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Il Milan, non certamente guarito, è apparso in convalescenza. Sta migliorando nella forma dei singoli, che contribuiscono ad elevare il livello qualitativo delle performance.

Ai ragazzi di Allegri non si può rimproverare granché, la partita l'hanno fatta, non hanno lesinato grinta e orgoglio, le opportunità neanche. E' mancato un pizzico di fortuna, quello sì – il Malaga un tiro un goal, il loro portiere ha fatto almeno due parate da fenomeno – ma non si può giustificare tutto col fato avverso, anche perché gli spagnoli sono sembrati tutt'altro che irresistibili.


Tutto sembra demandato alla vitalità di Bojan o El Shaarawy
Il Milan, sebbene non certamente guarito, è almeno apparso in convalescenza. Sta migliorando nella forma dei singoli, che contribuiscono ad elevare il livello qualitativo delle performance, sebbene fatichino ancora enormemente a muoversi da squadra. La sensazione, infatti, è che tutto sia demandato alla vitalità di Bojan o El Shaarawy, nell'attesa che Pato provi quanto meno a farsi vedere e Robinho recuperi un minimo di condizione.

Intendiamoci, non è fondamentale avere degli schemi – sono molte le squadre che ci rinunciano e demandano la fase offensiva al genio di pochi eletti là davanti – ma di certo aiuterebbe in situazioni di scarsa vena degli attaccanti o quando quelli che hai, anche in forma, non sono in grado di fare la differenza. Insomma, un conto è avere là davanti un Milito o un Cavani, un altro questo Pato e l'intristito Pazzini che rischia di fare la muffa in panchina. Contro il Chievo, può anche bastare, e pure avanzare, ma in Champions è un'altra cosa.

Ora la speranza è che nel tempo che ci separa dalle gare decisive con Zenit e Anderlecht, gli attaccanti rossoneri ripassino il manuale del centravanti modello e magari pure generoso, quello che si sbatte, si fa vedere in appoggio, dialoghi con i compagni, crei loro gli spazi e magari, davanti la porta, sbagli il meno possibile. Come El Shaarawy ad esempio (ma non può essere sempre e solo lui) o Bojan (che però sembra aver smarrito l'istinto del bomber sottoporta). O, se volete, come il “vecchio” Pato...

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