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Di quella squadra che nel 2010 ha vinto tutto, sono rimasti in pochi, ma non è cambiata la spina dorsale: Samuel-Cambiasso-Milito.

Sognare non costa nulla, soprattutto dopo una vittoria come quella dello Juventus Stadium, coronamento di un momento in cui tutto gira per il meglio, la squadra cresce e con lei le vittorie, nove consecutive e nove in trasferta.

Nove come il voto che si merita finora questa rosa e il suo allenatore, quell'Andrea Stramaccioni arrivato poco più di sette mesi fa, circondato da curiosità e scetticismo, e che ora sembra aver convinto tutti. Dopo la vittoria nel derby in 10 contro 11 si sono intensificati i paragoni con Mourinho e il trionfo contro la Juventus ha nuovamente fatto scattare la similitudine tra i due.

Mentre Moratti ha dribblato l'accostamento, Milito ha sottolineato come entrambi sappiano tirare fuori il meglio dai propri giocatori. Metodologie e approcci diversi, ma identico risultato. Anzi, Strama vincendo a Torino è riuscito dove lo Special One aveva sempre fallito. Se stiamo al gioco di paragonare Strama e Mou, allora non ci resta che analizzare quali siano le similitudini tra questa Inter e quella che nel 2010 vinse il Triplete. E anche vedere cosa le manca.

SIMILITUDINI

STESSA SPINA DORSALE

Di quella squadra che nel 2010 ha vinto tutto, sono rimasti in pochi, ma non è cambiata la spina dorsale: Samuel-Cambiasso-Milito. Il difensore argentino è troppo importante in questa Inter e la sua assenza per circa tre settimane è davvero pesante. Ci ha messo un po' a entrare in forma, due anni in più sulle spalle quando superi la trentina si fanno sentire, la squadra a inizio stagione ha ballato dietro anche per le sue amnesie, ma quando è tornato il solito muro le cose sono migliorate e le vittorie hanno cominciato a fioccare. Cambiasso, dopo due stagioni buie, è rinato con Stramaccioni e sta vivendo una seconda giovinezza. Sempre al posto giusto, bravo a coprire e a inserirsi con i tempi giusti, eredità di quando a inizio carriera giocava trequartista, il centrocampista argentino è il vero allenatore in campo, l'abito buono per tutte le stagioni. E come ai tempi di Mou, anche Stramaccioni per necessità lo impiega come difensore centrale. Il Principe, invece, è stato l'uomo copertina dell'Inter del 2010, con il gol scudetto a Siena, quello che ha regalato la Coppa Italia contro la Roma e la doppietta che ha steso il Bayern a Madrid. E anche in questo nuovo corso si sta proponendo come grande protagonista. Gol e prestazioni maiuscole sono il suo biglietto da visita: lo scalpo juventino l'ennesimo (e ultimo) della sua collezione.

POCO TURNOVER

Come Mourinho, anche Stramaccioni non ama cambiare troppo e il poco di turnover che attua se lo concede solo in Europa League. Se l'Inter del Triplete era partita con il 4-3-1-2 per trovare la definitiva quadratura a gennaio con l'arrivo di Pandev e il passaggio al 4-2-3-1, questa Inter ha cominciato con la difesa a quattro, ma ha cominciato a vincere con continuità quando si è messa a tre dietro. Due squadre camaleontiche, che sanno cambiare in corsa e adattarsi a chi si trovano di fronte.

RIPARTENZE MICIDIALI

L'attenzione per la fase difensiva è una caratteristica che accomuna le due squadre. L'idea comune è che per vincere la cosa più importante è non far segnare l'avversario. Poi con davanti, prima Sneijder, Milito ed Eto'o, ora Palacio, Cassano e lo stesso Milito, il gol prima o poi arriva. Chiudersi bene e con ordine e ripartire negli spazi: è questo l'atteggiamento con cui le due squadre si esprimono al meglio.

MAMMA CHE FAME

E' alla base di ogni vittoria, lo stesso Conte ha catechizzato i suoi facendogli notare che l'Inter di sabato sera aveva mostrato in campo più fame. Insaziabile l'Inter del Triplete, come un leone che non mangia da mesi, anche questa Inter 2.0 sta dimostrando che l'appetito vien mangiando e dopo ogni vittoria lo stomaco si fa sempre più esigente. Come nella rosa del 2010 i soli Eto'o e Thiago Motta avevano alzato al cielo la Champions League, anche in quella attuale c'è gente che ha vinto poco o nulla: è il caso, tra gli altri di Palacio, Ranocchia, Nagatomo, Gargano e Juan Jesus. La fame non manca e gente come Zanetti, Cambiasso e Milito stanno dimostrando di non avere ancora la pancia piena.

COSA MANCA

PIENA CONSAPEVOLEZZA

Nel 2010 Zanetti e compagni venivano dalla vittoria di tre scudetti consecutivi e varie coppe e coppette nazionali. L'abitudine a vincere era ormai radicata, mancava solo il grande salto in Europa e per questo motivo Moratti aveva chiamato lo Special One, che al secondo tentativo ha riportato nella bacheca nerazzurra la coppa più prestigiosa che mancava da 44 anni. L'Inter attuale, invece, nasce dalle ceneri di una squadra che la stagione passata ha toccato il fondo e già a questo punto del campionato era fuori da qualsiasi discorso scudetto.

IL VERO WES

Se con Mourinho era stato il perfetto ago della bilancia, fantastico raccordo tra centrocampo e attacco, uomo davvero insostituibile, sono ormai un paio di stagioni che, senza di lui, i nerazzurri mettono insieme filotti di vittorie (l'anno scorso Ranieri, ora Stramaccioni). Wesley Sneijder è attualmente più un problema che una risorsa, con lui in campo, a parte in sporadiche occasioni, la squadra ha sofferto senza offrire prestazioni convincenti. Da quando è uscito anzitempo contro il Chievo, la squadra ha cominciato a volare e capiamo perché Strama non abbia poi così troppa fretta di recuperarlo. A lungo andare, però, per l'ulteriore salto di qualità, ci vuole il Wes del 2010, quello che mandava in gol in compagni e che all'occorrenza toglieva lui le castagne dal fuoco. Solo così, il sogno chiamato scudetto può diventare realtà...

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