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L'avvio di stagione dell'Inter è stato fatto di alti e bassi, ma la squadra nerazzurra sembra aver ingranato. Stramaccioni è vicino alla quadratura del cerchio.

“Strama” ha detto no: somiglia molto ad uno slogan pubblicitario, in realtà non c’è nulla di fantasioso. Il tecnico romano, in questi mesi di lavoro ad Appiano Gentile, è stato più volte criticato da giornalisti, ed ancor più da ex colleghi ora commentatori, per aver trasmesso all’Inter un atteggiamento da provinciale. A partire da Emiliano Mondonico, che dopo la vittoria esterna dei nerazzurri a Torino ha criticato aspramente l’Inter per il tipo di gioco dimostrato, facendo trasparire più la partigianeria dell’ex che la serenità di giudizio del cronista.

Si è vero, contro il Toro l’Inter ha marcato i due goal negli unici due tiri diretti verso la porta di Gillet, mostrando una buona compattezza a centrocampo e una difesa buona anche se, ad onor del vero, ancora da rivedere. Emblematica in tal senso l’occasione di Bianchi, con Handanovic piu' bravo che fortunato, in una situazione che avrebbe potuto portare al pareggio, e senza scandalo, la squadra granata. Inter brava e fortunata, ma nel calcio è risaputo che gli episodi fanno molte volte la differenza.

L'AVVIO DELL'INTER DI STRAMA
15 I punti conquistati (su 21)
8 Goal segnati in trasferta
0 Goal subiti in trasferta
0 I pareggi in 7 giornate
2.14 Media punti/partita
E allora cosa c’è di male nell’impostare un gioco difensivo, a maggior ragione se la squadra è in vantaggio? In Italia siamo sempre stati maestri del “catenaccio”, e quasi tutte le più grandi imprese di squadre italiane in campionato (Juventus docet) ed in Europa derivano da una innata e congeniale strategia difensiva di base.

Ad esempio come dimenticare la storica impresa al Camp Nou da parte della squadra nerazzurra: in panchina c’era un certo Josè Mourinho, uno che a dir la verità ha sempre fatto a pugni con i giornalisti, ma nessuno quella sera si permise di definire provinciale il gioco impostato dal portoghese di Setubal.

Eppure l’Inter resistette in 10 per ben 60’ all’assedio di giocatori come Messi, Ibrahimovic, Pedro, Xavi, Pique e Dani Alves. Un’occasione dopo l’altra, ma il muro eretto da Mourinho alla fine non mostrò crepe e riuscì a portare a casa uno dei risultati più importanti nella storia del club di via Durini. Ed alla fine i commenti furono esaltanti e quella tattica difensiva fu tuttalpiù elevata a cinismo vincente.

E’ abbastanza palese che Andrea Stramaccioni si ispiri molto a Mourinho. Lo si vede da come si agita nell’area tecnica a bordo campo, dai toni delle conferenze stampa, dal modo con cui interagisce con i campioni presenti nello spogliatoio, persino dal taglio e colore degli abiti, ma soprattutto per come si porge ai tifosi: quell’esultanza nel derby non è stata casuale ed era un modo per far capire a tutti gli interisti che l’Inter c’è, è ben viva, e Juve e Napoli debbono iniziare a preoccuparsi.

15 punti conquistati su 21 disponibili, 8 goal segnati (0 subiti) in trasferta e una media di 2,14 punti a partita. La stessa, per dire, che alla fine consentì alla Juventus di vincere lo scudetto nella passata stagione. Numeri non male per un allenatore alla prima esperienza da professionista, bersagliato da accuse di provincialismo.

Quell’allenatore inesperto, però, è riuscito laddove Benitez, Gasperini e Ranieri hanno deluso: ha dato un’anima combattente a questa Inter, un sistema di gioco concreto in cui riconoscersi al fine di raggiungere, lo sperano i tifosi nerazzurri, un obiettivo prestigioso. In mezzo ci sono state tante difficoltà, dalle sconfitte con Parma e Lazio della scorsa stagione al tabù San Siro di quest’anno, sfatato poi contro la Fiorentina. E probabilmente altre difficili prove dovranno essere superate.


E' un'Inter senza mezze misure: nessun pareggio in campionato
Dall’altra lato della medaglia, però, ci sono ben due derby vinti, una media scudetto in trasferta, la rinascita di Cassano e la consapevolezza di essere ad un ‘Paulinho’ di distanza dalla quadratura del cerchio. Non male per un neofita alla prima esperienza da professionista e per di più al cospetto della “Scala” del calcio italiano.

Il tecnico romano ha sicuramente dalla sua il vantaggio di essere stato scelto da Moratti in persona e di essere un suo “pupillo”: ma non per questo la stampa scritta e parlata ha il diritto di farlo apparire in pubblico come un raccomandato, uno che non ha fatto abbastanza gavetta e che non ha la personalità adatta al ruolo che ricopre.

No, no e poi no. Allenatori più navigati di lui hanno fallito su quella panchina non arrivando nemmeno a mangiare il panettone, mentre lui è partito col piede giusto. E questo non deve essere un punto d’arrivo, perchè per diventare a Milano il nuovo Mancini o il nuovo Mourinho serve alzare tanti trofei, e non sarà facile.

Ma l’Inter deve ringraziare il ‘provinciale’ Stramaccioni se, in fondo, l’anno zero non è stato al momento così doloroso. E questo Moratti lo sa molto bene; anzi, “bene bene”.

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