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Il tecnico nerazzurro ha voluto contenere nel primo tempo, anche grazie ad Handanovic. Nel secondo tempo i cambi sono stati decisivi per vittoria e qualificazione.

Altro successo, altri tre punti e qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League comodamente raggiunta. L'Inter non ha avuto particolari difficoltà ad ottenere la decima vittoria consecutiva stagionale, diventando la prima squadra italiana a qualificarsi al turno successivo tra quelle presenti in tutte le competizioni.

Dieci vittorie, ma dieci sono anche i punti ottenuti in quattro gare nel Gruppo H e i successi di fila in trasferta in stagione, miglior striscia nella storia nerazzurra. E dieci, come il voto che si merita quest'Inter per lo stato di forma straordinario che la sta rendendo una schiacciasassi a livello nazionale e continentale.

L'ostacolo questa volta era il Partizan, squadra che si era dimostrata ostica nella gara giocata a San Siro due settimane fa. In quella circostanza aveva deciso un'inzuccata di Palacio a pochi minuti dallo scadere, e anche questa volta l'argentino è risultato fondamentale ai fini del risultato, sbloccando le marcature in apertura di ripresa, e poi siglando il suo quinto goal nelle ultime cinque uscite dei nerazzurri con la firma sul raddoppio.

L'ex genoano però è stato inserito a gara in corso solamente all'intervallo, dopo un primo tempo nel quale l'Inter, consapevole che un punto sarebbe bastato a portare a casa la qualificazione, aveva giocato in maniera molto conservativa e con un unico riferimento offensivo, Livaja, sempre titolare nelle gare del girone di Europa League.

LA PARTITA | PARTIZAN-INTER 1-3

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

PARTIZAN
14
7
51%
3
2
2

INTER
12
8
49%
2
2
4

Nei primi quarantacinque minuti il croato sostanzialmente faceva reparto da solo, perché Stramaccioni aveva schierato in campo la squadra con un insolito 4-5-1, dando spazio a molti uomini freschi che non erano stati impegnati nel trionfo contro la Juventus.

Oltre all'atteggiamento tattico tutt'altro che spregiudicato, anche la prova dei giocatori era in linea con la filosofia del 'massimo risultato col minimo sforzo', quella secondo cui anche il pareggio sarebbe stato accolto più che volentieri, visto che sarebbe bastato a superare il turno.

E allora l'Inter del primo tempo di ieri è stata una squadra tranquilla, molto pacata, che fraseggiava continuamente e giocava un calcio di possesso, senza necessariamente verticalizzare per andare alla ricerca sfrenata del goal.

Questo non significa che i nerazzurri siano stati rinunciatari, anzi: si sono registrate diverse azioni pericolose che avrebbero potuto portare alla rete dell'1-0, soprattutto conclusioni da fuori che hanno impegnato il portiere avversario Petrovic in più di un caso.

Dei numeri uno (dovremmo dire dodici nel caso di Petrovic, che sostituiva il titolare Stojkovic, infortunatosi alla spalla) delle due squadre, però, quello più chiamato in causa è stato Handanovic, che ha sventato due colpi di testa di Ivanov in successione su palla inattiva con due parate a dir poco prodigiose.

Le occasioni subite sono servite da campanello d'allarme, così Stramaccioni tra primo e secondo tempo ha giocato all'attacco con l'ingresso in campo di Palacio per Nagatomo, spostando Livaja sull'ala sinistra e posizionando l'argentino da punta centrale, in uno schieramento più offensivo.

Palacio ha rotto la partita a metà: Guarin è stato devastante
Le cose sono andate subito per il meglio, con Palacio che è finito sul tabellino dei marcatori già cinque minuti dopo il suo ingresso, complice una furbata di Guarìn che ha approfittato di un'incomprensione tra due giocatori avversari.

E da lì in poi, è diventato tutto molto più semplice: il Partizan è stato costretto a sbilanciarsi per cercare disperatamente il goal, e per l'Inter si sono aperte le praterie in contropiede. Palacio, perfetto per questo tipo di situazioni, è stato bravo a sfruttare al meglio l'occasione per il secondo goal, ma in realtà avrebbe potuto fare ben poco se non ci fosse stato Guarìn, che ha risposto con una prova sontuosa alla chance di un posto da titolare.

Per il colombiano due assist, un goal, tanti inserimenti, qualità, muscolatura, tiri dalla distanza. Il Guaro non vuole essere parte marginale dell'Inter che vince, e lo ha già ampiamente dimostrato molte volte, ma ieri ha voluto ricordarlo ancora.

Anche altri hanno provato a mettersi in mostra per guadagnarsi una maglia in vista delle gare future, come Pereira e Silvestre: il primo ha corso come un forsennato per tutta la fascia sinistra ed è stato largamente positivo per l'intera durata della gara, il secondo, invece, ha riscattato la prova horror offerta proprio contro il Partizan in quel di San Siro con una prestazione solida.

Così, con calciatori stimolati a mille e umore nello spogliatoio alle stelle, l'Inter ha onorato al massimo l'impegno europeo senza sottovalutarne l'importanza, come aveva già fatto intendere Stramaccioni nel finale di gara, quando il tecnico romano s'era indispettito per l'atteggiamento un po' troppo leggero dei suoi a risultato ampiamente acquisito.

Ma è giusto così, è questa l'Inter che piace, quella che sa quando giocare con la testa, contendendosi, ma vincendo comunque.

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