poulsen che - sacrilegio - Ranieri preferì a Xabi Alonso, per continuare con Jorge Andrade, Grygera, Felipe Melo, Diego e Amauri tra gli altri. Qualche buon giocatore che non ha reso come avrebbe potuto, qualche bidone. Di certo, nessun elemento utile alla causa juventina.

Per questo non può che essere rivalutato, al contrario, il lavoro di Marotta. Capace, dopo un'annata forse inevitabile di adattamento alla nuova realtà, di mettere in piedi una squadra che ha vinto uno scudetto e che per 49 partite non ha conosciuto la sconfitta. E forse troppo poco elogiato, in primis dagli stessi tifosi juventini, per quanto fatto.

Quello della punta di valore che non arriva mai, e di un acquisto - quello di Bendtner - al contrario pieno di incognite, è finora l'unico neo dell'ex direttore generale della Sampdoria da quando, nell'estate 2010, ha accettato la sfida Juventus. E pure acquisti apparentemente sbagliati, ed è il caso di Leo Bonucci, si sono rivelati col tempo azzeccati.

Per non parlare dei colpi su cui nessuno ha avuto da ridire fin dall'inizio. Hanno funzionato, e stanno funzionando, tutti: dal grande rimpianto milanista Pirlo agli ex udinesi Isla e Asamoah, pedine fondamentali sulle due fasce, citando poi Quagliarella, sempre pronto quando chiamato in causa, o Vucinic, decisivo nello scudetto dello scorso anno.

Le scelte del dirigente varesino hanno cambiato la Juve, portandola dov'è ora: a giocarsi lo scudetto anno dopo anno, a festeggiare un favoloso record di 49 gare senza sconfitte, a sognare in Europa. La punta? Arriverà quando si presenterà l'occasione giusta. "Non possiamo permetterci di spendere in manciera scriteriata" ha detto Marotta. Visto come ha lavorato fin qui, dargli fiducia è un obbligo.

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