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Il caso tra l'allenatore boemo e i due giocatori che hanno fatto bene con la maglia azzurra avrebbe dovuto essere gestito in maniera diversa dalla società.

La Roma ha due fuoriclasse (Totti e De Rossi), uno che ha le stigmate per diventarlo (Osvaldo) e tanti giovani interessanti che a tendere aspirano ad esserlo. “Datemi Tachtsidis e vi ridarò un campione” disse il profeta durante il calciomercato estivo. D’altronde, Zeman è conosciuto per fare miracoli coi ragazzini, Immobile e Insigne sono solo gli ultimi due di una lunga lista, alla quale potrebbero presto unirsi Destro e Lamela, tanto per fare due esempi più recenti.

Dunque, la Roma ha ancora tutto per assurgere al ruolo di sorpresa del campionato che alla vigilia le era stato pronosticato: ha l’esperienza in panchina (e una sana sfacciataggine che le toglie freni inibitori), la classe in campo (non solo Totti), gente navigata alla dirigenza (che dovrebbe essere in grado di gestire i momenti difficili). Ecco, appunto, le grandi squadre a volte si fanno anche grazie ai fuoriclasse della scrivania, quelli che nei momenti delicati hanno la parola giusta, gestiscono sagacemente le criticità, mediano tra le parti.


Riscatto azzurro: De Rossi ed Osvaldo a segno in Nazionale
Alla Roma di oggi, tra tutto, è mancato più questo che la giocata del campione, ha fatto più danni questa lacuna, che un’uscita incerta di Stekelenburg, ha fatto più danni questo del ritardo dei goal di Destro. Ed è veramente strano, perché questo è proprio il lavoro per il quale era stato ingaggiato Baldini che, in assenza di una proprietà impegnata in altri affari e poco avvezza a quelli calcistici, gli aveva demandato in toto la gestione operativa e il coordinamento economico-sportivo.

E qui si torna ai casi De Rossi-Osvaldo: diciamolo chiaramente, peggio di così era difficile gestirli. Dal punto di vista tecnico-tattico, Zeman può anche avere le sue convinzioni – con le quali per inciso non concordiamo - ma non si è capita la strategia mediatica di tutta la vicenda. A naso, diremmo che in realtà non ce n’era una. E, in tutta sincerità, ci sembra che la bomba sarebbe detonata molto più forte se non fosse stato per la ragionevolezza dei due giocatori che, pur incalzati, non si sono lasciati andare nelle interviste in Nazionale. De Rossi se l’è proprio svignata, mentre Osvaldo ha replicato solo per il minimo sindacale (“Mi si può dire tutto, ma non che non m’impegni, io do sempre tutto”).

Sono cose di spogliatoio, si dice di solito in questi casi. Zeman, invece, mette tutto in piazza. La società, però, dov’è? Si può rischiare di perdere due giocatori come De Rossi e Osvaldo per ripicche infantili, difetti (o eccessi) di comunicazione o semplicemente per orgoglio esagerato? No, di certo. Al rientro della Nazionale, facciamo una cosa, la dirigenza convochi una riunione: tutti attorno a un tavolo, ‘na bella camomilla e si ragiona. L’autolesionismo giallorosso è storicamente conosciuto, ma è ora di dare una svolta: ragion di stato, logica di business, pragmatismo statunitense o, se volete, possiamo anche buttarla sul romantico - “Roma, nun fa la stupida stasera, damme una mano a faie dì de sì…” - ma la situazione va risolta in fretta, prima che gli avvoltoi francesi, inglesi o torinesi comincino a volteggiare su Trigoria.

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